“Non sono questi qui, è la massoneria”: il piano parallelo, i contatti e il retroscena che emerge dagli atti

da | 12 Apr 2026

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Dentro l’inchiesta del Tribunale della Repubblica di San Marino sulla tentata scalata a BSM c’è un passaggio che segna un salto di livello. Non si parla più solo di soldi, operazioni o consulenze. Si parla apertamente di massoneria, di contatti esterni e di un “piano parallelo” da attivare fuori dal processo.

Il riferimento emerge durante una conversazione intercettata, la notte del rientro da Tenerife, il 10 gennaio 2026, quando Andrea Delvecchio parla con il figlio Alessandro.

Il passaggio è lungo, diretto e senza filtri:

«Adesso c’è tutto un lavoro da fare, adesso, torno a parlare con Assen vediamo se è d’accordo con me. Tutto un lavoro da fare parallelo a quello del tribunale, pubbliche relazioni e … andare a parlare con quelli che comandano qua, che non sono questi qui, sono la massoneria, sono tutti quei delinquenti li. Dobbiamo trovare qualcuno che vada a parlare con quelli lì e che dica “allora facciamo finta che abbiamo scherzato e torniamo al 14 di ottobre?”. Vedi che gli conviene. Che smettiamo di fare la guerra. Se no vi state facendo la guerra a un paese che è questi 30 mila abitanti loro sono 10 milioni, quant’è più grande di te? Cioè il Venezuela contro Trump. Cioè potrai vincere? Mai. Cioè ti fai male che non hai capito. Ti fai un male che non hai capito. Allora quei quattro imbecilli che vogliono i voti della politica sarà meglio che, che,… dicano a quei due tre imbecilli che hanno fatto sta cazzata che bisogna tornare indietro. Questi, mi ha detto Federico, io adesso domani devo andare a parlare con Federico. Ha detto che è andato a Roma a parlare con della gente. Perché la massoneria che c’è quassù è la massoneria umbra e laziale. La massoneria umbra ha»

Un passaggio che non lascia spazio a interpretazioni: si parla esplicitamente di “andare a parlare con quelli che comandano”, identificati nella massoneria.


“Dovemo parlà”: il collegamento con Perugia e il Grande Oriente

Il documento non si limita a riportare la frase. Va oltre e collega quei riferimenti a elementi concreti.

Subito dopo, infatti, viene riportato un ulteriore passaggio:

«Ha dettò “ho parlato con uno dell’ufficio del piano de sotto”. Mi ha detto “dovemo parlà, perché tanto questi, se sè mettiamo d’accordo se rinnegano pure la loro madre”-, i sammarinesi…. proprio i ladri dei polli. Cioè, tra l’altro, cioè sei un paese sputtanato …”»

E a questo punto entra il dato investigativo:

«La polizia giudiziaria ha riscontrato che la società Maelius S.p.A. nella quale opera Federico Cerbella, ha sede a Perugia allo stesso civico del Grande Oriente d’Italia, ciò che rende verosimile il racconto di Andrea Delvecchio.»

Non è più solo un riferimento generico. Gli atti mettono in relazione diretta i racconti di Delvecchio con un elemento verificato: la coincidenza di sede con il Grande Oriente d’Italia.


“Uno che conosce bene”: i contatti dentro la Procura

Il giorno dopo, il 10 gennaio 2026, Delvecchio incontra proprio Federico Cerbella. E al ritorno racconta alla moglie un altro passaggio delicatissimo, sempre riportato integralmente negli atti:

«questi rimbecilliti quassù [la scrivente Autorità Giudiziaria, n.d.r.] hanno chiesto le intercettazioni telefoniche su Federico. Dall’Italia. Il riferimento è alla richiesta di assistenza giudiziaria internazionale inviata da questi giudici alla Procura della Repubblica presso la Corte d’Appello di Bologna, la quale ha chiesto a Perugia certificato penale generale di Cerbella (come se ne deduce dall’esito, cfr. aff.ti 2295 e 2327). Delvecchio prosegue riferendo che la fonte dell’informazione è interna alla Procura di Perugia, nella quale Cerbella ha «uno che conosce bene perché esce con la sua figlia da un anno e mezzo»»

Qui emerge un altro livello: non solo relazioni esterne, ma anche presunti contatti interni agli uffici giudiziari italiani.


Il piano prende forma: “pubbliche relazioni” e “potenza di fuoco”

Nei giorni successivi il quadro si completa. Il 13 gennaio 2026, Delvecchio parla con l’avvocato Silvia Rometti, legata a Starcom e San Marino Group.

La conversazione – riportata negli atti – serve a dare forma operativa a quel piano già anticipato:

«finalizzata a dare forma ed attuazione al “piano” tratteggiato da Delvecchio nella conversazione di pochi giorni prima con il figlio Alessandro»

E il livello si alza ulteriormente:

«Essi parlano infatti apertamente del fatto che Assen «stia mettendo in campo una potenza di fuoco»»

Un’espressione che, nel contesto descritto dagli investigatori, richiama l’idea di una strategia ampia, strutturata e non limitata al piano legale.


Il quadro: un doppio livello tra giustizia e relazioni

Quello che emerge dagli atti è un sistema su due piani:

  • da una parte la difesa giudiziaria ufficiale

  • dall’altra un livello parallelo fatto di relazioni, contatti e interlocutori esterni

E il passaggio chiave resta quello iniziale, quello più diretto:

«andare a parlare con quelli che comandano qua, che non sono questi qui, sono la massoneria»

Una frase che, da sola, riassume il senso dell’intero filone investigativo.

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