L’esercito israeliano ha lanciato una nuova vasta ondata di attacchi contro obiettivi in Iran mentre la guerra in Medio Oriente entra nel suo quarto giorno e la tensione continua ad allargarsi all’intera regione. Secondo quanto riferito dall’Idf sul proprio canale Telegram, i raid hanno colpito siti di lancio missilistici, sistemi di difesa aerea e altre infrastrutture militari considerate strategiche.
Nelle stesse ore una forte esplosione è stata udita a Beirut, in Libano, mentre prosegue lo scambio di attacchi tra Israele e Hezbollah. Il movimento sciita sostenuto da Teheran ha ripreso i lanci di razzi e droni verso Israele in risposta all’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, avvenuta nei giorni scorsi durante una serie di attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Israele.
Nel frattempo, mentre il conflitto si intensifica, dall’Iran arriva una notizia destinata ad avere forti ripercussioni politiche: l’Assemblea degli Esperti avrebbe eletto Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema uccisa, come nuovo leader della Repubblica islamica. La notizia, riportata inizialmente dall’emittente Iran International e rilanciata anche dal quotidiano israeliano Haaretz, indicherebbe una scelta sostenuta dalle Guardie Rivoluzionarie per garantire continuità alla leadership del Paese in un momento di massima instabilità.
Nelle ore precedenti l’aviazione israeliana aveva colpito quello che è stato definito il più importante quartier generale degli ayatollah a Teheran e successivamente anche la sede dell’Assemblea degli Esperti nella città di Qom, l’organismo incaricato di nominare la guida suprema. Non è ancora chiaro se l’edificio fosse stato evacuato prima del raid o se l’attacco sia avvenuto mentre era in corso la votazione per la successione.
Secondo alcune fonti, gli 88 membri dell’assemblea si sarebbero già allontanati prima del bombardamento, mentre altre ricostruzioni sostengono che nell’edificio fossero rimasti soltanto alcuni funzionari addetti allo scrutinio. L’elezione del figlio di Khamenei ha sorpreso diversi osservatori internazionali, che ritenevano più probabile un rinvio della scelta almeno fino ai funerali ufficiali dell’ex guida suprema, previsti nei prossimi giorni nella città di Mashhad.
Intanto il clima resta tesissimo. I servizi segreti israeliani, attraverso un messaggio diffuso in lingua persiana sui social, hanno avvertito che «non importa chi verrà scelto: il destino del regime è già scritto e solo il popolo iraniano sceglierà il suo futuro leader». Un segnale che lascia intendere come la crisi sia tutt’altro che vicina a una soluzione.




