Onu, Parigi frena su Albanese: niente richiesta di dimissioni, solo un richiamo formale

da | 26 Feb 2026

Parigi fa un passo indietro. Dopo settimane di dichiarazioni dure e annunci ufficiali in Parlamento, la Francia rinuncia a chiedere formalmente le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi. La marcia indietro è arrivata durante il Consiglio per i diritti umani dell’Onu che si è tenuto a Ginevra, dove non è stata avanzata alcuna richiesta esplicita di lasciare l’incarico, ma solo un richiamo formale.

A rivelarlo è Politico, secondo cui la rappresentante permanente della Francia presso le Nazioni Unite a Ginevra, Céline Jurgensen, ha scelto una linea più prudente rispetto alle intenzioni annunciate nelle scorse settimane dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. In aula, lo scorso 18 febbraio, Barrot aveva parlato di una “lunga lista di provocazioni” attribuite alla giurista italiana, sostenendo che tali prese di posizione avrebbero richiesto “la dignità di un passo indietro”.

Nel suo intervento a Ginevra, Jurgensen si è limitata a denunciare dichiarazioni considerate inappropriate e a rivolgere un appello generale a tutti i relatori speciali dell’Onu affinché esercitino il loro mandato con “sobrietà, moderazione e discrezione”. Un cambio di tono significativo rispetto alla linea annunciata in Parlamento.

Non cambia però la posizione politica di fondo. Intervistato da Politico, il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha ribadito che per Parigi le “ripetute provocazioni” della relatrice restano motivo di forte critica e che, a giudizio del ministro, Albanese dovrebbe comunque valutare le dimissioni.

La vicenda si inserisce in un contesto diplomatico estremamente delicato, legato alle tensioni internazionali sul conflitto israelo-palestinese e alle polemiche suscitate da alcune dichiarazioni attribuite alla relatrice speciale. Parigi, pur scegliendo una linea meno frontale sul piano formale, mantiene dunque una posizione severa sul piano politico, evitando però lo scontro diretto in sede Onu.

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