Meloni blinda il governo e guarda al Golfo

da | 4 Apr 2026

Giorgia Meloni prova a ricompattare il quadro politico e a spegnere le voci di crisi con una doppia mossa: da una parte la nomina di Gianmarco Mazzi al ministero del Turismo, dall’altra una missione riservata nel Golfo per affrontare il nodo della sicurezza energetica e i riflessi del nuovo scenario internazionale.

Dopo giorni di tensioni seguiti al referendum sulla giustizia, la presidente del Consiglio ha scelto di intervenire pubblicamente per ribadire che il governo non è in discussione. Nessuna apertura a rimpasti o cambi di assetto, nonostante le pressioni politiche e i casi che nelle ultime settimane hanno coinvolto alcuni esponenti dell’esecutivo, da Daniela Santanché a Matteo Piantedosi, sul quale Meloni ha confermato la propria fiducia piena.

Nel suo messaggio televisivo, la premier ha liquidato come “alchimie di palazzo” tutte le ipotesi su dimissioni, riorganizzazioni e scenari post-referendum, rilanciando invece l’idea di un governo concentrato sulle urgenze del Paese. Il passaggio che arriva da Palazzo Chigi è chiaro: non c’è spazio per scosse interne, mentre la priorità resta affrontare una fase definita complessa sia sul piano politico sia su quello economico.

In questo quadro si inserisce anche la scelta di Mazzi, considerato da Fratelli d’Italia un profilo solido e affidabile, vicino alla premier e ritenuto capace di tenere insieme sensibilità diverse. Il giuramento al Quirinale è arrivato dopo un Consiglio dei ministri rapidissimo, convocato di prima mattina e chiuso in pochi minuti.

La vera partita, però, si è spostata subito fuori dai confini italiani. La missione in Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, tenuta riservata fino all’arrivo della delegazione italiana a Gedda, ha avuto un obiettivo molto preciso: rafforzare i canali diplomatici e mettere in sicurezza le forniture energetiche in una fase di forte instabilità nell’area.

L’Italia, secondo quanto filtra, vuole mantenere aperto il dialogo con tutti gli attori coinvolti, compreso l’Iran, ma allo stesso tempo punta a blindare gli interessi strategici nazionali, a partire dagli investimenti di Eni e dalla continuità degli approvvigionamenti. Il viaggio si inserisce in una linea più ampia già avviata con l’Algeria e destinata a proseguire probabilmente anche con una tappa in Azerbaigian.

Se da un lato non si parla ancora di emergenza, dall’altro a Palazzo Chigi cresce la preoccupazione per i possibili contraccolpi su energia, inflazione e imprese. Meloni ha assicurato che il governo è pronto a usare tutti gli strumenti necessari per proteggere famiglie e sistema produttivo, ma nel frattempo dentro la maggioranza si apre anche un altro ragionamento: quello sulla destinazione delle risorse pubbliche.

La crisi internazionale, infatti, rimette in discussione anche il tema delle spese per la difesa, su cui il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aggiornato la premier e i vicepremier. E tra i partiti che sostengono il governo inizia a farsi strada una domanda sempre più concreta: se non sia il caso di spostare una parte di quei fondi verso priorità più immediate e più sensibili anche sul piano elettorale.

Il messaggio politico, comunque, resta uno solo: Meloni non intende arretrare, né aprire una fase di transizione. L’obiettivo è mostrare un esecutivo compatto mentre il contesto internazionale si complica e il fronte economico torna a farsi delicato.

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