Dopo ore di massima tensione internazionale, dai colloqui tra Washington e Teheran arriva un segnale che potrebbe cambiare gli equilibri. A parlare di “svolta” è stato il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati, secondo cui l’Iran avrebbe accettato di smantellare le proprie scorte di uranio arricchito.
L’intesa prevederebbe la diluizione del materiale ai livelli minimi e la sua conversione in combustibile non riutilizzabile per fini militari, rendendo impossibile l’accumulo necessario alla costruzione di un’arma nucleare. In caso di accordo definitivo, sarebbe garantito pieno accesso agli impianti agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, con la possibilità di verifiche anche da parte americana in una fase successiva.
Il nodo centrale resta quello delle scorte arricchite fino al 60% conservate nel sito sotterraneo di Isfahan, da tempo al centro delle preoccupazioni internazionali.
Il presidente Donald Trump ha mantenuto una linea prudente, affermando di non aver ancora preso una decisione definitiva, ma ribadendo che “a volte la forza serve”. Intanto Cina e Regno Unito hanno invitato i propri cittadini a lasciare l’Iran, segnale che l’allerta resta alta nonostante i segnali distensivi.




