La guerra in Medio Oriente entra nel dodicesimo giorno con una nuova escalation militare. L’Iran ha lanciato missili e droni contro diversi obiettivi nella regione, provocando l’immediata reazione dei Paesi coinvolti e aumentando il rischio di un allargamento del conflitto. Secondo quanto riferito dalle autorità degli Emirati, le difese aeree saudite sono riuscite a intercettare sei missili diretti verso la base aerea di Prince Sultan, mentre un altro è stato abbattuto nella parte orientale del Paese.
Gli attacchi hanno preso di mira anche installazioni militari statunitensi, tra cui la base di Erbil in Iraq e la sede della Quinta Flotta americana in Bahrein. Nello stesso tempo alcune esplosioni sono state segnalate nei cieli di Tel Aviv, dove l’allarme ha costretto milioni di cittadini a correre nei rifugi.
Sul fronte opposto Israele ha risposto con nuovi raid aerei, colpendo la periferia sud di Beirut e prendendo di mira anche un edificio residenziale nel centro della capitale libanese. La tensione si riflette anche all’interno dell’Iran, dove le autorità hanno avvertito che eventuali proteste contro il governo saranno considerate atti ostili e trattate come azioni di nemici dello Stato.
Nel frattempo emergono notizie sulle condizioni del nuovo leader iraniano Mojtaba Khamenei. Secondo il figlio del presidente Masoud Pezeshkian, il leader sarebbe rimasto ferito durante i raid congiunti di Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio, ma non sarebbe in pericolo di vita. Le informazioni ufficiali restano però scarse e non sono arrivate conferme dirette da parte delle autorità di Teheran, mentre sui social continuano a circolare indiscrezioni su un suo ricovero ospedaliero a seguito dell’attacco in cui sarebbe morto anche l’ex guida del Paese, Ali Khamenei.




