Pedini Amati: “Aviosuperficie di Torraccia, un’opera prevista da vent’anni: sicurezza, trasparenza e un finanziamento vantaggioso per chiudere finalmente il progetto”

da | 30 Gen 2026

Segretario di Stato Federico Pedini Amati: Questa commissione, su questo punto, è stata richiesta soprattutto in seguito a un ordine del giorno del dicembre 2025 che, nei fatti, richiede da parte del Congresso di Stato una rappresentazione complessiva sul tema dell’aviosuperficie, con particolare attenzione al progetto, alla massima trasparenza dello stesso, alla sicurezza della zona, alla serena convivenza dei cittadini dell’area di Torraccia e, in particolare, alla discussione della parte finanziaria sulla zona indicata. Per quanto ci riguarda come Congresso di Stato, vi abbiamo consegnato tre relazioni. La prima riguarda le indicazioni tracciate dalla Segreteria al Turismo; chiaramente sono state predisposte insieme a me, al collega Gatti e a Ciacci. Una seconda relazione concerne strettamente la parte legata al territorio, mentre la terza è stata richiesta all’ente regolatore dell’aviazione civile e marittima. In queste tre relazioni potete leggere direttamente quali sono le linee guida e gli orientamenti emersi da parte di tutti questi attori.  Ho l’obbligo di rappresentare come si è sviluppato il rapporto relativo a un possibile finanziamento, oltre a quello già stanziato nei vari capitoli di bilancio negli anni passati, per quanto riguarda la messa in sicurezza e l’avvio dei lavori della pista dell’aviosuperficie – asfaltatura, massicciata, recinzione e quant’altro – i noti 3 milioni e mezzo già stanziati nei bilanci precedenti, sia per la parte eccedente sia, eventualmente, per la parte totalitaria, laddove vi fosse un intendimento comune. Ho inoltre l’obbligo di rappresentare lo svolgimento delle varie attività portate avanti con lo Stato dell’Arabia Saudita, ricordando che si tratta di un rapporto anche diplomatico. Il primissimo incontro avvenuto in Repubblica è stato infatti svolto presso la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, con la mia presenza, quella del Segretario Gatti e del Segretario Beccari; correva l’anno 2021.  Ricordo inoltre che nei quattro programmi di governo degli ultimi quattro governi, come potete verificare anche nelle relazioni, era sempre presente la messa in sicurezza, l’adeguamento o comunque la sistemazione di un’area che, all’interno del piano particolareggiato, è prevista come aviosuperficie. Non si tratta quindi di un’idea estemporanea: il piano particolareggiato prevede in quell’area la collocazione di una superficie. Da lì in poi, tutti i governi che si sono succeduti hanno indicato, nei rispettivi programmi, la volontà di porre in essere iniziative e azioni volte al miglioramento di quell’area.  Per quanto riguarda il rapporto con l’Arabia Saudita, voglio ripercorrere puntualmente come si è sviluppato, così che abbiate una cognizione chiara di quanto accaduto. Questo rapporto è passato sia attraverso questo governo sia attraverso quello precedente, incluso il periodo in cui governavamo insieme a colleghi che oggi siedono anche tra Rete e Domani Motus Liberi. La prima nota verbale della Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita, oltre all’incontro del 2021, è datata 18 marzo 2022. Nell’agosto 2023 il ministro del Turismo chiede di recarsi nella Repubblica di San Marino in visita ufficiale, con la presenza del Segretario Beccari e del sottoscritto. Sempre nell’agosto 2023 si tiene l’incontro tra il ministro del Turismo Al-Khateeb e i Segretari di Stato Pedini Amati e Beccari.  Nel novembre 2023, su mandato del Congresso di Stato, vengono assunte varie delibere, in entrambi i governi, che danno mandato di proseguire nel rapporto di reciproco interesse con uno Stato sovrano quale l’Arabia Saudita. A settembre 2023 il Congresso di Stato conferisce il mandato per firmare una lettera di intenti con il fondo sovrano di investimento dell’Arabia Saudita. Sempre a settembre, il Segretario Pedini si reca a Riad e firma la lettera di intenti per la cooperazione in materia di investimenti.  Nell’ottobre 2023 il fondo dell’Arabia Saudita comunica di aver deliberato la volontà di sostenere l’ampliamento dell’aviosuperficie di Torraccia con un prestito fino a 29 milioni di euro al 3 per cento. Nel frattempo avevamo fornito una serie di documenti progettuali, quelli disponibili in quel momento, che costituivano il progetto definitivo allora esistente. Successivamente è stato chiesto di intervenire ulteriormente sul tasso, per migliorarne le condizioni. Una delegazione saudita ha visitato la Repubblica di San Marino e, insieme ai vari stakeholder, ha verificato fisicamente le aree di interesse sulle quali si intendeva intervenire, tra cui l’aviosuperficie.  Nel novembre 2023, a distanza di pochi mesi, il fondo saudita accetta di finanziare i lavori di riqualificazione dell’aviosuperficie all’1,5 per cento per 18 anni. Qui mi fermo un attimo. Sappiamo tutti che la Repubblica di San Marino, sui mercati internazionali, accende debito a tassi di interesse decisamente più alti. Se utilizziamo risorse prese a prestito, paghiamo inevitabilmente quei tassi. Questo vale per le infrastrutture in generale, non solo per l’aviosuperficie. Questo progetto rappresenta un progetto pilota, l’inizio di altri possibili interventi. Per l’aviosuperficie, tutto ciò che vi sto dicendo è stato ampiamente spiegato in maggioranza e condiviso dal Congresso di Stato. Nel caso specifico, il tasso sarebbe dell’1,5 per cento per 18 anni, con tre anni di grazia, senza alcun aumento nel tempo, anche qualora si intervenisse su altre infrastrutture oltre all’aviosuperficie. Da questo punto di vista, le condizioni risultano estremamente vantaggiose.  Apro e chiudo una parentesi: il governo italiano, come riportato dai mezzi di informazione in questi giorni, ha portato a casa dall’Arabia Saudita investimenti per circa 500 miliardi di euro. Qui parliamo di un rapporto diplomatico tra Stati. Il mandato non se lo è preso il Segretario Pedini, ma è stato conferito dal Congresso di Stato, con condivisione nei vari passaggi con la maggioranza.  Nel novembre 2023, dunque, viene ulteriormente migliorato il tasso di interesse a favore della Repubblica di San Marino e i Segretari di Stato Gatti e Pedini chiedono, oltre a questo possibile finanziamento, se l’Arabia Saudita sia disponibile a finanziare anche altre opere. Banalmente si è sempre parlato dell’ospedale, ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa, perché allo Stato, oltre a questa richiesta, in questo momento non ce ne sono altre. In ogni caso è stata inviata una nota da parte mia e del Segretario Gatti verso l’Arabia Saudita per chiedere se questo fosse fattibile, e sto andando proprio punto a punto. Siamo a febbraio 2024 e, nell’ottobre 2024, in sostanza ci è stato detto che immediatamente dopo la chiusura dell’accordo sull’aviosuperficie la procedura sarebbe stata molto più semplificata, perché questo primo progetto pilota avrebbe consentito poi di andare avanti in altre possibili condizioni di finanziamento.  Badate bene, io sono sicuro che comprenderete che quando uno Stato richiede un aiuto economico a un altro Stato passa inevitabilmente un rapporto diplomatico. Forse in precedenza questo non era mai avvenuto, se non tanti anni fa con l’Italia, che attraverso la Cassa Depositi e Prestiti diede una mano, nel periodo postbellico, a favore dei dipendenti della Repubblica di San Marino di quell’epoca e per altre necessità. Non è mai stato aperto un canale di prestito economico per intervenire su un’infrastruttura. Io però non lo vedo come un’accezione negativa, anzi la vedo come un’accezione positiva per un motivo molto semplice. Si dirà: non possiamo essere ostaggio di un Paese, che sia l’Arabia Saudita, l’Italia, l’America o la Russia, per quanto riguarda il debito. Certamente, lo condivido. Ma se noi interveniamo con un prestito chiaro, con un importo fissato, che potrebbe essere dai 5 ai 10 milioni di euro per sviluppare la pista fino a 860 metri, non mi sembra che la Repubblica di San Marino si metta in pericolo per questo importo rispetto a un indebitamento complessivo sui mercati di oltre 300 milioni di euro. Un conto sarebbe che uno Stato sovrano detenesse il debito completo del nostro Paese, un altro è avere un prestito agevolato da parte di uno Stato per un importo, paradossalmente, anche molto piccolo, che potremmo onorare in qualsiasi momento, anche attraverso la riaccensione di un debito sui mercati se del caso.  Quindi questo pericolo di metterci nelle mani di chissà quale altro Stato sovrano e di essere condizionati non lo vedo assolutamente. Oltretutto, una volta saldato il nostro debito, il rapporto con questo Stato si esaurisce, quindi non ci vedo alcun problema. È un po’ come pagare un mutuo, lasciatemelo dire, per la ristrutturazione di un’abitazione.  Arriviamo così al periodo dell’ottobre 2024. Da lì in avanti il governo, tutto il governo, il Congresso di Stato, ha messo in campo collaboratori e consulenti per verificare la contrattualistica vera e propria del prestito, tra cui l’Avvocatura dello Stato. L’accordo è stato definito con l’avvallo dell’Avvocatura dello Stato ed è conforme alle norme della Repubblica di San Marino al 31 dicembre 2025. Oggi, mentre parliamo, abbiamo un contratto in mano che si rifà puntualmente alla legislazione sammarinese, con l’ok di tutti gli organismi istituzionali verificatori: il contratto va bene e può essere firmato.  Questo per quanto riguarda il ragionamento del prestito estero. Si dirà che non c’è solo il possibile prestito saudita, ma che c’era già uno stanziamento in essere, che il progetto approvato precedentemente prevedeva una pista da 600 metri e che quindi l’importo stanziato era tarato su quella lunghezza. Nella relazione di Matteo Ciacci, per la parte territorio, vedete i numeri: il costo per la messa in sicurezza e l’asfaltatura della pista da 600 metri è stimato in 3 milioni e 600 mila euro. Badate bene che sono stati fatti espropri, già avvenuti e in larga parte già pagati, per oltre 4 milioni di euro, non in quest’ultimo governo. Questo dimostra che la volontà, da parte di più governi, di quello precedente e di questo, anche in funzione degli espropri già effettuati e pagati, c’è sempre stata. È stato un obiettivo perseguito non da un unico Congresso di Stato, ma da più Congressi di Stato. Poi si dirà: come viene asfaltata la pista, come viene montata la recinzione, come viene realizzata la massicciata, come vengono informati i cittadini di Torraccia o il comitato contrario. Su questo abbiamo sempre dato ampia disponibilità a parlare con il comitato e con i cittadini, a spiegare l’inizio e la fine dei lavori e ciò che si andrà a fare in quell’area. Riteniamo però, in coscienza, che quando parliamo di messa in sicurezza non sia un vezzo, ma la realtà delle cose. Oggi, che si chiami aviosuperficie, rimarrà un’aviosuperficie anche con l’allungamento della pista a 860 metri. Una pista d’asfalto è molto più sicura di una pista in erba, così come una recinzione adeguata evita che animali o persone entrino in quell’area mettendo in pericolo se stessi o chi opera con gli aeromobili. Penso che questa sia una cosa seria e condivisibile.  Qui non c’è qualcuno che vuole fare un progetto particolare senza informare i cittadini o senza sedersi con il comitato. Si sta semplicemente dicendo che, dopo quarant’anni, vorremmo concludere ciò che è previsto in tutti i programmi di governo almeno degli ultimi vent’anni. A maggior ragione quando sono già stati spesi molti soldi per gli espropri di quell’area, altrimenti non avrebbe avuto senso pagare progettisti ed espropri per oltre 4 milioni di euro. Questa è la logica dello stato dell’arte ad oggi.  Si dirà: iniziamo con i 600 metri e con i soldi già stanziati a bilancio. Benissimo, ma non bastano per completare l’altra parte della pista, quella per cui il progetto deve ancora essere depositato, e c’è stato un ritardo per varie motivazioni. I 260 metri aggiuntivi, che porterebbero la pista da 600 a 860 metri, possono essere realizzati solo dopo il deposito del nuovo progetto e della relativa relazione geologica. Siamo in attesa esclusivamente di questi due atti formali. Gli incarichi sono stati dati da tempo, quindi si tratta solo di chiudere i lavori tecnici e procedere al deposito per poi partire con le attività nell’area.  Ovviamente, tutto ciò che ho detto siamo pronti a spiegarlo nel dettaglio alla cittadinanza, al comitato contrario, alla maggioranza, all’opposizione e a chiunque voglia conoscere nel dettaglio come si svilupperanno i lavori. Ma arrivati ormai a questo punto, al di là del finanziamento dell’Arabia Saudita, e considerando almeno i fondi già stanziati a bilancio da diversi anni per i 600 metri, dobbiamo semplicemente dirci se avviare i lavori o se abbiamo fatto tutto questo per poi non realizzare l’opera. Noi non possiamo iniziare i lavori “a metà”: dobbiamo iniziare i lavori con un progetto compiuto, definito. Se abbiamo detto che è fattibile portare la pista a 860 metri, perché non dovremmo fare una pista da 860 metri? C’è un motivo? Non vorrei che su questo si facesse un gioco, dicendo che, siccome serve un altro milione e mezzo per arrivare a 860 metri, allora, forse per non accendere un prestito di diversa natura o per non collocare ulteriori risorse, ci si ferma a 600 metri. A me sembra un’impostazione non opportuna, che rischia di trasformarsi in una contraddizione in termini: sarebbe un lavoro fatto a metà. Potrei stare qui a parlare delle relazioni e dei tanti ragionamenti che sono stati fatti in momenti diversi, ma posso riassumere così: il Congresso di Stato, con due diverse maggioranze, ha deliberato più volte su questo tema. La maggioranza è stata informata più e più volte anche sul finanziamento arabo e c’è sempre stato il semaforo verde. Se oggi c’è un ripensamento, lo dico con chiarezza, sugli arabi, sugli 860 metri o su qualsiasi altro aspetto, è bene dirlo. Ma va ricordato che questo non è un rapporto che passa attraverso l’interlocuzione con una società privata: è un rapporto diplomatico tra due Stati. E non faremmo una bella figura se, dopo aver chiesto noi un prestito del tutto conveniente per il nostro Paese, in due legislature, arrivati in fondo, oggi tornassimo indietro. Non ho mai personalizzato: non ho mai detto “l’ho fatto io”. Le cose le ha fatte il Congresso di Stato, la maggioranza le ha avallate. Se qualcosa non doveva avvenire, lo si doveva dire prima di arrivare a questo punto. Oggi sarebbe davvero complicato, di fronte al mondo che collabora con questi Paesi del Medio Oriente tornare indietro e dire: “Abbiamo scherzato, vogliamo tornare indietro, non abbiamo più interesse ad aprire con voi questa collaborazione”.  L’anomalia di questo Paese è non comprendere che, con l’avvio dei lavori dell’aviosuperficie si apre anche un canale di arrivo nella Repubblica di San Marino attraverso gli aeromobili, elevando il livello del nostro turismo. Se non capiamo che questa è una vera opportunità, allora non so quando e se faremo mai qualcosa per alzare il livello del nostro Paese anche in termini di maggiore indipendenza, considerando che non abbiamo il mare, non abbiamo altre grandi risorse, non abbiamo petrolio o altro. Non sarebbe un dispetto a qualcuno, sarebbe una mancata opportunità per la Repubblica di San Marino.  Sia chiaro anche un altro punto: non stiamo parlando di un aeroporto come l’aeroporto internazionale di Rimini. Si tratta di mettere in sicurezza un’aviosuperficie, con un allungamento dell’attuale pista di 260 metri. Non atterreranno, per capirci, i 747; potranno atterrare piccoli jet, chiamiamoli così, e su questo mi correggeranno i tecnici più esperti di me, che possono utilizzare una pista di quella lunghezza. Tutto il resto riguarda la sicurezza, anche a favore degli abitanti di Torraccia. Lo ribadisco: io mi sentirei più tutelato se un aeromobile che si muove in un’aviosuperficie atterrasse su una pista asfaltata piuttosto che sull’erba. L’ente regolatore, che in questo caso è l’Ente Registro Aeronautico e Navale della Repubblica di San Marino, potrebbe collocarsi nell’area di Torraccia per prestare quel presidio necessario nel momento in cui queste opere di edilizia verranno completate. Sarebbe una doppia garanzia: per lo Stato, che può verificare i velivoli che si recano in quell’area, e per i cittadini, oltre che per l’interesse generale della Repubblica. Anche da questo punto di vista non c’è trucco, non c’è inganno: non si capisce perché in questo Paese non si possa compiere, una volta per tutte, un’opera infrastrutturale che non è importante solo per un governo o per una maggioranza, ma per l’intero Stato.  Mi auguro, e lo dico sinceramente, che questa Commissione, una volta per tutte, dia il via libera allo sviluppo definitivo dell’area di Torraccia e dell’aviosuperficie, con tutti gli impegni che ci siamo assunti.

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