Giuseppe Maria Morganti (Libera): In questo Paese ci sono poteri economici che si contrastano vicendevolmente, spesso superiori alla forza della politica, e che fanno grandi affari sulle spalle dei cittadini e dello Stato. Queste lotte di potere hanno causato gravi perdite all’erario e se oggi abbiamo un debito pubblico lo dobbiamo proprio a questi scontri. Mi chiedo quando la politica riprenderà il potere nelle proprie mani per agire in piena autonomia e per il bene comune, senza farsi condizionare. Ricordo la faticosa strada percorsa dalla fine degli anni ‘90 fino al 2014 per tirare fuori il Paese dalle secche in cui i grandi affaristi lo avevano cacciato, anche grazie a decisioni lungimiranti e autonome come la firma unilaterale dell’accordo per lo scambio di informazioni con l’Italia. Non dobbiamo assolutamente farci ricacciare in quel tunnel, facendo pagare un prezzo alla nostra popolazione sui servizi. Il cosiddetto caso dei bulgari rientra perfettamente in questa ottica di poteri economici che sviluppano interessi; sapevamo che il progetto non era affidabile, ma lo abbiamo lasciato scorrere nel sistema. Per fortuna non si è realizzato, altrimenti ci saremmo trovati in casa figure ancor più potenti a minare la nostra stabilità economica, sociale e giuridica. Rispondo poi alle critiche dell’opposizione sul progetto di legge costituzionale depositato dalla maggioranza per istituire una commissione di inchiesta. Questo strumento darà alla commissione tutti i poteri inquisitori necessari. Riguardo alla famosa chiavetta con le tremila pagine ritirata dai membri della commissione giustizia, emerge chiaramente la gravità di questo tragico avvenimento. Ci tengo a sottolineare che la Banca di San Marino aveva ripreso ad andare bene prima che si parlasse dei bulgari, e mi auguro che lo Stato faccia la sua parte per ridare tutta la solidità necessaria a questo istituto cooperativo che ha il diritto e il dovere di esistere sul nostro territorio. Dico però al consigliere Carattoni che chiedere di far partire immediatamente la commissione con poteri inquisitori, mentre il tribunale sta ancora svolgendo le indagini, è pericolosissimo; basterebbe che un imputato facesse qualche dichiarazione in commissione per invalidare le prove e bloccare l’azione del tribunale. Concludo ringraziando Gian Carlo Venturini, che in questo caso si è dimostrato una guida forte nel volere e far partire questo progetto di legge il prima possibile, il che conforterà il Paese sulla nostra volontà di fare totale chiarezza.
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