Nicola Renzi (RF): “Mentre la politica discute di complotti e commissioni, le famiglie vedono crollare il potere d’acquisto”

da | 16 Mar 2026

Nicola Renzi (RF): Le cose che stanno succedendo nel mondo sono di una gravità enorme e destano grande preoccupazione anche per le possibili ripercussioni nei confronti del nostro Paese. Abbiamo avuto modo di parlarne anche in Commissione Esteri. Tuttavia devo dire che, ogni volta che vengo in quest’aula, ho sempre più la sensazione che la distanza tra ciò che le persone vivono nella vita quotidiana e ciò di cui discutiamo qui dentro sia diventata siderale. Noi siamo qui a parlare di commissioni d’inchiesta, di complotti, di colpi di mano e di tante altre questioni, mentre la gente, nel giro di poche settimane, si è accorta che il proprio potere d’acquisto ha subito l’ennesima pesante battuta d’arresto. Molte famiglie stanno iniziando a fare fatica ad arrivare alla fine del mese e credo che dovremmo tenerne conto tutti. Assistiamo ad accelerazioni su alcuni dossier e, allo stesso tempo, al fatto che su altre questioni non arriva alcuna risposta. Sarebbe fin troppo facile citare il dossier dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, sul quale vediamo che mese dopo mese non si riesce ad arrivare a un risultato che molti vorrebbero raggiungere.  Venendo al tema di cui stiamo parlando, credo sia necessario dare alcune risposte rispetto a quanto è stato detto. La vicenda relativa alla Banca di San Marino sembra essersi sviluppata in due tempi diversi, almeno da quanto emerge dalle informazioni che si leggono sui giornali o nei comunicati stampa. In una prima fase si parla di possibili tangenti e di reati collegati alla cessione di quote della Banca di San Marino, da parte dell’Ente Cassa e della banca stessa. Successivamente, all’inizio di febbraio, è arrivata l’informazione di un presunto piano per sovvertire la libertà della Repubblica.  Di fronte a questo scenario la politica che cosa deve fare? La politica deve, da un lato, rispettare il lavoro degli inquirenti e attendere l’esito delle indagini e, dall’altro, fare il proprio lavoro, cioè verificare se vi siano responsabilità istituzionali, politiche o amministrative.  Per questo motivo tutte le opposizioni hanno chiesto fin da subito l’istituzione di una Commissione d’inchiesta. Lo abbiamo fatto immediatamente per una ragione molto semplice: volevamo salvaguardare il lavoro della magistratura. Infatti nel nostro progetto di legge abbiamo previsto due fasi. Da un lato l’analisi del percorso che ha portato alla compravendita della banca, un percorso che, da quanto abbiamo capito, parte già dalla fine del 2024 e quindi riguarda almeno un anno, se non un anno e mezzo, di vicende. Dall’altro lato abbiamo previsto che la parte relativa al cosiddetto piano parallelo venga affrontata dalla Commissione solo in un secondo momento, indicativamente a partire da ottobre 2026.  Questo dimostra chiaramente che non vi è alcun tentativo di sovrapporsi alla magistratura. E permettetemi anche di dire una cosa: basta con questo doppio pesismo e con questa continua valutazione di opportunità per cui qualcuno decide cosa si può fare e cosa non si può fare. Quando fu istituita la Commissione CIS non ho sentito nessuno sollevare queste obiezioni. Noi allora avevamo queste stesse attenzioni e le abbiamo anche oggi, tanto è vero che le abbiamo inserite nel progetto di legge.  Però sembra sempre esserci qualcuno che si erge a censore morale dell’aula e stabilisce ciò che è opportuno e ciò che non lo è. E non posso non reagire quando sento affermazioni secondo cui i giudici d’appello, a volte, emetterebbero sentenze senza aver letto le carte. Qui stiamo parlando di persone che sono finite in carcere e che poi sono state liberate proprio da sentenze dei giudici d’appello. Se davvero qualcuno pensa che i giudici d’appello emettano sentenze senza leggere gli atti, allora lo dica chiaramente e presenti una denuncia. Perché affermazioni di questo tipo non solo non fanno bene al dibattito politico, ma rischiano anche di gettare ombre sulla magistratura.  Tornando alla Commissione d’inchiesta, la ragione per cui riteniamo necessario istituirla è molto semplice. Qui non è in gioco soltanto una vicenda giudiziaria. Qui è in gioco il presente e il futuro del nostro sistema bancario e finanziario e, di conseguenza, anche il nostro posizionamento internazionale, compreso il percorso legato all’Accordo di associazione con l’Unione Europea.  Si sente dire spesso che il sistema Paese ha gli anticorpi. Io sinceramente questi anticorpi non li vedo. Mi sembra invece di aver rivisto dinamiche già viste in passato quando arrivavano offerte di acquisto per istituti di credito sammarinesi. Forse la vera domanda che dovremmo porci è un’altra: cosa succede realmente in questo Paese quando arriva un’offerta di acquisto per una banca e si attiva il processo autorizzativo?  Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il vero obiettivo della Commissione d’inchiesta: non cercare il colpevole di turno per una telefonata in più o in meno, ma capire se il sistema funziona oppure no. Perché se domani arrivasse un’altra offerta per l’acquisto di un istituto di credito, dobbiamo chiederci se ricomincerebbe lo stesso film: mesi e mesi di istruttoria, tensioni, polemiche, operazioni di polizia e alla fine una banca che resta bloccata in una situazione di incertezza.  Se ci sono responsabilità politiche, benissimo: approfondiamole. Ma facciamolo con serietà e con l’obiettivo di capire cosa è accaduto e come evitare che situazioni analoghe si ripetano.  La mia impressione, purtroppo, è che questo Paese sia sempre più attorcigliato su se stesso e sempre più intrappolato in dinamiche che impediscono di affrontare i problemi reali e di costruire soluzioni.

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