Nascite in lieve crescita, USL: ora servono interventi rapidi e strutturali

da | 12 Gen 2026

I dati più recenti sulla natalità aprono uno spiraglio dopo anni segnati dalla denatalità. Ventuno nascite in più rappresentano un segnale incoraggiante che, secondo l’Unione Sammarinese dei Lavoratori, merita attenzione ma anche prudenza. Un risultato che viene letto come un primo indicatore di fiducia nel futuro, ma che non può far abbassare la guardia sul piano delle politiche familiari.

Nel comunicato diffuso dall’Unione Sammarinese dei Lavoratori, il sindacato sottolinea come «i dati sulla denatalità, positivi finalmente, offrono l’opportunità di una riflessione» e come «ventuno nascite in più vanno salutate con un doveroso sebbene cauto ottimismo». Secondo USL, si tratta di «un segno tangibile che il Paese ha ripreso a pensare al futuro, che si va verso una crescita», ma allo stesso tempo ribadisce che «come USL, tuttavia, siamo abituati a guardare oltre alla superficie: c’è ancora molto da fare».

Il sindacato guarda ora all’azione del Segretario di Stato con delega alla Famiglia, Stefano Canti, auspicando un rapido ritorno sul tema con l’avvio del nuovo anno. Nel testo si legge che USL è convinta che il Segretario «vorrà tornare su questo tema con l’inizio del nuovo anno, ripartendo dalla bozza di Legge già presentata anche alle Organizzazioni Sindacali», una proposta che «contiene elementi e prospettive di rilievo, purché non venga modificata in negativo, in materia di contrasto alla denatalità». Proprio per la sua portata sociale, la bozza viene ritenuta meritevole di «essere ulteriormente approfondita e sviluppata attraverso un percorso di confronto strutturato, continuativo e soprattutto veloce al fine di addivenire alla sua lettura e approvazione in Consiglio».

USL ricorda di aver già trasmesso osservazioni scritte sul testo e avverte che, su un tema così delicato, «una politica dei piccoli passi rischia di incidere in maniera risibile». Tra le questioni ritenute più urgenti, il sindacato pone l’attenzione sulla tutela delle madri che non lavorano. Nel comunicato viene definito «imperativo domandarsi perché le donne che non lavorano e che hanno messo al mondo un figlio non abbiano diritto alla maternità: è ora che la legge lo preveda».

Una criticità che emerge anche dall’esperienza diretta, come sottolineato da USL, che riferisce di aver incontrato «tante neo-mamme o mamme in attesa, cui sfortunatamente nulla spetta perché non lavoratrici». Su questo punto interviene la Segretaria Generale Francesca Busignani, che nel comunicato afferma: «Se è vero come è vero che chi mette al mondo un figlio arricchisce la comunità tutta, la neomamma che non ha un lavoro deve poter godere degli stessi diritti della mamma lavoratrice, avendone paradossalmente addirittura più bisogno. Stessa cosa deve valere per gli assegni familiari, a meno che ovviamente non si tratti di persone molto abbienti».

Il messaggio che emerge è chiaro: i segnali positivi sul fronte delle nascite sono accolti con favore, ma per USL rappresentano soprattutto un’occasione da non sprecare. Senza interventi concreti, rapidi e inclusivi, il rischio è che anche questo timido cambio di tendenza resti isolato e non si traduca in una reale inversione strutturale del fenomeno della denatalità.

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