“Piano parallelo”, dalla maggioranza un invito a fare quadrato attorno alle istituzioni

da | 16 Feb 2026

Consiglio Grande e Generale, sessione 16,17,18,19,20 febbraio 2026

Lunedì 16 febbraio 2026, pomeriggio

I lavori pomeridiani del Consiglio Grande e Generale sono ripartiti dal dibattito sulle indagini giudiziarie legate al tentato acquisto della quota di maggioranza di Banca di San Marino da parte della società bulgara Starcom Holding e sui più recenti sviluppi emersi dal comunicato del dirigente del Tribunale del 6 febbraio. Il confronto si è concentrato sul cosiddetto “piano parallelo” evocato dalla magistratura e sulle implicazioni istituzionali e politiche della vicenda.

Ad aprire il comma è stato il Segretario di Stato Stefano Canti, che ha parlato di “un’azione mediatica internazionale volta a promuovere interessi privati” e di una vicenda che “ha assunto un profilo istituzionale e politico”. Canti ha ribadito che le misure cautelari e i sequestri sono stati confermati nei diversi gradi di giudizio e che “non vi è stata alcuna sottrazione arbitraria”. Ha quindi denunciato una “campagna mediatica diffamatoria” volta a minare la credibilità del Paese e ha invitato l’aula a rispondere “con trasparenza, coerenza e compattezza”, sottolineando che “difendere il Paese non è uno slogan, è un dovere”.

Dai banchi della maggioranza, William Casali (Pdcs) ha chiesto “un’importante compattezza di tutto l’arco parlamentare” di fronte a un fatto “di elevata gravità che coinvolge gli interessi dello Stato”, parlando di “atto inaccettabile” nel mettere in discussione un accordo internazionale e invitando a “lasciare da parte le strumentalizzazioni politiche”. Giulia Muratori (Libera) ha ricostruito i passaggi che hanno portato alle indagini per “ipotesi di reato gravissime” e ha avvertito che, se confermato, il piano parallelo rappresenterebbe “un grave tentativo di interferenza istituzionale”. Ha richiamato la necessità di rafforzare prevenzione e vigilanza, ribadendo “fiducia nel tribunale” e l’importanza del percorso di associazione all’Ue. Più critico Matteo Casali (Rf), che ha denunciato una “carenza di trasparenza e di informazione alle istituzioni” e ha parlato di “asimmetria informativa”. Pur dichiarando che Rf è “contro ogni attacco al Paese”, ha messo in guardia dal rischio di “cliché di commistione fra piano giudiziario e politico” usati per “far tacere voci scomode”. Carlotta Andruccioli (D-ML) ha invitato a non “guardare il dito e non la luna”, ripercorrendo le scelte normative del 2025 e chiedendo maggiore condivisione delle informazioni: “Non potete chiederci di fare squadra se non c’è volontà di trasparenza”.

Gian Nicola Berti (Ar) ha parlato di un attacco che “colpisce il cuore della nostra democrazia”, definendo il metodo utilizzato “palesemente mafioso” e invitando a “fare quadrato” per difendere istituzioni e libertà. Massimo Andrea Ugolini (Pdcs) ha ricordato che i reati ipotizzati sono tra i più gravi del codice penale e ha chiesto di “stringerci attorno alla magistratura e alla Banca Centrale” contro “minacce velate” che incidono su un dossier strategico come l’associazione europea. Michele Muratori (Libera) ha sottolineato che “nessuna controversia privata può giustificare iniziative dirette a incrinare la credibilità internazionale della Repubblica”, ribadendo la centralità della separazione dei poteri. Il Segretario Alessandro Bevitori ha parlato della “vicenda più delicata della legislatura”, assicurando che “le istituzioni hanno funzionato” e definendo il piano parallelo “un ricatto alle istituzioni”. Ha escluso danni patrimoniali e lanciato un messaggio di tranquillità ai cittadini. Dall’opposizione, Enrico Carattori (Rf) ha respinto la narrazione della maggioranza, parlando di “favole” e chiedendo chiarimenti su eventuali interlocuzioni politiche, domandando se vi sia davvero “un colpo di Stato in atto”.

Il Segretario Marco Gatti ha definito “fantasiosa” la ricostruzione dell’opposizione, ricordando che la rimozione del vincolo del 51% rispondeva a richieste del Fondo Monetario e negando contatti con i soggetti bulgari: “Non li conosco”. Sandra Stacchini (Pdcs) ha difeso l’eliminazione del vincolo come scelta “assolutamente non anacronistica” e ha invitato a “fare quadrato politico” a difesa dello Stato. Il Segretario Matteo Ciacci ha espresso preoccupazione per la stabilità della banca, denunciando la campagna di deligittimazione mediatica in corso e proponendo una “cabina di regia che metta in contatto costante Tribunale, Banca Centrale, Agenzia di informazione finanziaria e governo; non è possibile – ha detto – che la tutela del segreto istruttorio impedisca un dialogo necessario tra gli organismi di vertice per salvaguardare il sistema finanziario”. Miriam Farinelli (Rf) ha espresso timore per il percorso europeo: “Sarebbe terribile vedere arenato questo progetto proprio ora che siamo alle battute finali”, paventando il rischio di “una posizione contraria della Bulgaria”. Il Segretario di Stato Luca Beccari ha difeso l’operato delle istituzioni, ricordando che il tribunale “non prende iniziative autonome per puro arbitrio” ma interviene nell’ambito di una “rigorosa procedura”. Ha respinto l’idea di un Paese dalle “regole farlocche” e ha avvertito che il piano parallelo “sembra essere una vera e propria organizzazione di uomini e mezzi atti a creare pressione e danno al nostro Stato”. “Siamo credibili solo se manteniamo la barra dritta”, ha affermato, respingendo “ogni illazione” sul proprio ruolo.

Critico Gaetano Troina (D-ML), che ha parlato di spiegazioni “onestamente assurde” del Governo e ha chiesto: “Chi li ha portati questi investitori?”. Contestate il tempismo delle modifiche normative sulle fondazioni bancarie e il diverso atteggiamento del governo nel tempo: “Quando chiedevamo chiarimenti ci veniva detto che era una questione privata, ora emergono reati gravissimi e ci chiedete di fare fronte comune”. Pur ribadendo “fiducia nel tribunale”, ha invitato l’esecutivo a “scendere dal piedistallo” e a spiegare con chiarezza quanto accaduto, chiedendo anche rassicurazioni ufficiali per i correntisti della banca.  Silvia Cecchetti (PSD) rivendica la correttezza dell’operato della magistratura e afferma che il Tribunale va difeso, soprattutto in una fase in cui – a suo avviso – vi sarebbe stato un tentativo di colpire San Marino proprio nel momento più delicato del percorso di associazione con l’Unione Europea. Anche Oscar Mina (PDCS) richiama l’Aula alla prudenza istituzionale e alla responsabilità, parlando di fondamenti costituzionali in gioco e sostenendo che la stabilità è un bene comune da preservare senza amplificazioni o strumentalizzazioni. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini richiama l’Aula al rispetto del riserbo istruttorio. Ricorda che la relazione del Segretario alla Giustizia chiarisce come la vicenda sia ancora oggetto di indagini e si chiede “per quale ragione, pur comprendendo la legittima preoccupazione, si sia deciso di portare un dibattito all’interno della massima istituzione consiliare” quando gli accertamenti sono in corso. Inoltre, aggiunge rispondendo alle opposizioni, “non condivido la strumentalizzazione di una vicenda che riguarda ipotesi di reato riferite a soggetti privati e non alle istituzioni”. Il Segretario di Stato Federico Pedini Amati cita il passaggio del comunicato del dirigente del Tribunale sulla “falsa rappresentazione della Repubblica di San Marino come un microstato non compiutamente democratico né affidabile quanto all’effettivo rispetto della rule of law”. “Quello che non avrei mai voluto sentire nel 2026 – aggiunge – è l’ennesimo scandalo legato alla vendita di una banca. Sarò sempre dalla parte della difesa della Repubblica di San Marino rispetto al piano parallelo, ma ritengo che sia stato assunto un rischio che non doveva essere assunto e che ci ha condotti in questa situazione”.

“Inserire un punto all’ordine del giorno del Consiglio senza che vi sia una base informativa condivisa mi pare una scelta incomprensibile” è il commento di Andrea Menicucci (RF). Michela Pelliccioni (indipendente) sostiene che non si tratti di “qualcosa di già visto”, perché oggi la Repubblica è in una fase “epocale e delicatissima”. Secondo Pelliccioni, se vi sono stati tentativi di generare panico tra i correntisti o di delegittimare il Paese all’estero, la politica deve “fare quadrato” per non compromettere l’accordo con l’Unione Europea. Fiducia al Tribunale, dunque, ma anche responsabilità politica, perché “il treno europeo lo abbiamo già perso una volta” e oggi non ci sono tempi supplementari. Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi precisa che “non vi sono politici sottoposti a indagine” e invita l’Aula a scegliere “dove vogliamo stare”, chiarendo che il Governo sta dalla parte delle istituzioni e del Tribunale e respinge l’idea che San Marino non sia uno Stato di diritto. Allo stesso tempo ammette la necessità di rafforzare gli strumenti di valutazione degli investitori e ribadisce una linea netta: “lo Stato non tratta” con chi è coinvolto in contestazioni penali, mentre si lavora a potenziare controlli e collaborazione istituzionale anche in vista dell’accordo europeo. Alice Mina (PDCS) richiama le parole pronunciate dall’ex ministro irlandese Dick Roche, definendolo “di una gravità inaudita” e inaccettabili per un Paese che da anni lavora su trasparenza e antiriciclaggio. Sostiene che la reputazione della Repubblica “non è oggetto di trattativa” e che l’accordo di associazione non può diventare merce di scambio. Chiede inoltre chiarezza sul riferimento generico a “personaggi politici” contenuto nel comunicato del Tribunale: se vi sono responsabilità devono essere circoscritte e provate, altrimenti va esclusa ogni ombra sull’intera classe politica. Alessandro Scarano (PDCS) si muove sulla stessa linea e parla di “attacco frontale” alla sovranità della Repubblica. Sottolinea che le istituzioni hanno reagito prontamente, ma ammette che sarebbe servita maggiore tempestività nell’analisi e nella risposta politica a operazioni sistemiche di questo tipo. Emanuele Santi (Rete) definisce “debolissima” la relazione del Segretario Canti e afferma che non basta il richiamo a “fare squadra” se nel comunicato si parla di un piano eversivo con il coinvolgimento di “personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari”.  Rivendica che Rete aveva espresso dubbi già in Commissione Finanze sulla vendita della Banca di San Marino, ricordando che si andava verso l’Europa e che l’istituto avrebbe potuto acquisire maggior valore. Si chiede perché vi fosse tanta fretta e richiama le perplessità sull’investitore bulgaro. Chiede chiarimenti su tangenti, consulenze da 500.000 euro e verifiche sui capitali versati, domandando se Banca Centrale fosse a conoscenza di tutto. Annuncia infine la proposta di istituire una Commissione d’inchiesta.

Alle 19.30 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno alle 21.00. 

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 2: Riferimento del Congresso di Stato in merito alle azioni poste in essere in seguito alle notizie di reato diramate dal Dirigente del Tribunale con la Sua nota datata 6 febbraio 2026

Segretario di Stato Stefano Canti: Da alcuni giorni è in atto un’azione mediatica internazionale volta a promuovere gli interessi privati del gruppo Starcom in relazione alla cessione della partecipazione di maggioranza della Banca di San Marino da parte di Ente Cassa di Faetano. Pur nel rispetto del necessario riserbo istruttorio, ritengo doveroso ricostruire i passaggi salienti della vicenda. Il dirigente del tribunale, già il 25 ottobre scorso, aveva comunicato l’avvio di indagini a seguito di una notizia di reato trasmessa dall’Agenzia di informazione finanziaria. Alla luce delle imputazioni per amministrazione infedele, corruzione privata e riciclaggio sono state disposte misure cautelari personali e sequestri probatori e preventivi, tutti confermati nei successivi gradi di giudizio. Con ulteriore comunicato del 6 febbraio è stato reso noto che, nel corso delle indagini, sono emersi fatti ancora più gravi: la programmazione e realizzazione di un cosiddetto “piano parallelo” volto a offrire all’esterno una falsa rappresentazione della Repubblica di San Marino come Stato non compiutamente democratico né affidabile quanto al rispetto dello stato di diritto, al fine di esercitare pressioni sulle istituzioni e condizionare anche il percorso di associazione con l’Unione europea. Per tali condotte sono state formulate nuove imputazioni per attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica, contro la libertà dei poteri pubblici e per minaccia all’autorità, con conseguenti ulteriori misure cautelari e provvedimenti di perquisizione e sequestro, ritenuti indispensabili per garantire la genuinità del quadro probatorio e prevenire l’aggravarsi delle conseguenze dei reati. È evidente che la vicenda ha assunto un profilo istituzionale e politico: non si tratta più soltanto di contestazioni a singoli che esercitano il loro diritto di difesa, ma di un disegno più ampio di pressione e delegittimazione delle istituzioni, volto a minare la credibilità internazionale della Repubblica e la sua libertà perpetua. Il nostro ordinamento garantisce plurimi strumenti di verifica della legittimità dei provvedimenti cautelari: dopo il giudice inquirente vi è il vaglio del giudice del riesame, quindi il giudice di appello e il giudice di terza istanza. I sequestri sono stati convalidati e confermati nei diversi gradi e i ricorsi sono stati regolarmente presentati. Le somme oggetto di sequestro, trasferite alla Banca Centrale ai sensi della legge vigente, sono depositate su conto dedicato intestato al tribunale e restano nella titolarità del soggetto interessato fino all’esito degli accertamenti; qualora emergesse la regolarità dei fondi, torneranno nella sua disponibilità. Non vi è stata alcuna sottrazione arbitraria. A fronte della mancata restituzione delle somme, è stata avviata una campagna mediatica diffamatoria, in particolare attraverso il sito Eualive.net e il giornalista bulgaro Georgi Gotev, con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica e il consenso dei Paesi membri sull’accordo di associazione con l’Unione europea. Anche la partecipazione a Bruxelles di una professionista sammarinese è stata strumentalizzata in questo disegno di pressione politica e mediatica. Sembra delinearsi un modus operandi già utilizzato in altre vicende, come nel caso della crisi di Euroins Romania. Di fronte a quella che appare una guerra asimmetrica, lo Stato continua a mantenere tutte le garanzie proprie dello stato di diritto, applicando le misure di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo secondo la normativa interna e le raccomandazioni internazionali, come riconosciuto anche nelle valutazioni di Moneyval. Il segreto istruttorio non serve a celare responsabilità, ma a consentire il sereno accertamento dei fatti. Alla magistratura spetta fare piena luce senza interferenze; alla politica spetta una strategia autonoma a difesa della Repubblica e della sua millenaria indipendenza. Non dobbiamo sostituire i processi politici a quelli giudiziari né trasferire sul tribunale la responsabilità del fallimento di una trattativa privata. La forza della nostra democrazia risiede nel rispetto delle istituzioni, nella solidità dello stato di diritto e nella capacità di restare uniti. A chi tenta di colpire il Paese con campagne mediatiche strumentali dobbiamo rispondere con trasparenza, coerenza e compattezza, con la fermezza serena di chi sa di essere dalla parte della verità e del diritto. Questo è il momento della responsabilità: difendere il Paese non è uno slogan, è un dovere che chiama ciascuno di noi.

William Casali (Pdcs): Mi aggancio alla parte finale dell’intervento del segretario Canti per sottolineare che in questa fase serve un’importante compattezza di tutto l’arco parlamentare, poiché siamo di fronte a un fatto di elevata gravità che coinvolge gli interessi dello Stato. Desidero anzitutto ricordare che l’istituto bancario coinvolto è il soggetto più estraneo a quanto accaduto e non presenta criticità, trattandosi di un’operazione strutturale a lungo termine che è stata rappresentata malamente all’esterno. In questa operazione ogni soggetto ha svolto le sue funzioni in autonomia: il cda dell’Ente Cassa ha cercato un partner, l’organo di vigilanza ha impiegato il tempo necessario per le verifiche vista l’importanza internazionale dei soggetti, e il tribunale è intervenuto in modo autonomo e responsabile laddove ha evidenziato delle criticità. È estremamente grave vedere un gruppo internazionale che attacca uno Stato sovrano raccontando fatti non veritieri, poiché il denaro messo sotto sequestro non è stato occultato ma messo in custodia secondo una procedura europea a disposizione dell’organo investigativo. Mettere in discussione un accordo internazionale di uno Stato sovrano all’interno della comunità internazionale è un atto inaccettabile che ha trasformato una dialettica privata in uno scenario controverso. In tutto questo, la nostra posizione deve essere la più equilibrata e condivisa possibile, cercando di lasciare da parte le strumentalizzazioni politiche e mantenendo il focus esclusivamente sulla difesa del nostro paese. Dobbiamo evitare di alimentare il conflitto interno e di mostrarlo fuori dai nostri confini, perché la mancanza di unità di intenti determinerebbe inevitabilmente una debolezza del paese di fronte a queste pressioni esterne. Tutto si sta gestendo all’interno di uno stato di diritto nel rispetto delle norme e dei soggetti coinvolti, e noi dobbiamo rimanere coesi negli intenti per proteggere la nostra Repubblica.

Giulia Muratori (Libera): Desidero intervenire su questo delicato comma partendo da una breve ricostruzione dei fatti riguardanti la proposta di acquisizione della quota di maggioranza della Banca di San Marino da parte della società Starcom Holding, una vicenda che ha visto la richiesta sottoposta alla Banca Centrale per le valutazioni di competenza e che, a seguito di segnalazioni dell’Agenzia di informazione finanziaria nell’ottobre 2025, ha portato l’autorità giudiziaria ad avviare accertamenti per ipotesi di reato gravissime come amministrazione infedele, corruzione privata e riciclaggio. Si è giunti all’adozione di misure cautelari e al sequestro delle somme depositate a titolo di cauzione, con il conseguente diniego dell’autorizzazione alla vendita da parte della Banca Centrale, ma nei giorni scorsi una nota del presidente del tribunale ha rivelato l’esistenza di un disegno ulteriore, un piano che coinvolgerebbe uomini d’affari, associazioni e personaggi politici volto a esercitare pressioni sulle istituzioni sammarinesi per condizionarne le decisioni e costruire all’esterno una rappresentazione dello Stato come non affidabile sul piano democratico, con possibili ripercussioni negative sul nostro percorso di associazione all’Unione Europea. Se questi elementi fossero confermati, non saremmo più di fronte a una mera controversia economica ma a un grave tentativo di interferenza istituzionale che incide sull’immagine internazionale del paese, e come Libera avevamo espresso fin dall’inizio preoccupazioni che si sono dimostrate fondate riguardo alla necessità di trasparenza su operazioni che coinvolgono istituti centrali per il nostro sistema sociale e finanziario. Non possiamo limitarci a confidare nella reazione degli anticorpi istituzionali quando il problema è già emerso, ma dobbiamo investire nella capacità di prevenzione e rafforzare i presidi affinché situazioni destabilizzanti vengano intercettate prima, richiamando quei valori e quell’intelligenza politica che dovrebbero guidare le scelte nei confronti dei privati. È necessario proseguire nel rafforzamento delle misure di vigilanza indicate anche dal Moneyval e dal Parlamento europeo, valutando strumenti specialistici di analisi e coordinamento tra le istituzioni dello Stato per monitorare rischi complessi in scenari internazionali in rapido cambiamento. Sosteniamo con forza la necessità di definire l’accordo sulla vigilanza con la Banca d’Italia previsto dal clarify addendum per togliere il sistema finanziario dal limbo e permettere alle nostre banche di cogliere le opportunità del mercato unico e dei finanziamenti interbancari della BCE a tassi competitivi. Ribadiamo la nostra fiducia nel tribunale e nella magistratura, certi che si andrà fino in fondo nell’accertamento dei fatti con la massima celerità possibile per restituire trasparenza e fiducia ai cittadini, pur consapevoli che il recente voto favorevole del Parlamento europeo sull’associazione richiede un intenso lavoro diplomatico per superare le perplessità e le astensioni di alcuni stati membri attraverso la rassicurazione sulla nostra affidabilità.

Matteo Casali (Rf): La vicenda di quello che ormai è diventato l’affair bulgaro relativo alla mancata cessione delle quote di Banca di San Marino alla Starcom Holding si presta a diverse considerazioni che vanno oltre la ricapitolazione di fatti di cronaca come l’improvvida conferenza di Bruxelles o il comunicato del dirigente del tribunale, fonti scarse a cui le istituzioni hanno dovuto attingere in un balletto sorretto da minacce e segreto istruttorio. Il primo dato eclatante è la carenza di trasparenza e di informazione alle istituzioni in un patto di lealtà politica che doveva essere ricercato fin dagli albori della vicenda, tanto che viene da chiedersi su cosa verta davvero il confronto e se l’incontro tra domanda e offerta nella cessione della banca abbia avuto una paternità partitica. Questa asimmetria informativa, con qualcuno che evidentemente già sapeva a fronte di una larga parte della classe politica tenuta all’oscuro, si è manifestata anche attraverso atteggiamenti minatori e l’improvviso sollevamento di una non meglio definita questione morale contro la Democrazia Cristiana nello scorso consiglio di dicembre. Oggi è legittimo chiedersi se quella questione morale riguardasse proprio il coinvolgimento del piano politico nella vicenda richiamato dal dirigente Canzio, e trovo inquietante che la morale venga usata non per fare chiarezza di fronte alla cittadinanza ma per guadagnare posizioni di vantaggio o esercitare ricatti basati sull’antico espediente del tu sai che io so. Pur registrando la gravità dei reati e delle minacce allo Stato paventate dal tribunale, mi chiedo se il comunicato pubblico fosse il mezzo più idoneo o se altre vie più opportune siano state battute senza successo a fronte di rappresentanti di governo indifferenti o sordi agli avvertimenti. La politica ha ora il dovere di riguadagnare credibilità accertando le proprie responsabilità con ogni strumento istituzionale, poiché se la denuncia del piano parallelo che coinvolge la politica è fondata, allora noi dobbiamo fare la nostra parte nei nostri ambiti che non sono quelli giudiziari. Repubblica Futura si schiera con forza contro ogni attacco al paese e contro il soddisfacimento di interessi privati posti a ricatto rispetto ai superiori interessi della Repubblica e al percorso di associazione all’Unione Europea, ma non intendiamo assecondare cliché di commistione fra piano giudiziario e politico allestiti per far tacere voci scomode, magari sostituendo semplicemente la vecchia parola d’ordine “cricca” con quella nuova di “piano parallelo”.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Penso che sarebbe veramente stolto affrontare il presente dibattito guardando il dito e non la luna, perché sarebbe come far finta che la vicenda sia partita solo dieci giorni fa con il comunicato del dirigente Canzio sul cosiddetto piano parallelo. Credo sia più corretto ripercorrere quanto è accaduto in maniera completa, partendo da gennaio 2025 quando nella legge sviluppo venne portato all’ultimo un emendamento dal governo per superare il vincolo del 51% per le fondazioni bancarie. Questo è stato il primo tassello della cessione e io mi chiedo chi abbia portato e votato quell’atto, avendo probabilmente già l’idea della vendita. Ad aprile 2025 arrivò la proposta di Starcom Holding e seguirono mesi di dubbi anche internamente alla maggioranza, mentre circolavano informazioni su possibili rapporti con la Varengold Bank. A fine settembre, una lettera del presidente dell’Ente Cassa di Faetano avvertiva che negare la cessione avrebbe messo in difficoltà la banca, aggiungendo che il CCR, la Segreteria Finanze e la Banca Centrale avevano espresso una posizione chiara e netta favorevole alla vendita. Solo a ottobre è arrivato lo stop motivato da criteri prudenziali di vigilanza, ma le spiegazioni ufficiali sono mancate mentre si susseguivano voci di arresti. La conferenza di Bruxelles del 5 febbraio ha poi segnato un punto di ritorsione, con critiche durissime alla Repubblica e al tribunale, seguita dalle accuse gravissime di attentato contro l’integrità della Repubblica riportate dal dirigente Canzio. Io sostengo che non possiamo nasconderci dietro la narrazione del solo nemico esterno perché, come la vicenda alberoniana ci insegna, al nemico qualcuno apre sempre le porte e c’è sempre un intermediario interno che tradisce. Siamo assolutamente compatti nel voler difendere la Repubblica, ma non potete chiederci di fare squadra se da parte vostra non c’è la volontà di condividere le informazioni e di essere trasparenti. Qualora vedremo questa volontà di condivisione, ci sarà la nostra massima collaborazione su tutti questi aspetti.

Gian Nicola Berti (Ar): Desidero innanzitutto ringraziare profondamente il segretario di Stato Canti per il riferimento puntuale e per l’esortazione che rivolge a quest’aula riguardo alla tutela necessaria del tribunale, che è stato il primo organo a essere messo sotto attacco in questa complessa vicenda. Credo fermamente che il dovere primario di tutte le forze politiche sia quello di fare fronte comune in un momento così delicato, in cui l’attacco verso la nostra Repubblica non proviene solo da una componente straniera o da un singolo uomo d’affari, ma colpisce il cuore della nostra democrazia. Dobbiamo capire bene in quale campo ci troviamo: quando si parla di libertà, il sostantivo sammarinese ha un significato profondo e diverso rispetto a certe narrazioni esterne che ci preoccupano per la nostra rule of law. Le accuse che ci arrivano hanno una connotazione palesemente mafiosa, basata su un metodo calunnioso e diffamatorio che mira a colpire le istituzioni sfruttando le nostre dicotomie interne e i legittimi scontri politici per tutelare interessi privati che vanno ben oltre i quindici milioni. Vi invito a riflettere seriamente su quale interesse potrebbe mai avere il tribunale nel sequestrare di propria iniziativa tali somme se non vi fossero imputazioni gravissime alla base; non siamo di fronte a un’istanza privata, ma a un intervento autonomo della magistratura confermato già da tre gradi di giudizio che ne hanno attestato la legittimità. Non vedo alcun interesse della politica o del governo nel subire questa gogna mediatica, così come non ne ha la banca coinvolta, dato che per legge i soldi sequestrati devono essere depositati presso la Banca Centrale per evitare le distorsioni del passato. Siamo di fronte a fatti di rilevanza penale estrema dove si tenta di delegittimare il tribunale, il governo e la Banca Centrale proprio mentre siamo impegnati nel vitale percorso di associazione europea. Il metodo mafioso è subdolo perché cerca i punti di contrapposizione in quest’aula per fare leva e mettere in difficoltà la Repubblica; noi non dobbiamo fare da cassa di risonanza a personaggi che non meritano San Marino né l’Europa. Il dirigente Canzio ha rivelato l’esistenza di un piano parallelo orchestrato da un gruppo di sodali per offrire una rappresentazione non democratica del nostro Stato, con l’obiettivo preciso di costringere le autorità a una trattativa illecita tramite indebite pressioni e minacce concrete. Questo riferimento a associazioni private e uomini d’affari è estremamente allarmante e richiede una seria riflessione politica. Riguardo al contesto bancario, l’allontanamento dalle fondazioni era un requisito europeo e, anche se la scelta del partner bulgaro si è rivelata pessima, essa nasceva dalla necessità reale di trovare soci di riferimento per la stabilità della Banca di San Marino. Come Alleanza Riformista dichiariamo la nostra totale estraneità, ma proprio per questo propongo al governo e a tutta l’aula di condividere i dati di contesto necessari a comprendere il problema, non per inquinare le indagini ma per evitare di scannarci su supposizioni e avere invece più forza nel difendere l’interesse dello Stato. Dobbiamo fare quadrato e dare una risposta di sistema per proteggere le nostre istituzioni e la nostra libertà perpetua.

Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Io spero vivamente che si possa accogliere l’auspicio di fare quadrato come aula consiliare e come istituzione di fronte al comunicato rilasciato dal dirigente del tribunale Giovanni Canzio, che non è affatto una persona qualunque, essendo stato ai vertici della magistratura italiana come presidente della Corte di Cassazione. Egli ha delineato i contorni di un piano parallelo estremamente complicato che ci impone di innalzare i presidi a difesa dello Stato in merito a una vicenda di cui abbiamo già discusso quando, a fronte del passaggio del pacchetto di maggioranza dell’Ente Cassa di Faetano, è stata avviata un’indagine per amministrazione infedele, corruzione privata e riciclaggio. In quel dibattito io ho sempre richiamato al rispetto dei ruoli, poiché ogni autorità, dalla magistratura alla Banca Centrale, ha il proprio compito e deve essere lasciata lavorare in piena autonomia e indipendenza, trattandosi inizialmente di una vicenda di carattere privato. Se nella fase uno quasi tutti avevamo apprezzato il comunicato del dirigente che portava chiarezza, ora siamo entrati in una fase due molto più preoccupante in cui l’autorità giudiziaria ha iniziato a verificare ulteriori capi d’accusa ben più gravi, come l’attentato contro l’interesse della libertà della Repubblica, l’attentato contro la libertà dei pubblici poteri e la minaccia contro le autorità. Questi reati rappresentano, come graduazione di pena, i più alti che abbiamo nel nostro codice penale e dobbiamo restare uniti specialmente quando qualcuno, per un interesse di carattere privato, comincia a fare minacce velate di interferire con un percorso politico di interesse pubblico fondamentale come quello dell’associazione all’Unione Europea. Il nostro stato di diritto è continuamente sottoposto alle verifiche di organismi internazionali come il Moneyval, il Greco e il Grevio, e proprio negli ultimi cicli di valutazione sulla corruzione siamo risultati tra i paesi più virtuosi. Di fronte a questo comunicato dobbiamo fare sistema e stringerci attorno alla magistratura e alla Banca Centrale affinché vadano avanti fino in fondo nelle indagini, perché non è accettabile che chiunque si svegli e metta in discussione un dossier strategico nazionale per questioni patrimoniali private. Mi dispiace sentire distinguo politici in questo frangente, poiché il paese intero si deve stringere alle istituzioni e dire chiaramente che, di fronte a fatti così gravi, noi vi siamo vicini e sosteniamo l’uso degli strumenti giuridici previsti dalla nostra legge.

Michele Muratori (Libera): Io credo che vi siano dei frangenti nel quale le istituzioni non sono chiamate soltanto ad amministrare l’ordinario, ma a presidiare l’essenziale, e questo è certamente uno di quei momenti. La vicenda della prospettata cessione della partecipazione di maggioranza della Banca di San Marino ha assunto nel dibattito pubblico internazionale una dimensione che travalica il perimetro strettamente economico per diventare una rappresentazione politica dell’intero sistema paese, rendendo doveroso riaffermare alcuni punti fermi. Il primo è il rispetto assoluto della separazione dei poteri, poiché in uno stato di diritto non vi è spazio per scorciatoie o interferenze e le determinazioni dell’autorità giudiziaria si collocano all’interno di procedimenti formali sorretti da provvedimenti motivati e sottoposti ai controlli giurisdizionali. Il secondo punto riguarda il riferimento del dirigente del tribunale all’esistenza di un cosiddetto piano parallelo: se venisse accertata la programmazione di un’azione volta a offrire all’esterno una rappresentazione distorta della Repubblica per esercitare pressioni sulle istituzioni attraverso canali mediatici o politici, ci troveremmo davanti a una lesione grave della lealtà verso la nostra comunità. Il diritto di difesa è sacro e inviolabile, ma non può mai trasformarsi in un tentativo di delegittimazione sistemica o in una strategia di pressione per condizionare le scelte strategiche dello Stato. Nessuna controversia privata e nessun interesse patrimoniale può giustificare iniziative dirette a incrinare la credibilità internazionale della Repubblica o porre in discussione la sua affidabilità democratica. San Marino non teme il giudizio perché ha strumenti normativi adeguati e un ordinamento profondamente evoluto che si è allineato agli standard internazionali in materia di trasparenza finanziaria; pertanto, le misure cautelari e i sequestri non sono anomalie ma strumenti ordinari di tutela dell’interesse pubblico. In questo contesto si inserisce il percorso di associazione all’Unione Europea, che è una scelta strategica basata su rigore e coerenza che nessuna pressione esterna può utilizzare come leva per influenzarne l’esito. La sovranità oggi si difende con la qualità delle istituzioni e la reputazione si tutela con la solidità delle procedure, non con reazioni emotive. Dobbiamo comprendere che la dimensione internazionale richiede una vigilanza costante contro ogni tentativo di condizionamento e soprattutto richiede di preservare l’unità su ciò che è essenziale: la difesa dell’ordinamento e dell’interesse generale. La Repubblica non accetta narrative costruite per presentarla come un sistema incapace di garantire la rule of law, perché la nostra storia è fondata sulla sostanza della libertà. Questa libertà si difende oggi attraverso la fedeltà allo stato di diritto e la responsabilità nel linguaggio e nelle scelte, dimostrando di essere una democrazia matura capace di affrontare le prove con equilibrio e senso dello Stato.

Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Ritengo che questa, dall’inizio di questa legislatura, sia sicuramente la vicenda più delicata che ha riguardato il Congresso di Stato e in generale le istituzioni sammarinesi. Vorrei rispondere immediatamente a chi, forse in maniera non troppo attenta, accusa il Congresso di Stato di scarsa attenzione o di interventi intempestivi: se andiamo a vedere la cronistoria da quando ci sono state le prime vicende sulla stampa in merito all’investitore bulgaro, già il 22 gennaio scorso il governo aveva emesso una nota ufficiale per tutelare l’indipendenza delle istituzioni contro ogni tentativo di condizionamento esterno. Avevamo già chiara la situazione e la necessità di dover controbattere e difenderci; come istituzioni abbiamo il dovere di favorire gli investimenti e promuovere il lavoro, ma è chiaro che non tutti gli investimenti si concretizzano o seguono i crismi corretti previsti dalle nostre normative. Io ho sottolineato sin da subito che, se questo investimento non era corretto, se i fondi non fossero di provenienza lecita o se i requisiti di onorabilità non fossero soddisfatti, la magistratura lo chiarirà e io ho la massima fiducia verso il tribunale, gli organismi di vigilanza della Banca Centrale e l’Agenzia di informazione finanziaria che hanno fatto la propria parte. Questa è la prova che le istituzioni hanno funzionato: a differenza del passato, quando ci leccavamo le ferite per le ruberie e il danno allo Stato e ai correntisti, in questa situazione ciò che gli investitori lamentano è proprio il fatto che le loro somme sono bloccate e sequestrate presso la Banca Centrale. Questo cosiddetto piano parallelo è di fatto un ricatto alle istituzioni e allo Stato che dobbiamo certamente stigmatizzare. Voglio lanciare un messaggio di tranquillità alla cittadinanza, specialmente a chi non è avvezzo alle situazioni finanziarie e potrebbe provare panico: non ci sono danni patrimoniali né fuoriuscite di denaro per investimenti sbagliati, ma solo un’operazione di acquisizione del cinquantuno per cento della Banca di San Marino non andata a buon fine. Chi specula generando terrorismo finanziario non fa un buon servizio al paese, tantomeno se ci fossero soggetti interni che hanno favorito questo piano di intimidazione e ricatto; spero vivamente che non sia così, ma se la magistratura lo accertasse, saremmo di fronte a un grave atto di alto tradimento nei confronti dello Stato a cui dovremmo rispondere tutti insieme compiendo gli atti conseguenti.

Enrico Carattori (Rf): Io credo che sia necessario riportare il dibattito su un perimetro di realtà perché oggi abbiamo sentito delle favole e delle storie che sembrano più il frutto di una fiaba per bambini che non la realtà della cronaca. Abbiamo sentito consiglieri di maggioranza e segretari di Stato cadere dal pero e dire che dobbiamo reagire insieme, ma noi vi avevamo dato un avvertimento di natura politica ben prima dell’intervento del tribunale, segnalando che un investitore con ombre poteva creare problemi rispetto al percorso di associazione con l’Unione Europea. Mi chiedo se fosse opportuno mettersi in casa un investitore così forte finanziariamente che avrebbe potuto creare disparità e mettere in difficoltà la Repubblica; voi all’epoca avete risposto che andava tutto bene. Non si può dire che sia colpa dei governi precedenti perché questa operazione nasce a gennaio del 2025 con questa maggioranza e questo governo insediati dopo le elezioni del 2024, quando è arrivata la domanda del gruppo Starcom. Il primo approccio del governo è stato quello di preparare un emendamento lampo nella legge finanziaria o sviluppo per favorire l’investitore, togliendo il vincolo della proprietà delle fondazioni e assecondando le sue richieste in meno di ventiquattro ore. Io chiedo se il Congresso di Stato abbia mai avuto interlocuzioni con queste persone e da chi sia arrivata la richiesta formale di modificare la legge sulle fondazioni bancarie. A settembre del 2025 il presidente dell’Ente Cassa ha scritto ai soci dicendo che votare contro la vendita significava andare contro il CCR, la Banca Centrale e il Congresso di Stato; ciò dimostra che c’era un placet e una copertura politica che nessuno ha mai smentito. Il segretario Gatti ci ha detto di aver votato a favore all’assemblea come cittadino Marco Gatti, come se potesse scindere la personalità privata dal ruolo istituzionale. È stancante rivivere periodicamente questa parabola dove un investitore estero fa una proposta, scattano le manette e si grida al colpo di Stato; c’è ormai poca fantasia nello storytelling. Se davvero ci fosse un colpo di Stato in atto da dieci giorni, come suggerito dal comunicato del tribunale, perché non è cambiato niente e non è stato convocato un Consiglio d’urgenza o allertata l’opposizione?. Io chiedo informazioni serie e non le quattro righe vane del segretario Canti che offendono l’intelligenza dei cittadini: voglio capire se effettivamente c’è in atto un colpo di Stato e qual è la sua gravità e pervasività, visto che il consigliere Berti ha accennato a informazioni supplementari in possesso del governo che noi non abbiamo.

Segretario di Stato Marco Gatti: Io credo che la narrativa emersa da alcuni interventi dell’opposizione sia frutto di una visione abbastanza fantasiosa che non corrisponde alla realtà dei fatti documentati, poiché si cerca di costruire una versione delle cose che ignora la necessità di allinearci agli standard europei per entrare nel mercato unico finanziario. Se vogliamo davvero procedere verso questo traguardo e l’addendum tra le banche centrali, non possiamo pensare di mantenere vincoli anacronistici come quello del cinquantuno per cento per le fondazioni bancarie. Io preciso che il Fondo Monetario Internazionale, già nei documenti dell’Article 4 del settembre 2023 e nuovamente nel settembre 2024, ha chiesto esplicitamente di rimuovere tali limiti normativi per due ragioni fondamentali: rafforzare i poteri di vigilanza sui soci e favorire gli investimenti necessari al sistema. L’emendamento per superare questo vincolo è stato depositato agli atti il 23 dicembre 2024 come concordato tra i gruppi, dunque in una data in cui i soggetti bulgari non erano ancora comparsi sulla scena; queste sono date e documenti certi che smentiscono ogni congettura. Riguardo al sequestro delle somme, io nego che vi sia un interesse dello Stato o del tribunale a bloccare quei soldi per fini impropri, poiché il sequestro è funzionale solo alla verifica di un reato e i soldi non vanno nella disponibilità dello Stato. Le somme sotto sequestro vengono trasferite dalla banca privata alla Banca Centrale proprio a tutela del soggetto sottoposto a indagine, il quale rimane il riferimento del fondo; questo spossessamento immediato della liquidità rappresenta semmai un danno per la banca coinvolta, che non ne trae alcun vantaggio. Io affermo che la nostra Banca Centrale ha agito correttamente scambiando informazioni con cinque diverse autorità internazionali anche in assenza di protocolli specifici, operando esattamente come se fossimo già pienamente integrati nel mercato unico. Sul cosiddetto piano parallelo, io chiarisco che il Congresso di Stato è stato notificato in quanto parte lesa insieme al Consiglio Grande e Generale e alle altre autorità; tale piano, come indicato dal dirigente del tribunale, è una strategia difensiva nata solo dopo l’avvio del procedimento di ottobre. Infine, io dichiaro di non aver mai incontrato i soggetti bulgari né di aver avuto alcun contatto con loro, non li conosco. Chiedo la stessa cosa a voi.

Sandra Stacchini (Pdcs): Io intendo focalizzare il mio intervento su un tema tecnico specifico che è stato oggetto di strumentali congetture da parte dell’opposizione per gettare ombre sulla maggioranza e sui membri della Commissione Finanze, ovvero l’abrogazione dell’obbligo per le fondazioni di detenere almeno il cinquantuno per cento del capitale delle banche. Io considero questo vincolo assolutamente anacronistico e ricordo che persino l’Italia lo ha eliminato fin dal 1998, incentivando le dismissioni per permettere agli istituti di credito di accedere liberamente al mercato dei capitali. In un momento di forte necessità di capitalizzazione, io ritengo che una fondazione non debba essere costretta a indebitarsi per sostenere la propria banca, poiché l’indebitamento è incompatibile con la missione filantropica di tali enti. Per questa ragione io respingo con forza ogni accusa circa la serietà politica di chi ha votato l’eliminazione di questo limite, che lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha identificato come un ostacolo allo sviluppo del sistema. Io affermo con chiarezza che per noi l’investitore poteva essere di qualunque nazionalità, bulgaro, spagnolo o francese, purché fosse un soggetto serio capace di capitalizzare la banca e in grado di superare le rigorose verifiche di Banca Centrale, verifiche che io sottolineo con forza non spettano alla politica ma agli organismi tecnici. Il compito della politica è invece quello di creare le condizioni affinché gli investitori si presentino, sapendo che nessun investitore serio acquisterebbe una banca senza poterne avere il controllo in tempi brevi. Io mi associo al richiamo di fare quadrato politico attorno alle nostre istituzioni per difendere lo Stato e creare una barriera contro chi vorrebbe allontanarci dal percorso europeo per motivi che non riguardano il bene comune della Repubblica.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Io esprimo una certa difficoltà in questo dibattito perché, pur essendo necessario manifestare compattezza istituzionale per salvaguardare la reputazione del sistema, ci troviamo in un limbo informativo dove molte notizie in possesso del Congresso di Stato non sono divulgabili. Io sono particolarmente preoccupato per la salvaguardia dell’istituto di credito coinvolto, un aspetto di cui nessuno ha parlato ma che ritengo fondamentale: mentre noi discutiamo in aula, il rischio reale è che la gente, spaventata, possa portare via i soldi dalla banca, determinando un allarme finanziario sistemico. Io denuncio la campagna di deligittimazione mediatica in corso, orchestrata da interessi privati che cozzano con l’interesse superiore del paese e della nostra sovranità, e ritengo che la politica non debba limitarsi a reagire a questi attacchi ma debba avere la capacità strategica di prevenire tali fenomeni. Io non trovo più accettabile che il nostro sistema debba sempre e solo rincorrere le azioni di potenziali investitori o le loro ritorsioni comunicative. Per questo motivo io ripropongo con forza la creazione di una cabina di regia che metta in contatto costante Tribunale, Banca Centrale, Agenzia di informazione finanziaria e governo; non è possibile che la tutela del segreto istruttorio impedisca un dialogo necessario tra gli organismi di vertice per salvaguardare il sistema finanziario. Io ho visto come in certe circostanze, ad esempio nel Comitato credito e risparmio, si riesca a fare quadrato con comunicati congiunti, mentre in altre occasioni si proceda in modo slegato creando allarmismo. Io chiedo equilibrio e una reale cooperazione tra le figure apicali del sistema perché solo lavorando di squadra riusciremo a gestire questa situazione e a evitare che attacchi mediatici pretestuosi mettano a repentaglio i grandi traguardi raggiunti con l’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Miriam Farinelli (Rf): Desidero intervenire in questo dibattito perché ritengo doveroso che ognuno di noi esprima la propria posizione su un argomento così vitale per la nostra Repubblica. Quella che inizialmente doveva essere una ordinaria operazione di acquisizione bancaria si è purtroppo trasformata in pochi mesi in un caso intricato e potenzialmente devastante per l’immagine internazionale di San Marino. Al centro di questa vicenda c’è la mancata cessione della quota di maggioranza della Banca di San Marino al gruppo bulgaro Starcom Holding, un affare da molti milioni di euro che ha finito per coinvolgere i nostri rapporti diplomatici, la reputazione del nostro sistema giudiziario e, cosa ancor più grave, le trattative per l’accordo di associazione europea. Dopo un lungo periodo di formalità che sembravano positive, nel novembre 2025 la Banca Centrale ha espresso un parere sfavorevole che ha messo la parola fine a questa prospettiva. Da lì è nato un terremoto: le ipotesi di reato della magistratura e il sequestro dei fondi hanno scatenato reazioni che fanno solo del male al paese. Si parla addirittura di un piano parallelo volto a delegittimare la Repubblica a livello internazionale per ostacolare il nostro percorso europeo, una trama che sembra uscita da un romanzo a tinte gialle. Questo non è più solo una disputa finanziaria privata, ma un problema di politica estera di primaria importanza. Stiamo negoziando da anni l’accordo di associazione con l’Unione Europea e sarebbe terribile vedere arenato questo progetto proprio ora che siamo alle battute finali, considerando che ogni paese membro può bloccare la ratifica. Mi preoccupa enormemente il rischio di una posizione contraria della Bulgaria influenzata da questi eventi. San Marino deve difendere la propria credibilità finanziaria e preservare questo avvicinamento all’Europa, ma temo che, qualunque sia l’esito giudiziario, ne usciremo con le ossa rotte a livello di immagine internazionale. È necessaria un’assoluta chiarezza e trasparenza per superare questa sfida che ha proiettato il nostro piccolo Stato in una dimensione di conflittualità internazionale finora sconosciuta.

Segretario di Stato Luca Beccari: Ritengo fondamentale inviare un messaggio chiaro sia all’interno che all’esterno della Repubblica riguardo alla filiera dei controlli bancari. Chi conosce questo settore sa bene che il tribunale non prende iniziative autonome o azioni di contrasto al riciclaggio per puro arbitrio, ma interviene all’interno di una rigorosa procedura che porta alla sua attenzione fatti meritevoli di approfondimento. È stata proprio questa filiera a innescare le prime indagini da cui sono emersi gli elementi di quello che oggi chiamiamo “piano parallelo”. Voglio ribadire con forza che San Marino non è un paese dalle regole strane o farlocche che si inventa scuse per rubare i soldi degli investitori; siamo un paese che ha abbracciato standard internazionali consolidati e sono certo che qualunque altro paese europeo, di fronte a simili elementi di sospetto, avrebbe adottato il medesimo approccio. Il piano parallelo di cui parla il tribunale non è solo una campagna mediatica, ma sembra essere una vera e propria organizzazione di uomini e mezzi atti a creare pressione e danno al nostro Stato sul tema dell’accordo di associazione. Sebbene la prima parte della vicenda riguardi la sfera privata, l’evoluzione attuale tocca le priorità politiche del paese. Alcuni dicono che il percorso verso l’Europa potrebbe essere minato, ma io penso che il rischio più grave sarebbe stato non agire contro potenziali illeciti: questo sì che sarebbe stato ingiustificabile davanti all’Unione Europea. Non possiamo abdicare alla nostra legalità o provare a mediare sull’indipendenza del tribunale in nome di un presunto interesse superiore. Siamo credibili solo se manteniamo la barra dritta. Sarebbe stato ben più grave ammettere ingerenze o interferenze; in quel caso saremmo stati censurati da tutti gli organismi internazionali che oggi ci danno fiducia. Personalmente respingo ogni illazione, anche vana, apparsa sulla stampa o in aula riguardo ai processi decisionali dell’Ente Cassa, dai quali sono sempre rimasto fuori. Le carte parleranno a tempo debito e ognuno potrà farsi la propria idea basata sui fatti.

Gaetano Troina (D-ML): Trovo veramente difficile intervenire in questo dibattito perché mi aspettavo dal governo un atteggiamento completamente diverso. Come cittadino e consigliere non ho accesso a tutte le informazioni, ma trovo onestamente assurde certe spiegazioni fornite oggi dalla maggioranza. Mi chiedo se i consiglieri di maggioranza dispongano di informazioni segrete che non condividono con il resto del Parlamento o se parlino per mero intento difensivo. Ci sono state date lezioni di diritto sul sequestro, ma nessuno ha parlato della confisca e di dove andrebbero a finire quei soldi. La ricostruzione storica dei fatti ci ricorda che la difficoltà economica dell’Ente Cassa di Faetano era nota a tutti e il suo presidente, nel settembre 2025, difendeva pubblicamente l’investitore gettando discredito su chi osava sollevare dubbi. Oggi tutto quello che è stato detto sembra dimenticato. Quando noi opposizioni chiedevamo chiarimenti in Commissione Finanze, ci veniva risposto che era una questione privata che non interessava al governo, ma ora che emergono reati gravissimi ci chiedete di fare fronte comune. Questo atteggiamento di avere sempre ragione e raccontare versioni diverse a seconda della convenienza è inaccettabile. Chi li ha portati questi investitori? È chiaro dai documenti che non sono arrivati da soli, ma che sono stati cercati perché non si trovavano altri partner seri. Nessuno si assume la responsabilità di averli introdotti nel nostro sistema? Anche sulla legge sviluppo la spiegazione non regge: perché fare quella modifica proprio a gennaio 2025 con un emendamento all’ultimo minuto se la richiesta degli organismi internazionali risaliva al 2023? Non siamo sciocchi, capiamo bene il tempismo di certe scelte. Mi ha lasciato perplesso anche la relazione del segretario Canti: se scrivete che questo investitore aveva già attuato strategie simili in Romania nel 2023, come è possibile che lo abbiamo portato qui noi dopo? Chi ha fatto le verifiche preliminari? Mi sembra che si faccia una gran confusione e mi chiedo perché il Congresso di Stato sia stato notificato come parte lesa invece dei sindaci di governo. Fuori da qui c’è un istituto bancario che è solido e ha bisogno del supporto di tutti, ma questo modo superficiale di gestire la vicenda crea solo confusione nel paese. Chiedo alla banca di rassicurare ufficialmente i correntisti. Scendete dal piedistallo, mettetevi al tavolo e spiegateci quello che sapete invece di portarci pacchetti già confezionati. Ho fiducia nel tribunale, ma la politica deve dimostrare di essere all’altezza per evitare altre figuracce internazionali che il paese non merita.

Silvia Cecchetti (Psd): In primo luogo credo sia doveroso e opportuno ringraziare il Segretario di Stato alla Giustizia, Stefano Canti, perché finalmente, con una relazione molto puntuale, a tratti tecnica e non soltanto politica, ci ha consentito di comprendere molto di più di questa vicenda giudiziaria. Lo ringrazio perché, diversamente, sarebbe stato difficile chiedere a quest’Aula – come è stato fatto – di fare quadrato. Bene ha fatto il Segretario Canti a illustrare nei dettagli l’aspetto giudiziario e, soprattutto, ad attestare che la magistratura ha operato nel pieno rispetto delle regole e in assoluta autonomia. Qualcuno aveva provato a instillare dubbi in tal senso, ma da questo punto di vista la chiarezza è stata importante.  Subito dopo, non può non esserci un ringraziamento a tutto il Tribunale e in particolare al suo Presidente, il Presidente Canzio. Ho ascoltato con attenzione il dibattito e credo si debba assumere una posizione forte: il Tribunale va difeso. Va difeso per essere intervenuto immediatamente, già nella prima fase, quando sono emerse le prime irregolarità, ma ancora di più nella seconda fase, quando sembrano profilarsi condotte ben più gravi rispetto alla prima, volte a mettere sotto pressione San Marino anche su un piano internazionale, con il tentativo di colpirlo proprio dove oggi è più vulnerabile e dove ha maggiore interesse strategico, cioè sul percorso di associazione con l’Unione Europea.  Credo che in questo dibattito dobbiamo tenere fermi due punti fondamentali. Il primo è la difesa delle istituzioni e dell’indipendenza dello Stato di San Marino. E per difenderne l’indipendenza e la democrazia bisogna, in primo luogo, difendere il Tribunale. Io credo abbia fatto bene il Presidente Canzio a scrivere quel comunicato: non è un atto ordinario, e se il Tribunale interviene pubblicamente significa che è necessario farlo.  Il secondo punto è la salvaguardia del percorso di associazione con l’Unione Europea. È un percorso ritenuto strategico e non può essere condizionato da pressioni esterne o da interessi privati. Tuttavia, alla luce dell’esito della votazione del Parlamento europeo e delle interlocuzioni che ci sono state illustrate dal Segretario agli Affari Esteri, io credo che il gruppo privato che ha tentato questo tipo di pressione possa persino ottenere l’effetto contrario. Quando un gruppo privato sollecita un governo straniero a intervenire su un altro Stato, si comprende bene dove stia l’anomalia, e non nel nostro Paese.  Da questo punto di vista, credo ci si possa considerare soddisfatti anche del tenore del dibattito che si è sviluppato in Aula. Penso che, a modo loro, anche le forze di opposizione abbiano contribuito a questo equilibrio, perché il tentativo di esasperare ulteriormente il confronto avrebbe potuto esserci, e invece si è mantenuto un livello di responsabilità.  C’è però un ulteriore elemento che non possiamo trascurare. Questa vicenda tocca anche il tema degli investimenti e, in particolare, la cessione degli istituti di credito, che rappresenta un segmento di una questione più ampia. Più volte, soprattutto dalle fila del mio gruppo consiliare, abbiamo posto il tema di fornire agli organismi e alle autorità competenti strumenti adeguati.  Qui si innesta un dibattito interno: siamo in grado, da soli, di affrontare la modernizzazione e l’adeguamento del sistema bancario-finanziario? La posizione del PSD è chiara: no, da soli non basta. Non è una messa in discussione dell’operato dei nostri organismi, anzi ne riconosciamo la validità. Ma riteniamo che serva collaborazione, in particolare tra la nostra Banca Centrale e la Banca d’Italia.  Non dobbiamo avere timore di questo. L’abbiamo detto più volte: è attraverso la collaborazione che si può posizionare il nostro Paese in una condizione di stabilità e crescita. E questo è coerente anche con il percorso di associazione con l’Unione Europea.

Oscar Mina (PDCS): Alcune considerazioni di carattere generale, partendo proprio dalle recenti dichiarazioni del dirigente del nostro Tribunale, che in una sua nota parla di un piano parallelo messo concretamente in opera tale da ostacolare la conclusione positiva del percorso di associazione della Repubblica con l’Unione Europea, ovvero un piano volto a condizionare le autorità sammarinesi e a delegittimare il Paese sul piano internazionale.  Si tratta di notizie che hanno suscitato enorme scalpore, sia internamente, sul piano istituzionale, giuridico e politico, sia all’esterno, evocando presunti tentativi di condizionamento delle autorità della Repubblica e paventando addirittura l’ipotesi di un attentato all’integrità dello Stato. Ritengo che tutto questo debba imporre a quest’Aula una riflessione seria, misurata e istituzionalmente responsabile, perché vengono chiamati in causa i fondamenti stessi del nostro ordinamento costituzionale: la sovranità della Repubblica, la separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura e la libertà delle istituzioni democratiche.  Proprio per questo motivo, il primo dovere che ci compete in questo dibattito è quello della prudenza politico-istituzionale. Al contempo, non possiamo ignorare l’impatto che simili notizie producono sul clima politico e istituzionale, soprattutto in una fase particolarmente significativa per la Repubblica di San Marino, caratterizzata dal dialogo con l’Unione Europea e con i nostri partner internazionali. È evidente che notizie di questo tenore creano difficoltà e criticità anche sul piano esterno.  A mio avviso è dunque necessario riaffermare con chiarezza alcuni principi. Va ribadito che le istituzioni della Repubblica funzionano regolarmente e che non vi è alcuna sospensione o compromissione delle prerogative costituzionali dei poteri pubblici. Va ribadito che la magistratura opera in piena libertà e autonomia, senza condizionamenti e nel rispetto delle garanzie previste dal nostro ordinamento. È altresì fondamentale che il dibattito politico e pubblico non si trasformi in un terreno di delegittimazione reciproca o di allarme generalizzato. La stabilità istituzionale è un bene comune che appartiene tanto alla maggioranza quanto all’opposizione. In questa sede è opportuno riaffermare il rispetto rigoroso della separazione dei poteri, la tutela dell’onorabilità delle istituzioni e la responsabilità collettiva nel preservare la credibilità internazionale della nostra Repubblica.  La risposta politica deve essere coerente con la nostra tradizione di legalità, equilibrio, trasparenza e, soprattutto, unità istituzionale. Il Consiglio Grande e Generale, quale organo supremo della volontà popolare, ha il dovere di affrontare queste questioni con senso dello Stato, evitando sia minimizzazioni superficiali sia amplificazioni non fondate. Anche oggi, in questo dibattito, la risposta più efficace non sta nella strumentalizzazione politica, ma nella forza delle istituzioni, nel rispetto delle procedure e nella responsabilità istituzionale collettiva. In conclusione, ritengo che la decisione del Congresso di Stato, insieme all’Eccellentissima Camera, di costituirsi parte civile rappresenti un atto determinante, accompagnato da un’approfondita valutazione delle iniziative più opportune da intraprendere. In questa vicenda lo Stato, nelle sue istituzioni di vertice – Tribunale, Banca Centrale e Congresso di Stato – è parte lesa, e deve tutelare l’interesse pubblico e l’assetto istituzionale della Repubblica, soprattutto in questa fase cruciale del percorso verso l’Unione Europea.  Auspico che questa deplorevole vicenda si concluda sotto tutti i profili – giudiziario, istituzionale e politico – senza strumentalizzazioni e senza dinamiche inaccettabili, nelle quali contenziosi finanziari o procedure di vigilanza bancaria vengano piegati a indebite pressioni politiche sulle istituzioni della nostra Repubblica. 

Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Confesso di essere anche perplesso e a tratti in imbarazzo, perché vorrei poter dare risposte ai quesiti rivolti al Congresso di Stato, ma devo dire, soprattutto al consigliere Troina, che ho ascoltato con attenzione, che è difficile che il Congresso possa fornirle quelle risposte. Siamo di fronte a una relazione presentata dal Segretario di Stato per la Giustizia che afferma chiaramente come la vicenda sia tuttora oggetto di indagini della polizia giudiziaria e dei giudici inquirenti, nel doveroso rispetto del riserbo istruttorio. Mi chiedo allora per quale ragione, pur comprendendo la legittima preoccupazione, si sia deciso di portare un dibattito all’interno della massima istituzione consiliare quando, nel rispetto della separazione dei poteri che tutti diciamo di voler tutelare, rischiamo di anticipare con valutazioni necessariamente limitate ciò che compete all’autorità giudiziaria. Si vuole forse che si violi la legge? Se la risposta è no, allora quale senso ha questo confronto? Personalmente non lo comprendo.  Posso solo svolgere considerazioni generali su ciò che è noto: la vicenda nasce da una trattativa privata tra un potenziale investitore e un soggetto sammarinese. Le parti hanno avviato una negoziazione. Ci si stupisce forse che gli organismi di vigilanza del Paese abbiano svolto il proprio dovere? Qualcuno è contro l’Agenzia per l’Informazione Finanziaria o contro la vigilanza della Banca Centrale? Se nell’ambito di una negoziazione bancaria gli organi competenti hanno ritenuto di intervenire e il Congresso di Stato ha ricevuto determinate comunicazioni, dov’è lo scandalo?  Successivamente si è parlato, anche sui giornali, di una presunta tangente di un milione di euro, circostanza che ha determinato l’intervento dell’autorità giudiziaria per accertare i fatti. Se vi sono persone che hanno commesso reati, sarà la magistratura a stabilirlo. I reati contestati, come è stato ricordato, sono corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio. Mi chiedo che cosa c’entrino le istituzioni: amministriamo forse noi le banche o le società private? E quando si evocano addirittura “traditori dello Stato”, dove sono? Stiamo parlando seriamente?  Consigliere Troina, mi rivolgo ancora a lei con rispetto, riconoscendole intelligenza e onestà, ma chiedendo altrettanta onestà intellettuale e politica. Non condivido la strumentalizzazione di una vicenda che riguarda ipotesi di reato riferite a soggetti privati e non alle istituzioni. Inoltre, nel cosiddetto secondo round sono riapparsi gli stessi soggetti, con iniziative che sembrano attaccare il sistema Paese proprio nel momento in cui dovremmo essere più autorevoli e credibili. Se vi erano contestazioni da muovere, perché la conferenza stampa non è stata fatta a San Marino ma a Bruxelles, proprio a ridosso di un passaggio istituzionale rilevante per il nostro Paese?  Ho apprezzato l’intervento del consigliere Sara Conti, che ha richiamato l’Aula a fare squadra e a difendere l’immagine della Repubblica. È questo l’atteggiamento che dobbiamo assumere contro chi cerca di rappresentarci come un Paese non affidabile. E mi chiedo infine perché a quella conferenza stampa abbia partecipato un avvocato sammarinese con un cognome particolarmente significativo; lo dico assumendomene personalmente la responsabilità

Segretario di Stato Federico Pedini Amati: Leggo testualmente il comunicato del Dirigente del Tribunale: nel corso di complesse indagini relative alla procedura di cessione a una società estera della partecipazione di maggioranza della Banca di San Marino S.p.A. da parte di Ente Cassa di Faetano, al fine di ricostruire puntualmente i fatti già contestati di corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio, l’autorità giudiziaria è venuta a conoscenza di ulteriori e ancor più gravi fatti di rilevanza penale. Sono state infatti acquisite prove consistenti della programmazione e della realizzazione, da parte di un gruppo di sodali, di un cosiddetto piano parallelo rispetto alla legittima strategia difensiva dei prevenuti nel processo, diretto sostanzialmente a offrire all’esterno la falsa rappresentazione della Repubblica di San Marino come un microstato non compiutamente democratico né affidabile quanto all’effettivo rispetto della rule of law, al preciso fine di costringere, anche con il supporto di vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari, le autorità sammarinesi a una trattativa con i prevenuti con l’obiettivo dell’illecito perseguimento dei loro interessi patrimoniali, mediante indebite pressioni esercitate anche con la minaccia, messa concretamente in opera, di ostacolare e delegittimare la conclusione positiva del processo di associazione della Repubblica di San Marino con l’Unione Europea.  È stato disposto un primo provvedimento giudiziario di arresto per una ipotetica tangente; successivamente sarebbero emersi ulteriori fatti, il cosiddetto piano parallelo, che metterebbero in serio pericolo lo Stato. Da qui la costituzione di parte civile del Congresso di Stato e l’invio di una parte degli atti, perché la seconda imputazione riguarda lo Stato e quindi, su questo, è evidente che lo Stato vada difeso, anche in funzione dell’accordo di associazione che difenderemo con i denti.  Tuttavia, quando il Dirigente afferma che vi sarebbero coinvolti anche personaggi politici, uomini d’affari e altri soggetti, questo mi preoccupa, perché noi siamo politici e dobbiamo porci il problema. Io non conosco questi altri mondi, ma il tema esiste. Quello che non avrei mai voluto sentire nel 2026 è l’ennesimo scandalo legato alla vendita di una banca. Alla domanda se sono qui a difendere il Paese, rispondo certamente sì, sul piano parallelo lo difenderò fino in fondo e sono certo che lo faremo tutti, ma chiarezza va fatta. Non la farà il Consiglio Grande e Generale, non la farà il Congresso di Stato, per fortuna la farà il Tribunale. Ben venga questa chiarezza una volta per tutte, ma non possiamo raccontarci ancora che non è nulla e che non c’è bisogno di intervenire. Mi chiedo però perché, in generale, ci si sia messi a vendere una banca in un momento così delicato per la Repubblica di San Marino. Se non vi erano strumenti sufficienti di tutela, e parliamo del mondo privato, forse avremmo dovuto avere anticorpi più forti, magari attraverso strumenti di cooperazione come memorandum con Banca d’Italia o altre forme di tutela. Forse non siamo arrivati dappertutto. Quando si vende un istituto bancario, qualcuno deve verificare i requisiti dell’acquirente; noi stessi siamo soggetti a continue verifiche sui nostri conti personali, su quelli di parenti e conoscenti. Com’è possibile che ciò sia accaduto?  La mia preoccupazione è come sia potuto succedere che, in un momento in cui la Repubblica si avviava verso la firma o la chiusura dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, si sia intrapresa un’operazione così rischiosa. Se vi sono responsabilità individuali, sarà il Tribunale a indicarle, con i tempi necessari, ma una cosa dobbiamo dircela: non si possono compiere operazioni di questa portata nel settore bancario e finanziario senza adeguate tutele, soprattutto in momenti così delicati.  Concludo ribadendo che sarò sempre dalla parte della difesa della Repubblica di San Marino rispetto al piano parallelo, ma ritengo che sia stato assunto un rischio che non doveva essere assunto e che ci ha condotti in questa situazione. Questo lo contesto con fermezza.

Andrea Menicucci (RF): Premetto che sono veramente nauseato da ciò che sta accadendo in questi giorni e da questo dibattito stesso, perché quanto molti consiglieri hanno vissuto negli scorsi decenni, negli scorsi anni, pensavo non dovessimo più riviverlo. E invece oggi ci troviamo in una situazione analoga.  Credo vi siano alcuni punti sui quali occorre fare valutazioni puntuali. Il primo lo traggo dall’intervento del Segretario di Stato Pedini Amati, che mi ha preceduto e che in parte ho condiviso: per quale motivo, con una partita così importante come quella dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, che impegna il nostro Stato da almeno una decina di anni, con esperti e governi che hanno profuso sforzi per giungere a un negoziato il più possibile sereno per la Repubblica di San Marino, si è scelto di inserirsi in un ginepraio come questo? Proprio per questo motivo noi, come Repubblica Futura, insieme a Rete e Domani Motus Liberi, quando sono emerse sulla stampa notizie relative a potenziali investitori interessati all’acquisto della quota maggioritaria della Banca di San Marino, avevamo sollevato nel dibattito pubblico e politico alcune perplessità. Da un lato avevamo ancora aperto il dossier Unione Europea, un dossier che trovava un elemento di frizione nell’ambito finanziario e che ci ha costretti a negoziare un addendum in materia; dall’altro si trattava di un investitore con una potenza economica molto impattante, con società dal valore superiore al prodotto interno lordo della Repubblica di San Marino. Questo dato ci aveva allarmato.  Un altro tema centrale è il comunicato del Dirigente del Tribunale, già richiamato da diversi consiglieri e riletto puntualmente dal Segretario Pedini Amati. Da quel comunicato emerge un fatto gravissimo: all’interno del cosiddetto piano parallelo vi sarebbero persone riconducibili alla realtà politica della Repubblica di San Marino e dunque possibili responsabilità politiche.  È stato evocato addirittura un colpo di Stato: sono parole che fanno tremare i polsi. Tuttavia, nel momento in cui ciò sarebbe accaduto, metà del Congresso di Stato era fuori territorio e non è rientrata immediatamente; si sono attese le riunioni del Congresso e in quelle sedi si è detto che alcuni atti provenienti dal Tribunale sono stati letti. Mi chiedo allora perché nel comunicato del Segretario Canti si richiami il riserbo istruttorio come limite invalicabile per tutti coloro che sono esterni alle indagini, ma nel contempo emergano informazioni note ai membri del Congresso di Stato. Occorre chiarezza su quali informazioni possano essere divulgate e utili a contrastare il piano parallelo o il presunto colpo di Stato.  Inserire un punto all’ordine del giorno del Consiglio senza che vi sia una base informativa condivisa mi pare una scelta incomprensibile. Si sarebbero potuti convocare i capigruppo e fornire loro le informazioni necessarie, invece di mettere in scena questo dibattito che rischia di diventare un teatrino, mentre già fatti di cronaca hanno contribuito a screditare l’immagine della Repubblica e di un istituto bancario storico e solido. Ci chiedete di fare quadrato: possiamo anche provarci, ma partiamo da basi informative diverse. Il Congresso di Stato dispone oggi di informazioni che noi consiglieri, di opposizione e forse anche di maggioranza, non abbiamo. Non so se i consiglieri di maggioranza abbiano avuto accesso agli stessi atti.  In queste condizioni è difficile portare avanti un dibattito di questo tipo ed è difficile pensare che la Repubblica disponga di anticorpi pienamente funzionanti. 

Michela Pelliccioni (indipendente): Qualcuno ha detto che il Paese si trova ad affrontare qualcosa di già visto; io credo invece che questa situazione sia diversa, perché si inserisce in una fase epocale e delicatissima per la Repubblica, quella del percorso di associazione europea.  Vi sono due piani che devono essere analizzati. Da una parte l’acquisizione di una banca, nello specifico Banca di San Marino, in una fase in cui gli istituti devono essere ricapitalizzati per affrontare un percorso di crescita in ambito europeo e in cui le fondazioni non rappresentano più lo strumento adeguato per gestire il mondo bancario, sempre più complesso. Dall’altra parte vi è l’operatività della banca stessa, che ha avuto un andamento positivo certificato dai bilanci degli ultimi anni. Tuttavia una banca non è fatta solo di numeri: il primo capitale è quello umano. Desidero ringraziare i colleghi che in questi mesi hanno lottato per difendere non solo il proprio lavoro ma anche il sistema Paese, perché attraverso l’operatività finanziaria transitano interessi rilevanti. Nell’ottobre 2025 il Tribunale avvia procedimenti verso i soggetti interessati alla vendita e successivamente interviene lo stop di Banca Centrale all’acquisizione da parte dei soggetti bulgari; i tempi di quello stop andrebbero analizzati per comprendere se si potesse intervenire prima. In quel frangente i piani si confondono, perché alcuni correntisti hanno riferito di essere stati contattati da soggetti che annunciavano la chiusura imminente della banca. Se ciò fosse avvenuto, saremmo di fronte a un tentativo di generare panico nel sistema, e la questione morale dovrebbe essere affrontata con contorni più ampi.  Successivamente l’investitore bulgaro diffonde comunicati che delegittimano le istituzioni e il sistema finanziario, fino alla conferenza stampa del 5 febbraio, alla quale partecipa una professionista sammarinese. In quella sede vengono mossi attacchi precisi al sistema Paese e al sistema finanziario, con richiami a una nota vicenda di default che ha avuto anche pesanti ricadute sociali e sulla quale il Tribunale si è già espresso più volte. Serviva forse il comunicato del 6 febbraio per accorgerci che vi era un attacco alla sovranità del Paese e al percorso europeo? Abbiamo una capacità notevole di farci male da soli e su questo la politica dovrà dare risposte. Al Tribunale va la fiducia affinché faccia chiarezza, ma nel frattempo la politica deve fare quadrato, perché non intendo favorire chi non vuole la conclusione del percorso di associazione europea.  La maturità dimostrata nel dibattito può essere un segnale positivo: il Tribunale deve essere lasciato operare senza interferenze, mentre noi dobbiamo respingere con forza gli attacchi subiti. Tuttavia, quando vi saranno elementi chiari, la politica dovrà rispondere ai molti interrogativi e ai dubbi sollevati da questa vicenda. Non possiamo sottovalutare ciò che sta accadendo: dobbiamo dare prova di una maturità forse mai richiesta prima, perché il treno europeo lo abbiamo già perso una volta con gravi conseguenze e oggi non vi sono tempi supplementari. Qualcuno quei tempi non li vuole, e il Tribunale lo ha indicato con chiarezza.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Desidero innanzitutto ringraziare il Segretario alla Giustizia per la relazione svolta, ma ancora di più ringrazio il Presidente Canzio per il comunicato emanato, perché se oggi siamo qui è per quel comunicato che denuncia fatti gravissimi. Voglio chiarire che non siamo qui a discutere della vicenda dell’istituto bancario in sé, che resta sullo sfondo; ricordo alla cittadinanza che, per quanto riguarda le richieste del gruppo bulgaro, la somma oggetto di domanda giace oggi nelle casse della Banca Centrale, quindi evitiamo di generare confusione. Siamo qui, grazie a un ordine del giorno votato in Commissione Affari Esteri, per discutere di una vicenda più grave.  Da una parte vi è la denuncia pubblica del Presidente Canzio circa l’esistenza di un procedimento penale segretato, e sottolineo segretato, per il quale il Tribunale, attraverso il comunicato, ha informato le istituzioni e la politica degli elementi comunicabili. Allo stato attuale possiamo dire che non vi sono politici sottoposti a indagine; sono contestati dei reati, ma non risultano indagati esponenti politici. Dall’altra parte vi è un gruppo imprenditoriale che, in uno Stato di diritto come il nostro, è da considerarsi non colpevole fino a sentenza definitiva, ma che sceglie non di difendersi nelle sedi istituzionali bensì di intraprendere la via della comunicazione all’estero, in un contesto che incide su un processo politico estremamente delicato e importante per il Paese.  Io chiedo all’Aula dove vogliamo stare. Per quanto mi riguarda, e credo di interpretare la posizione di tutto il Governo, stiamo dalla parte delle istituzioni, dello Stato di diritto e in primis del Tribunale. Non accetto che un soggetto esterno, e nemmeno interno, perché vi sono stati soggetti interni presenti a Bruxelles, racconti che non siamo uno Stato di diritto. Ci si difende nelle nostre istituzioni e nei procedimenti previsti dalla legge. Invito quindi il Parlamento ad assumere una postura unitaria a difesa delle istituzioni. Se poi vogliamo aprire una riflessione, e dobbiamo farlo, credo che il tema centrale sia quello della valutazione degli investitori e degli investimenti. Qui occorre autocritica come Paese e come istituzioni, perché se da una parte vogliamo attrarre investimenti, dall’altra dobbiamo dotarci di strumenti adeguati per valutarli compiutamente.  Rispetto alle azioni poste in essere, oltre al rafforzamento delle istituzioni e alla costituzione di parte civile nel procedimento, occorre confrontarsi per potenziare gli strumenti di scambio di informazioni riservate, al fine di leggere e valutare meglio la presenza di investitori nella Repubblica. Molti si chiedono perché non si sia venuti prima a conoscenza di determinati fatti; è una domanda legittima. Proprio per questo la politica e l’amministrazione devono confrontarsi sulle proposte operative e sugli strumenti da affinare.  Quanto alla prospettata trattativa con soggetti ai quali sono contestati reati, la risposta è netta: lo Stato non tratta. Esistono gli strumenti di impugnazione e di tutela previsti dallo Stato di diritto; si percorrano quelle vie. Noi, come Paese e come comunità, dobbiamo invece concentrarci sull’affinamento degli strumenti e sulla riflessione sui percorsi compiuti, anche in vista dell’entrata in vigore dell’accordo di associazione e del rafforzamento della collaborazione istituzionale con la Banca Centrale, non solo sul piano della vigilanza ma anche su quello dell’intelligence e della due diligence, messi al servizio delle nostre istituzioni.

Alice Mina (PDCS): A proposito di piano parallelo e di tentativo di destabilizzazione della nostra Repubblica, intendo richiamare le affermazioni pronunciate dall’ex ministro irlandese Dick Roche mercoledì 4 febbraio, nel corso della conferenza tenutasi a Bruxelles e organizzata da EUA Live, intitolata “Microstati e associazioni con l’Unione Europea”, alla quale ha preso parte, guarda caso, anche un rappresentante di Starcom Holding.  Cito testualmente: consentire a determinate pratiche o entità dei microstati di entrare nel mercato unico dell’Unione Europea è come introdurre cellule cancerogene nel corpo; possono sembrare piccole e innocue all’inizio, ma possono metastatizzare e contaminare l’intero organismo. Sono parole di una gravità inaudita, offensive, profondamente scorrette e in totale spregio nei confronti di un Paese che da anni ha intrapreso un percorso rigoroso e strutturato di adeguamento agli standard internazionali, in particolare in materia di trasparenza e contrasto al riciclaggio.  A questi soggetti dobbiamo dire con chiarezza che la reputazione internazionale della nostra Repubblica non è oggetto di trattativa e che l’accordo di associazione non è merce di scambio. Nella nota del Tribunale si fa riferimento in modo generico anche a personaggi politici: un’espressione di questo tipo, se non chiarita puntualmente nelle sedi competenti, rischia di proiettare ombre indistinte sull’intera classe politica. Proprio perché crediamo nello Stato di diritto, dobbiamo pretendere che le responsabilità siano circoscritte e provate; se vi sono coinvolgimenti, interni o esteri, devono emergere con precisione, senza ambiguità e senza zone grigie; se non vi sono, deve essere altrettanto chiaro.  Da qui passa la nostra credibilità come persone impegnate in politica, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e la nostra autorevolezza nei consessi internazionali. Il richiamo a una responsabilità collettiva va oltre le appartenenze politiche. Condivido le parole del Segretario Canti quando afferma che è giunta l’ora di una sollevazione unanime della collettività contro chi, sammarinese o straniero, ha cercato e continua a cercare di condizionare il funzionamento democratico delle istituzioni della Repubblica. Qui non è in gioco una parte politica, ma il corretto funzionamento dei poteri pubblici, la credibilità internazionale del Paese e la nostra libertà istituzionale.  La Repubblica ha attraversato nei secoli momenti difficili, ma ha sempre difeso la propria indipendenza e dignità con equilibrio e determinazione. Il nostro dovere oggi è duplice: tutelare le istituzioni e il percorso strategico del Paese, incluso quello europeo, e preservare la coesione interna, evitando che divisioni strumentali diventino terreno fertile per chi punta a indebolirci. In questo momento storico l’unità istituzionale non è un’opzione retorica, ma una necessità politica e morale. Dimostriamo che la Repubblica è più forte di qualsiasi tentativo di ricatto e che la nostra democrazia è solida perché sa reagire con maturità, nel rispetto delle regole e con la forza della propria identità.

Alessandro Scarano (PDCS): Intervenire in questo dibattito non è semplice. Vorrei ricordare che esso scaturisce da un ordine del giorno dell’ultima Commissione Affari Esteri e che si fonda, da un lato, sugli elementi contenuti nel comunicato stampa del Dirigente del Tribunale, Giovanni Canzio, e, dall’altro, sul riferimento iniziale del Segretario di Stato Canti, che ringrazio. Non disponiamo di ulteriori elementi, essendovi un’indagine in corso coperta da segreto istruttorio, con tutte le cautele che ciò comporta. Siamo di fronte a un attacco frontale alla Repubblica di San Marino e alla sua sovranità. Oltre ai reati di corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio, vengono indicati reati di una gravità senza precedenti: attentato contro la libertà e l’integrità della Repubblica di San Marino, attentato contro la libertà dei pubblici poteri e minaccia contro l’autorità. Reati che dovranno essere provati sulla base delle indagini in corso, ma che, se confermati, costituirebbero il cuore di quel cosiddetto piano parallelo finalizzato a screditare la Repubblica e a esercitare pressioni per giungere a conclusioni favorevoli a taluni soggetti. Questo è inaccettabile.  Ha suscitato particolare rabbia leggere le dichiarazioni di un ex ministro irlandese nella conferenza di Bruxelles, che ha paragonato i microstati, e quindi anche la Repubblica di San Marino, a un carcinoma. Parole gravissime, rispetto alle quali dobbiamo prendere le distanze con fermezza e sdegno. Prima di giudicare gli altri, sarebbe opportuno guardare in casa propria. Il Paese ha scelto la strada della trasparenza e della legalità, superando opacità e zone d’ombra, come attestano anche riconoscimenti internazionali.  Ciò non significa che tutto sia perfetto, ma è innegabile il percorso virtuoso intrapreso, nel quale si inserisce l’accordo di associazione con l’Unione Europea, considerato da questo Governo e da questa maggioranza una scelta strategica. Sapere che un interesse privato, come la possibile cessione di un istituto di credito, possa mettere in discussione tale percorso è estremamente grave. Dipingere San Marino come un Paese non compliance e non affidabile, attaccando frontalmente le istituzioni anche attraverso la disinformazione, va contrastato con decisione. Dobbiamo fare fronte comune a tutela di un interesse superiore, che è la Repubblica. Le istituzioni hanno reagito prontamente. Rispetto al recente passato, la differenza è sostanziale: oggi le istituzioni reagiscono con fermezza, mentre in altre stagioni Banca Centrale e Tribunale furono coinvolti in programmi criminosi, con le conseguenze note. Ciò detto, ritengo che vi sia stata poca tempestività. La politica non deve occuparsi di vicende private, ma quando si tratta di operazioni sistemiche occorre una capacità di analisi e di reazione più celere. Dobbiamo rafforzare i presidi, garantire risposte chiare e tempestive, rafforzare responsabilità e capacità decisionale.  Concludo auspicando che si faccia piena chiarezza nei tempi e nei modi previsti dalla legge, ma con celerità, affinché si superi il clima di sospetto e vi sia una presa di posizione netta da parte di tutti. La nostra sovranità, lo Stato di diritto e la democrazia non possono essere messi in discussione da nessuno.

Emanuele Santi (Rete):  Quando abbiamo letto il comunicato del Presidente Canzio ci siamo molto preoccupati, tant’è vero che abbiamo ritenuto di andare dalle Loro Eccellenze con la richiesta di convocare un Consiglio straordinario, esprimendo formalmente la nostra preoccupazione. Devo però dire che i tempi di reazione non sono stati rapidissimi, perché dal 6 febbraio al 16 febbraio sono passati dieci giorni. Probabilmente i Segretari di Stato erano impegnati alle cerimonie olimpiche o in missioni già prefissate, ma quando si parla di potenziali reati di attentato ai poteri dello Stato e alla democrazia, qualcosa in più si poteva fare.  Segretario Canti, oggi ho letto una relazione che ho trovato debolissima. Quando in un comunicato si parla di un piano eversivo portato avanti da vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari, almeno qualcosa andava detto. Qui è passato il messaggio del “facciamo squadra”, “vogliamoci bene”, “stiamo uniti sul Tribunale”. Per carità, noi siamo disponibili a fare squadra contro un piano eversivo, ma vogliamo sapere.  Noi vogliamo stare dalla parte della verità e sapere come sono andate le cose.  Quando si parla di indebite pressioni, qualcuno ha richiamato il metodo mafioso. Non è una cosa da poco. L’investitore bulgaro è arrivato a San Marino un anno e mezzo fa. Gli sono stati stesi i tappeti rossi, sono state modificate le leggi, è stato accolto e avvallato. E oggi scopriamo che potrebbe essere un pericoloso criminale. In Commissione Finanze abbiamo posto domande. Dicevamo che stavamo andando verso l’Europa e che la Banca di San Marino, con l’accordo di associazione, avrebbe potuto aumentare di valore. Perché questa corsa a venderla? Sapevamo che vi erano esigenze patrimoniali, lo abbiamo sempre detto, ma con prudenza. A chi la vendiamo? A un investitore bulgaro. Ricordavamo che la Bulgaria è uno dei Paesi che ancora oggi presenta criticità, con instabilità politica, governi caduti e problemi di opacità. Si sapeva che vi erano stati problemi in Romania, in Germania, con segnalazioni per riciclaggio e finanziamento al terrorismo. Avevamo chiesto: siamo sicuri che siano le persone più adatte?  Ricordo le Commissioni Finanze in cui si spingeva per la vendita. Ricordo che nel Cda della Fondazione Ente Cassa c’erano collegamenti familiari evidenti: il babbo del Segretario agli Esteri, la moglie di un consigliere, nonché sorella di un Segretario di Stato. Ricordo consiglieri della Democrazia Cristiana che venivano in quest’Aula a spingere per la vendita. Se questi soggetti sono stati accompagnati verso l’acquisto della Banca di San Marino, qualche responsabilità politica c’è.  I cittadini si chiedono: chi li ha portati questi bulgari? Da dove arrivano? È vero o non è vero che hanno incontrato le più alte istituzioni già prima del deposito del famoso emendamento di dicembre? Poi vi è la questione normativa. Con un emendamento è stata abrogata la legge 130/95 sulle fondazioni bancarie, che consentiva alle fondazioni di detenere banche e imponeva il limite del 51 per cento. Oggi l’Ente Cassa, derubricato a fondazione semplice, non può detenere la banca. Ci troviamo di fronte a pastrocchi su pastrocchi: il soggetto giuridico è venuto meno, e se domani qualcuno volesse venderla non potrebbe neppure farlo. Ci sono stati arresti. Si è parlato di tangenti. La domanda è: chi le ha prese queste tangenti? Oggi dal comunicato apprendiamo che probabilmente le avrebbe percepite un membro del Cda. E si legge anche – e questo sarà da verificare – che 500.000 euro di consulenza sarebbero stati versati da San Marino Group alla moglie di Delvecchio.  Quei 500.000 euro la Banca Centrale li conosceva? È vero oppure no? Perché questa è una cosa enorme.  Quando è stato versato il capitale sociale, quando San Marino Group ha messo i soldi, quando sono stati versati i 15 milioni di caparra, sono state fatte le verifiche? Quei soldi andavano bene? Il capitale sociale andava bene, la caparra andava bene, e quei 500.000 euro di consulenza erano noti?  Perché qui il punto è questo: se la Banca Centrale sapeva che c’erano 500.000 euro dati in consulenza alla moglie di chi doveva decidere sulla vendita, allora qualcuno doveva farsi delle domande. Oggi si parla genericamente di politici. Io sono un politico, non ho mandati di arresto, non sono indagato. Chi sono questi politici? Non si può chiudere il dibattito lasciando un’ombra indistinta su tutta la classe politica. Se il perimetro dell’indagine è chiaro, riferito a determinati soggetti e a quell’orbita legata all’accordo del 15 maggio comunicato il 16 maggio, allora lo si dica.  Per questi motivi anticipo che proporremo un ordine del giorno per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta. L’abbiamo fatto in passato e riteniamo sia doveroso farlo anche ora. Il Tribunale deve fare il suo corso, ma la politica ha il dovere di fare piena chiarezza su chi ha portato questi investitori, su eventuali tangenti, su eventuali responsabilità politiche e su tutto ciò che è accaduto in quell’orbita.  Non è più ammissibile procedere tra mezze parole e non detti. Il Paese merita verità, trasparenza e responsabilità.

Maria Luisa Berti (AR): Penso che fosse già particolarmente grave quanto stava emergendo nell’ottobre scorso in ordine all’acquisizione di una parte del pacchetto societario di Banca di San Marino da parte dell’investitore bulgaro e quindi anche rispetto all’indagine che era stata avviata dal Tribunale, che comunque sembrava avere connotati più di carattere interno.  Poi è emerso il comunicato stampa del Presidente Canzio, che molti hanno già richiamato nei suoi contenuti, soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto piano parallelo rispetto alla legittima strategia difensiva dei prevenuti nel processo, finalizzato a condizionare, anche tramite il concorso di una parte politica, una trattativa diretta ad ottenere il disinvestimento o la revoca della somma sequestrata, nonché tutte le pressioni anche a livello europeo per mettere in difficoltà il Paese nel percorso di associazione.  Penso però che il dibattito di oggi debba portare fuori da quest’Aula alcuni concetti chiari. Il primo è che non vi è alcun timore di affrontare certi argomenti. È importante mandare all’esterno il messaggio che, al di là di eventuali strumentalizzazioni politiche, in questa situazione i presìdi hanno funzionato.  Certamente può esservi un margine di miglioramento nelle tempistiche, ma sia il Tribunale sia Banca Centrale, a differenza di vicende accadute in legislature precedenti, hanno operato tempestivamente, impedendo che atti di questa gravità si perfezionassero. Un altro elemento che forse non è stato pienamente recepito riguarda quanto evidenziato, in particolare, dal Segretario Gatti nel suo intervento finale. Premetto che non conosco gli atti giudiziari, ma è stato affermato, da chi quegli atti li ha visionati, che la compromissione politica richiamata nel comunicato non sarebbe di pertinenza sammarinese. Dunque, allo stato attuale, non vi sarebbero indagati politici sammarinesi. Questo è un elemento di estrema importanza, soprattutto in una fase in cui negli ultimi giorni vi è stata anche una certa speculazione politica sulla vicenda.  Non possiamo dirci sereni, perché le insidie dei cosiddetti poteri forti nella politica ci sono sempre state e continueranno ad esserci. Tuttavia, oggi esistono strumenti per evitare quel connubio tra affari e politica che in passato ha generato danni rilevanti al sistema Paese. Gli strumenti normativi ci sono e, laddove necessario, devono essere ulteriormente rafforzati. Mi riferisco alle istituzioni diverse dalla nostra, al Tribunale in prima persona, alla Banca Centrale, e anche a noi come politica.  In questo momento vedo da parte di alcune forze politiche la tendenza a rappresentare il nostro sistema come debole e a sostenere la necessità di rivedere profondamente le modalità di valutazione degli investimenti, soprattutto esteri. Io ritengo che gli strumenti esistano, le norme esistano, e che la politica debba svolgere il proprio ruolo con onestà, pensando al bene del Paese e senza condizionamenti da parte di chi guarda a tutto fuorché all’interesse generale della comunità.  Questo è il messaggio che dobbiamo mandare fuori da quest’Aula: fermezza nel difendere le istituzioni, fiducia negli strumenti che abbiamo costruito e responsabilità nell’esercizio del nostro ruolo politico

Mirko Dolcini (D-ML): Qualche giorno fa il mio partito è uscito con un comunicato stampa che, senza mezzi termini, ha detto che la firma politica di questa situazione è della Democrazia Cristiana. Noi non vogliamo crearci un nemico in senso stretto, ma è innegabile che alcuni elementi per poter fare questa affermazione ci siano.  Innanzitutto l’emendamento che ha modificato la questione del 51 per cento è avvenuto in un Governo e in una maggioranza in cui il partito di maggioranza relativa è la Democrazia Cristiana. Non solo: lo ha ricordato anche il consigliere Santi, quando si discuteva della Banca di San Marino in Consiglio, molti consiglieri della Democrazia Cristiana sponsorizzavano quell’acquisto. È vero che nelle fasi finali qualcuno della maggioranza si era smarcato; ricordo gli interventi del presidente di Libera, Morganti, che diceva che quella banca non doveva essere venduta in quelle modalità. I distinguo ci sono stati.  Non è possibile che oggi dedichiamo un dibattito intero al tema e non riceviamo, per l’ennesima volta, informazioni, quando, a detta vostra, il Congresso di Stato conosce l’ordinanza.  Questo è uno scandalo epocale che segue un altro scandalo, sempre di matrice democristiana, quello della società privata dello spagnolo, e non è seguito un altro scandalo, quello della vendita dell’ex Symbol all’ambasciatore colombiano, solo perché l’opposizione è stata attenta e ha fatto il proprio lavoro.  Segretario Canti, della sua relazione cosa devo dire? Ci ha fatto una lezione di diritto processuale penale, per carità, ben venga. Ma io mi aspettavo altro. Mi aspettavo che si dipanasse la problematica, che si dessero rassicurazioni più concrete, non dico nomi, ma almeno l’esclusione di alcuni personaggi politici. Abbiamo assistito al comunicato del Dirigente del Tribunale. Lui saprà bene dove finisce il segreto istruttorio. Eppure è stato proprio il Presidente del Tribunale a darci più informazioni di quelle che avete dato voi oggi. Informazioni che scuotono, perché si parla del supporto di personaggi politici, di associazioni, di uomini d’affari. E allora non si può pensare di affrontare una vicenda del genere con una relazione come quella che abbiamo letto e con un dibattito così spento.  San Marino Group attacca anche oggi. Io mi aspetto una difesa forte da parte del Governo. Nelle prime righe del loro comunicato si legge che si aspettavano che le autorità utilizzassero la propria professionalità. Questo è un attacco grave. È un’espressione che mette in discussione la professionalità delle nostre istituzioni. E davanti a questo un Congresso di Stato e una maggioranza dovrebbero scagliarsi con ben altri toni. Invece ciò non accade.  Cosa ci chiedete? Un atto di fede, tutti insieme contro il nemico esterno, quando dallo stesso comunicato del Dirigente del Tribunale emerge che vi sarebbe un supporto interno. E allora vogliamo capire chi.  Ho già fatto questa riflessione in comma comunicazioni: non riesco più a capire in mano a chi sia questo accordo di associazione, se ai bulgari che ci osteggiano o a qualcun altro. A questo punto penso che veramente bisogna dare la parola alla popolazione.

Condividi su:

Puoi leggere questo articolo gratuitamente grazie al contributo di

Articoli correlati

Panoramica privacy
Insider.sm

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni essenziali, come riconoscerti quando torni sul nostro sito e aiutare il nostro team a capire quali sezioni trovi più interessanti e utili.

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.