Nella continuazione dei lavori, viene poi chiesta la votazione della procedura d’urgenza sul comma 13: prima lettura del Progetto di legge “Modifica dell’art.21-bis della Legge 20 giugno 2008 n.97 e dell’art.171-bis del Codice Penale” (presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni): esso riguarda in particolar modo l’eliminazione dell’istituto della “riprensione” per il reato di molestie sessuali.
La procedura d’urgenza è messa in votazione e accolta con 41 voti favorevoli.
Nel dettaglio, il progetto di legge “si prefigge di punire in maniera adeguata reati contraddistinti da violenza di genere, ovvero percosse, lesioni, minacce, atti persecutori o molestie sessuali, eliminando quale possibile pena comminabile la riprensione. Viene dunque proposto di modificare l’art. 21-bis (Richiamo verbale) della Legge 20 giugno 2008 n. 97 e successive modifiche “Prevenzione e repressione della violenza contro le donne e di genere”, introdotto dall’art. 5 del Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161, e l’articolo 171-bis del codice penale (Molestie sessuali), introdotto dall’art. 12 del Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161, tenendo conto della delibera assunta in sede di commissione consiliare per gli affari di giustizia nella seduta del 10 settembre 2025, al termine del dibattito sulla relazione dello stato della giustizia relativa all’anno 2024”.
Alice Mina (PDCS) chiarisce subito la portata della scelta: mantenere la riprensione “rischia di trasmettere un messaggio sbagliato”, cioè una minimizzazione di comportamenti che colpiscono dignità e libertà. La violenza contro le donne, ricorda, è “un fenomeno strutturale” e la risposta dello Stato deve essere coerente e proporzionata. Anche Antonella Mularoni (RF) rivendica il risultato: “Le donne sammarinesi aspettavano questo passaggio da tempo” È un passo che definisce minimo ma necessario, un impegno preso e da rispettare, mentre sullo sfondo resta l’idea di una ricognizione più ampia di un codice penale datato e stratificato da decenni. Il Segretario di Stato Stefano Canti inquadra la modifica come frutto di un lavoro trasversale, ricordando che nel 2025, dall’entrata in vigore del decreto, vi è stato “un solo caso in cui è stata applicata la riprensione”. Ilaria Baciocchi (PSD) ammette che la riprensione era nata da “un compromesso maturato in maggioranza”, ma oggi si fa un passo avanti: è “una pena vetusta” che rischia di far apparire il fatto “in qualche modo minimizzabile”. Giulia Muratori (Libera) parla di un percorso che alla fine porta a un “passo in avanti” e a un segnale forte di unità. “Mantenere la riprensione, che è sostanzialmente un richiamo formale del giudice e una pena poco utilizzata, rischiava di minimizzare tali comportamenti” afferma Muratori. Carlotta Andruccioli (D-ML) definisce l’intervento “un passaggio di civiltà” e sostiene l’importanza di “inserire pene proporzionate ai reati, garantire un trattamento dignitoso per tutte le vittime di violenze e molestie e non minimizzare episodi che sono seri e gravi”. Enrico Carattoni (RF) ricorda che “le forze di opposizione hanno sempre tentato di eliminare la riprensione: prima con emendamenti alla finanziaria 2024, poi nella legge sviluppo, poi in Commissione; infine, dopo il Consiglio di dicembre 2025, si è riusciti a convincere tutte le forze di maggioranza della bontà di questo intervento”. Matteo Casali (RF) insiste sul legame tra pena e percezione sociale del reato, definendo la riprensione “modesta, anacronistica e irrisoria”. Matteo Zeppa (Rete) insiste su un punto: su questo tema “non debbano esserci differenziazioni politiche”. Ricorda che episodi di violenza hanno toccato anche le istituzioni e che proprio per questo il segnale deve essere forte. In Commissione, osserva, era già emerso come la riprensione non trovasse applicazione concreta, ma per Rete restava comunque inaccettabile: una sorta di “buffetto”, un richiamo formale che non può stare accanto a un reato come le molestie sessuali. Giovanna Cecchetti (indipendente) sottolinea come l’introduzione del reato di molestie sessuali nel 2024 fosse stata accolta con soddisfazione, ma già allora – ricorda – erano emerse “molte perplessità” sulla riprensione. Una pena che definisce lieve, inadeguata e inutile, con il rischio persino di generare ritorsioni nei confronti di chi denuncia. Michela Pelliccioni (indipendente) parla di un momento importante per il Paese, perché su un punto non si può più tergiversare: la violenza “non può essere tollerata né attenuata in alcun modo”. Ammette il rammarico per il percorso travagliato, ma rivendica la sintesi finalmente raggiunta.
Alle 13.00 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno alle 15.00




