Matteo Zeppa (Rete): «Su questi emendamenti qualcuno deve spiegare: così rischiamo di tradire la nostra storia di accoglienza»

da | 22 Gen 2026

Matteo Zeppa (Rete) ha spiegato di aver voluto dividere il proprio intervento in due parti. Nella prima ha espresso una totale condivisione di quanto affermato sia dalla collega Baciocchi sia dal Segretario di Stato, mentre nella seconda ha annunciato la necessità di un confronto serio sugli emendamenti presentati. Ha chiarito fin da subito, ribadendo quanto già detto il giorno precedente, che come Partito Rete non vi era alcuna intenzione di stravolgere il decreto, poiché fin dall’origine era evidente che non si trattasse di un semplice copia e incolla del provvedimento adottato per l’emergenza ucraina, ma di un testo pensato per una situazione diversa.

Zeppa ha però dichiarato il proprio stupore nel trovarsi di fronte a emendamenti che, a suo giudizio, contraddicono quello spirito originario e sui quali è necessario chiedere spiegazioni. Ha ricordato l’esperienza significativa vissuta con l’accoglienza delle persone ucraine, anche in presenza di picchi rilevanti, e ha illustrato un semplice calcolo matematico, precisando di essere consapevole che dietro i numeri vi siano persone. Su una popolazione residente di 34.168 abitanti, trenta permessi di soggiorno straordinari determinano infatti un’incidenza dello 0,087 per cento, che scende allo 0,084 per cento se rapportata anche ai soggiornanti. Nonostante questi dati, ha osservato di aver assistito a una vera e propria battaglia su numeri che, dal suo punto di vista, è apparsa evidente e persino sconvolgente.

Secondo Zeppa, esiste un problema serio che riguarda una forma di razzismo legata all’etnia e alla religione, perché in questi giorni stanno passando messaggi che alimentano paure ataviche, dimenticando che anche i nonni dei sammarinesi emigravano e venivano guardati con diffidenza. Ha respinto l’argomento secondo cui con gli ucraini la situazione sarebbe stata diversa per la presenza di una comunità già esistente, sottolineando che questo non cambia il principio. A suo avviso, il vero problema è rappresentato da una ridda di voci che cresce, parla alla pancia delle persone e arriva a diffondere vere e proprie bestialità su chi cerca semplicemente di uscire vivo da un territorio di guerra.

Entrando nel merito degli emendamenti, Zeppa ha ricordato che dieci anni fa, in un comunicato per la Giornata dei profughi, il PDCS faceva esplicito riferimento alle famiglie, mentre oggi, con gli emendamenti presentati, verrebbe meno ogni richiamo all’unità del nucleo familiare, in contrasto anche con la direttiva europea 2013/33, che tutela proprio l’unità della famiglia. Ha chiesto quindi di spiegare come mai allora si parlasse di famiglie e oggi, invece, si rischi di dividerle. Ancora più grave, a suo giudizio, è l’emendamento all’articolo 2, che elimina la possibilità di rinnovo annuale del permesso di soggiorno introducendo una scadenza fissata al 30 giugno 2027, lasciando però nel comma successivo un riferimento ambiguo al rinnovo. L’impressione che ne deriva, ha affermato, è quella di concedere un anno di tempo per poi lasciare le persone al loro destino.

Zeppa ha poi sollevato il tema dell’utilizzo degli alloggi pubblici, chiedendo perché, nel caso dell’accoglienza degli ucraini, questo aspetto non fosse stato esplicitato, mentre ora viene introdotto. A suo avviso, il ragionamento sottostante sembra essere quello per cui allora si trattava di persone considerate caucasiche e di fede cristiana cattolica, mentre oggi no, e su questo ha chiesto spiegazioni dirette, dal momento che gli emendamenti sono stati redatti dalla maggioranza. Ha osservato che qualcuno avrà avuto una ratio nel predisporli, perché altrimenti il decreto adottato per l’emergenza ucraina avrebbe potuto essere semplicemente mantenuto così com’era.

Ha infine richiamato l’ultima modifica, quella che stabilisce che l’efficacia delle disposizioni del decreto decorra dalla data della ratifica fino al 30 giugno 2027, traducendola come la volontà di togliersi il problema e di non dare più la possibilità di rinnovo. A questo proposito ha posto una domanda diretta: se nel frattempo queste persone si integrano a San Marino, che cosa si farà? Ha ricordato ancora una volta che si sta parlando dello 0,08 per cento della popolazione, un’incidenza infinitesimale per la quale si è arrivati persino alla formazione di un comitato “Pro San Marino”.

Al di là dei numeri e delle intenzioni del Segretario di Stato, che secondo Zeppa aveva predisposto un decreto già condivisibile, il consigliere ha affermato che qualcuno dovrà spiegare seriamente se siano stati introdotti emendamenti altamente discriminatori rispetto alla storia della Repubblica. Ha ricordato che anche in occasione dell’accoglienza degli ucraini San Marino non si era tirata indietro, e ha quindi posto la domanda centrale: di cosa si è avuto paura? Ha ipotizzato che la paura possa derivare da chi scrive sui social, ma ha ribadito che la politica ha un dovere civile, politico e amministrativo di aiutare chi non ha più niente, e ha chiesto se si stia davvero abdicando a questo ruolo per il timore di perdere consensi.

Zeppa ha dichiarato di non voler nemmeno pensare a questa eventualità, ma ha ribadito che qualcuno dovrà spiegare perché siano stati introdotti emendamenti di questo tipo, poiché così si creano problemi reali. Ha invitato a non avere paura di chi urla o manifesta, ricordando che si vive in una democrazia, e ha definito come una costruzione tutto ciò che viene montato sul tema dell’invasione o della religione diversa. San Marino, ha sottolineato, ha fondato la propria storia anche sul pluralismo e sul rispetto delle altre religioni, e l’accoglienza non rappresenta un favore, ma una risposta a un grido di aiuto che nessuno ha imposto di raccogliere.

In conclusione, Zeppa ha posto una domanda finale: se qualcuno sia davvero pronto a rinnegare questa storia, e per quale motivo, che sia un ritorno elettorale o l’assecondare chi manifesta. Ha ribadito che questo non è un tema di destra o di sinistra, ma riguarda tutti, e ha concluso ricordando che il percorso era stato condiviso all’unanimità dall’Aula consiliare, dichiarando di non comprendere perché quella volontà sia stata modificata da un intervento normativo che va in tutt’altra direzione.

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