Marco Gatti (Segretario di Stato): «La mia Segreteria non finanzia alcuna testata: sulle partecipate decidono CdA e direttori, non la politica»

da | 22 Gen 2026

Segretario di Stato Marco Gatti: Per quanto riguarda il tema di dove si fa la pubblicità, io non so come sia stata risposta l’interpellanza perché le interpellanze vengono suddivise per competenza e quindi chi ha risposto avrà risposto per la propria competenza nel merito. Posso sicuramente rispondere per quanto riguarda la mia Segreteria di Stato, precisando che noi non finanziamo nessun tipo di testata, né cartacea né online. Per quanto riguarda invece le società partecipate, in particolare quelle che svolgono attività economica, come è stata richiamata Giochi del Titano, ricordo che Giochi del Titano ha un consiglio di amministrazione e un direttore, ed è il consiglio di amministrazione insieme al direttore che decidono come muoversi, perché svolgono attività economica. Questo è un comportamento che deve valere anche al di fuori dello Stato, perché non esiste che un socio dica a un consiglio di amministrazione o a un direttore cosa deve fare e cosa non deve fare, altrimenti si configurerebbe un’amministrazione di fatto della società. Per questo, sulle attività delle partecipate non posso rispondere, perché compete ai consigli di amministrazione e ai direttori decidere come promuovere la propria attività economica nell’interesse della società. Per quanto riguarda i contenuti della testata giornalistica citata, ci sono temi che non condivido, tra cui sicuramente l’impostazione sull’Europa. Credo che quella testata dovrebbe fare anche approfondimenti importanti, perché quando la stragrande maggioranza del Parlamento, della popolazione, del sindacato e delle associazioni di categoria attendono l’applicazione dell’accordo che ci offrirà l’accesso al mercato unico, una domanda bisogna porsela. Non siamo di fronte a una divisione a metà, ma a una larga maggioranza convinta di questo percorso. Il vero tema non è solo quali opportunità avremo, ma quali danni comporterebbe rimanerne fuori, perché ogni anno che passa diventa sempre più difficile per un Paese terzo come San Marino, enclave europea, rapportarsi economicamente con gli altri Paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia, nonostante l’accordo esistente. I regolamenti sovranazionali europei incidono sempre di più anche nei rapporti economici con San Marino. La domanda quindi è quali siano i danni se continuiamo a rimanere fuori.

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