Alla chiusura della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il presidente Wolfgang Ischinger ha scelto un tono netto e privo di ambiguità: l’Europa deve prepararsi a camminare con le proprie gambe. Non si tratta di rompere con Washington, ma di prendere atto che il quadro transatlantico non è più quello di un anno fa.
Secondo Ischinger, il sistema internazionale sta attraversando una fase di trasformazione profonda, quasi distruttiva. Le tensioni sorte attorno alla Groenlandia e le divergenze sull’approccio alla guerra in Ucraina hanno incrinato la fiducia reciproca. Il riferimento è alle pressioni americane sul dossier groenlandese, percepite in Europa come un superamento di “linee rosse” che non possono essere semplicemente dimenticate.
Il messaggio, però, va oltre il singolo episodio. Per il presidente della conferenza, l’Europa deve definire con chiarezza cosa intende fare sul piano della sicurezza. Non bastano dichiarazioni di principio: servono scelte concrete, tempi certi, responsabilità condivise.
Il punto centrale resta l’Ucraina. Ischinger ha parlato di una posta in gioco “esistenziale” per il continente. L’esito del conflitto, ha sottolineato, riguarda direttamente la stabilità e la credibilità dell’Europa. Da qui la richiesta di rafforzare la pressione su Mosca, intensificare le misure restrittive e potenziare il sostegno militare a Kiev, in particolare sul fronte della difesa aerea.
Nel frattempo, la presenza statunitense a Monaco ha mostrato un’America divisa nel tono e nelle sensibilità. Da un lato esponenti politici che ribadiscono l’importanza del legame transatlantico, dall’altro voci che riconoscono un problema di fiducia crescente in alcune opinioni pubbliche europee.
A complicare il quadro è intervenuto anche l’annuncio del presidente Donald Trump sulla creazione di un nuovo organismo internazionale, il “Board of Peace”, con un investimento miliardario destinato a Gaza. Una mossa che alimenta interrogativi sul futuro equilibrio tra le istituzioni globali esistenti e le nuove iniziative promosse da Washington.
Il vertice di Monaco si chiude così con un interrogativo aperto: l’Europa riuscirà a trasformare le parole in una strategia autonoma e coerente? Per Ischinger, il tempo delle riflessioni è finito. Ora serve una direzione chiara.




