In vista dell’appuntamento “Libera le Idee – Verso l’Assemblea Programmatica”, in programma mercoledì 4 marzo 2026 alla Sala Montelupo, abbiamo incontrato Giulia Muratori, segretaria di Libera, per capire lo spirito e gli obiettivi di un pomeriggio che si annuncia come uno dei passaggi politici più significativi di questa fase.
Segretaria, perché proprio adesso una conferenza programmatica?
Libera ha nel proprio statuto l’impegno a svolgere ogni anno un’assemblea programmatica per fare il punto e rilanciare la propria azione politica. Non è quindi una scelta casuale, ma parte del nostro modo di essere.
Proprio perché siamo forza di governo e di maggioranza, in un momento come questo bisogna avere la capacità di coniugare gli impegni quotidiani con una visione di futuro, con una prospettiva di lungo periodo. La gestione è importante, ma senza visione non si costruisce nulla di duraturo.
Abbiamo scelto due momenti: “Libera le Idee” sarà un’occasione di ascolto vero, in cui saranno i rappresentanti dei settori — territorio, turismo, lavoro ed economia — a dirci cosa funziona e cosa no. Noi raccoglieremo quelle indicazioni e le tradurremo in una proposta politica che porteremo all’assemblea programmatica del 28 marzo.
Il metodo è semplice: prima ascoltare, poi decidere.
Negli ultimi mesi non sono mancati momenti di tensione politica. Mi riferisco in particolare alla vicenda dell’ordine del giorno sulla Commissione d’Inchiesta e al confronto acceso sul cosiddetto “piano parallelo”, su cui Libera e PSD hanno spiegato in Aula le proprie posizioni (come riportato anche da San Marino RTV). Quella vicenda ha incrinato la fiducia dentro la maggioranza?
In una coalizione composta da quattro forze politiche è assolutamente fisiologico che emergano sensibilità e posizioni diverse, talvolta anche all’interno degli stessi gruppi. È quanto accaduto nel comma sulla vicenda relativa a Banca di San Marino.
Oggi però posso dire con chiarezza che tutta la maggioranza condivide un punto: è ineludibile arrivare all’istituzione di una Commissione d’Inchiesta che faccia luce su eventuali responsabilità politiche.
Questo dovrà avvenire senza in alcun modo interferire con il lavoro del Tribunale, che è primario e deve poter procedere nei tempi più rapidi possibili e nella massima serenità. Giustizia e responsabilità politica devono camminare su piani distinti ma complementari.
Libera conta dieci consiglieri e lei è uno dei leader più giovani della politica sammarinese. Se dovesse indicare tre priorità immediate per cambiare davvero San Marino, quali sarebbero?
Se devo indicare tre priorità vere per cambiare San Marino, parto dall’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. È la scelta strategica più importante per il futuro del Paese. Significa entrare nel mercato unico europeo in modo paritario, dare più opportunità alle nostre imprese e ai nostri cittadini e rafforzare la nostra credibilità internazionale. È una leva di crescita concreta, non ideologica. Per arrivare a ciò è essenziale, come indicato nel Clarifying addendum, addivenire ad un accordo con Banca d’Italia al fine di rendere compliance agli standard europei il nostro sistema bancario e finanziario nel minor tempo possibile.
La seconda priorità riguarda il futuro economico. Oggi siamo in piena occupazione, ed è un dato positivo. Ma la sfida non è solo avere lavoro, è avere lavoro qualificato. San Marino deve investire su nuove tecnologie, intelligenza artificiale, innovazione digitale. Anche un piccolo Stato può scegliere nicchie strategiche e diventare competitivo. Dobbiamo decidere dove vogliamo essere forti nei prossimi dieci anni.
La terza riguarda territorio e turismo. Stiamo lavorando a un nuovo strumento di pianificazione strategica territoriale, atteso da trent’anni. È un cambio di metodo: regole più moderne, modifiche graduali e confronto aperto fino al testo definitivo. Il turismo può diventare il motore di una nuova organizzazione del territorio, aiutandoci a ripensare qualità urbana, spazi, servizi.
Se c’è un rischio di perdita di competitività, è proprio questo: restare fermi ma anche evitare di tornare a sistemi economici opachi basati sul differenziale di legalità rispetto agli altri Paesi europei. Le scorciatoie nel nostro Paese non sono mai state premianti.
San Marino, come tanti piccoli Stati, vive il problema dei giovani che studiano fuori e non tornano, o che si allontanano dalla politica. Cosa farebbe concretamente per riavvicinare le nuove generazioni all’impegno pubblico?
Io appartengo a una generazione che ha visto crescere la sfiducia verso la politica: per gli scandali del passato, ma anche perché spesso non sono arrivate risposte concrete, soprattutto ai giovani. Questo ha creato distanza.
Per questo Libera ha lanciato un sondaggio dedicato proprio alle nuove generazioni: vogliamo metterci in ascolto, capire quali sono le loro esigenze e anche ripensare il nostro modo di comunicare.
C’è un problema evidente di partecipazione e di ricambio. E questo è un rischio per il Paese. I giovani non sono solo “il futuro”, sono già parte del presente, e devono essere coinvolti nei processi decisionali.
Se vogliamo che San Marino sia attrattiva per un trentenne qualificato, dobbiamo offrire opportunità reali: lavoro innovativo, spazi di crescita, possibilità di incidere. La partecipazione nasce quando si percepisce che la propria voce conta davvero.
Vede le condizioni politiche per portare a termine questa legislatura con solidità e coesione? Oppure ritiene che sia arrivato il momento di aprire una riflessione su nuovi interlocutori, nuove alleanze o una diversa architettura politica dentro la maggioranza?
Libera intende portare avanti questa legislatura con responsabilità e coesione, a partire proprio dal punto che ha dato origine a questa maggioranza: stabilità e riforme strategiche, a cominciare dall’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.
Abbiamo preso impegni chiari con i cittadini e vogliamo portarli a termine. L’obiettivo è chiudere la legislatura nel modo migliore possibile, dando risposte concrete.
In questo momento non c’è alcuna riflessione su nuovi assetti o interlocutori diversi: siamo concentrati sul nostro ruolo di forza di governo. È chiaro però che continuiamo a guardare con attenzione alle forze che condividono i nostri valori identitari, nell’area progressista, riformista e liberale.
Se tra cinque anni dovessimo valutare l’eredità politica di questa stagione, cosa vorrebbe che si dicesse di Libera?
Tra cinque anni vorrei che si dicesse che Libera ha inciso sull’azione di governo. Che non si è limitata a occupare uno spazio, ma ha portato risultati concreti.
Vorrei si dicesse che abbiamo unito la politica del fare alla difesa dei diritti, della legalità e della trasparenza. Che abbiamo lavorato per uno sviluppo sostenibile e moderno del Paese.
E soprattutto che su ogni tema abbiamo avuto un approccio serio, pragmatico e concreto. Perché la credibilità si costruisce così: con coerenza e risultati.




