A quasi due anni dall’incidente, i genitori di Michela Lazzaretti, la 25enne di Verucchio morta il 20 maggio 2024 dopo essere finita con l’auto nel fiume Rubicone, tornano a parlare. Lo fanno attraverso il loro legale, chiedendo un confronto con il Comune.
Quel giorno, intorno alle 19.30, Michela era alla guida della sua Chevrolet Matiz lungo una strada comunale tra le frazioni di Fiumicino e Capanni. Con lei c’era un’amica coetanea. L’auto perse il controllo, urtò un terrapieno vicino agli argini e finì nel fiume. L’amica riuscì a liberarsi dalla cintura e a mettersi in salvo. Michela rimase intrappolata nell’abitacolo mentre la vettura affondava. Quando la Matiz fu recuperata dal Rubicone, per lei non c’era più nulla da fare.
Oggi i genitori, Giancarlo e Manuela, sostengono che la tragedia poteva essere evitata. «Se ci fossero state delle barriere di protezione, nostra figlia sarebbe ancora viva», dichiarano.
A spiegare i passaggi legali è l’avvocato Luca Campana, del Foro di Rimini: «La relazione dei nostri tecnici ha evidenziato diverse criticità su una strada di competenza comunale. Per questo abbiamo invitato l’ente a un tavolo tecnico nell’ambito di una negoziazione assistita, ma ci è stato comunicato che non intendono aderire».
La famiglia chiede un confronto per valutare eventuali responsabilità legate alla sicurezza del tratto stradale. «Michela è morta a 25 anni mentre tornava a casa dal lavoro. Il rifiuto di aprire anche solo un confronto tecnico ci lascia sgomenti», concludono i genitori.




