Libera chiama, il PDCS ascolta? Il “buffetto” che vale più di una tromba

da | 29 Mar 2026

Dopo l’assise del PSD, anche Libera muove la maggioranza: meno rumore, più sostanza. Ma i messaggi sono chiari – e tutti indirizzati a chi governa davvero.
C’è chi suona le trombe e chi preferisce parlare sottovoce. Ma, nella politica sammarinese di queste settimane, il dato che conta non è il volume, bensì la direzione.

Dopo il PSD, anche Libera rompe – a modo suo – l’equilibrio immobile della maggioranza. Lo fa con toni misurati, con quella cifra stilistica che negli anni l’ha contraddistinta: responsabilità, serietà, continuità di governo. Nessuna fuga in avanti, nessuna tentazione di smarcamento. Ma guai a scambiare la moderazione per silenzio.
L’assemblea programmatica che individua le dieci priorità per il 2026 è, a tutti gli effetti, un atto politico. E dentro quell’elenco – ordinato, ragionato, quasi didascalico – c’è molto più di quanto sembri.

C’è innanzitutto una linea chiara: la necessità di ricompattare e riorganizzare l’area della sinistra progressista e democratica. Non è uno slogan, ma un’esigenza politica che si sta facendo strada, quasi in parallelo con quanto emerso anche nel PSD. Due percorsi diversi, ma una stessa domanda di fondo: questa maggioranza ha ancora un equilibrio interno o sta entrando in una fase di ridefinizione?

Ma il punto più interessante è un altro.

Tra i dieci punti indicati da Libera ce ne sono tre che, letti insieme, suonano come un messaggio preciso:

-accelerare sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea;
-rafforzare la vigilanza bancaria;
-migliorare la sanità pubblica.

Tre priorità che non cadono nel vuoto. Tre dossier che hanno nomi e cognomi ben definiti dentro il governo: Esteri, Finanze, Sanità. Tradotto: PDCS.
È qui che il tono cambia. Non c’è l’irruenza “rock and roll” vista nel PSD, non ci sono strappi o parole sopra le righe. C’è però qualcosa di forse ancora più incisivo: un richiamo garbato, ma inequivocabile.

Un buffetto. Di quelli che una madre dà al figlio quando vuole farsi capire senza alzare la voce.

Libera non rompe, non attacca, non mette in discussione la coalizione. Ma indica chiaramente dove si aspettano risposte. E soprattutto, implicitamente, dice che il tempo delle attese potrebbe non essere infinito.

Nel frattempo, il PDCS prosegue nel suo solco storico. Organizzazione, tesseramenti, Festa dell’Amicizia già in cantiere. La solidità di chi governa – o contribuisce a farlo – da decenni. Una macchina che non si ferma e che raramente si lascia condizionare dai segnali degli alleati.
Ma è proprio qui che si gioca la partita.

Perché mentre a sinistra qualcosa si muove – tra riflessioni, assemblee e tentativi di rimettere insieme pezzi di un’area politica – la domanda resta sospesa: in via delle Scalette qualcuno sta ascoltando davvero?
O tutto scorre come sempre?

San Marino, si sa, ha un suo modo tutto particolare di affrontare le tensioni: le assorbe, le diluisce, le rimanda. “Lascia chi facia”, si dice. Lascia fare.
Eppure questa volta la sensazione è diversa. Non c’è ancora rumore, ma c’è un sottofondo che cresce. Non ci sono strappi, ma ci sono segnali. E, soprattutto, c’è una primavera politica che si avvicina.

Carica, forse, di più emozioni di quanto qualcuno voglia ammettere.

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