Istanze d’Arengo, il Consiglio boccia il part-time imprenditoriale e l’abusivismo: sì al lavoro per i pensionati e alla riforma sull’affido dei minori

da | 17 Mar 2026

Comma 16 – Istanze d’Arengo

Istanza d’Arengo n.25 del 05-10-2025 – Affinché rispetto al part-time imprenditoriale sia esteso l’accesso ai benefici fiscali e sia eliminato il limite temporale previsto per la sua autorizzazione

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Il parere del governo sull’istanza d’Arengo numero 25 è che non è accoglibile in questi termini, ma le Segreterie competenti confermano il forte interesse a sostenere questo istituto, riconoscendolo come uno strumento utile per l’avvio di nuove attività economiche. La ratio originaria della norma era quella di agevolare l’avvio di un’impresa, intrinsecamente rischiosa, permettendo al titolare di mantenere temporaneamente il rapporto di lavoro dipendente. Oggi il contesto economico è cambiato e questo strumento può favorire l’attivazione e lo sviluppo, soprattutto per i giovani e i settori innovativi, prima di compiere il salto definitivo. Riteniamo legittimo e auspicabile interrogarsi sulla revisione della normativa, ma l’obiettivo non può essere quello di creare distorsioni concorrenziali o squilibri. Serve un approccio organico e una concertazione tecnica con le categorie economiche per aggiornare lo strumento alle esigenze attuali. Se l’orientamento del Parlamento è quello di cambiare la natura del provvedimento, trasformandolo da misura temporanea a strumento a tempo indeterminato con le relative agevolazioni fiscali, noi siamo pronti a farlo attraverso un approfondimento con i tavoli tecnici. L’obiettivo è armonizzare le normative per rendere questo strumento ancora più rispondente alle reali esigenze imprenditoriali del nostro tessuto economico.

L’istanza è respinta con 24 voti contrari e 11 favorevoli.

Istanza d’Arengo n.26 del 05-10-2025 – Affinché siano introdotte misure normative più incisive di contrasto alle attività esercitate in forma abusiva

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Il parere del governo è di non accogliere l’istanza. Il quadro normativo attuale, in particolare il decreto delegato 103 del 2023 che ha istituito la sezione analisi e controllo nell’Ufficio attività economiche, è già ampiamente esaustivo. Per quanto concerne l’accesso ai locali privati ad uso abitativo, il sistema vigente prevede già che, a seguito di denuncia, l’accertamento di eventuali attività abusive ricada sotto la competenza dell’autorità giudiziaria, che ha tutti gli strumenti e i poteri penali per intervenire. Personalmente sono dell’idea che i sistemi di controllo del Paese debbano essere per quanto possibile unici e organici, centralizzando le ispezioni per poi indirizzarle ai vari uffici competenti per l’applicazione delle eventuali sanzioni. L’istanza è di pregio perché inquadra un problema reale, come l’esercizio abusivo di attività legate alla cura della persona nelle abitazioni, ma ritengo che non occorra cambiare le norme per prevedere nuovi poteri amministrativi di repressione. Quello di cui abbiamo bisogno è di agire affinché le norme attuali vengano messe concretamente in esecuzione, portando avanti in maniera forte l’implementazione dell’organico che era già prevista e rafforzando gli uffici di controllo esistenti.

Fabio Righi (D-ML): Ritengo che il tema sollevato dagli istanti sia estremamente importante ed estremamente attuale. Ho ascoltato con molta attenzione la relazione del segretario Fabbri e le sue parole mi rincuorano non poco, specialmente rispetto alle notizie e a una certa strumentalizzazione che si è cercato di far passare tramite i mezzi di stampa. Il Segretario ha affermato una cosa importante, ovvero che il problema non risiede nella mancanza di norme e che le disposizioni attuali non sono lacunose, contraddicendo così le indicazioni emerse non più tardi di qualche settimana fa dalle relazioni delle competenti forze di polizia. Mi fa piacere sentire che la voce del governo oggi dice che le norme sono più che complete e che il vero nodo sta semplicemente nell’implementare ciò che esse già prevedono. Condivido pienamente anche la posizione del segretario, che coincide perfettamente con il mio pensiero e con quello della mia forza politica, sulla necessità in un Paese come il nostro di ragionare su una centralizzazione della gestione dei controlli sul mondo economico. Questo è fondamentale per garantire un ordine alla filiera dei controlli, perché l’attività ispettiva oggi è una vera e propria scienza che non deve basarsi su opinioni personali, ma deve seguire regole mirate per venire incontro alle esigenze del mondo del controllo delle attività economiche. In un piccolo Stato come il nostro possiamo permetterci un controllo puntuale per colpire chi sbaglia, lasciando lavorare serenamente chi invece rispetta le regole e svolge correttamente la propria attività. Mi fa piacere sentire oggi dal governo che c’è un problema di implementazione dell’organico e degli strumenti necessari, un’implementazione che in passato qualcuno ha consapevolmente ostacolato boicottando la centralizzazione dei controlli delle attività economiche. Andando più specificamente al punto dell’istanza d’Arengo in discussione, dal nostro punto di vista purtroppo non è sostenibile o accoglibile. Pur comprendendo perfettamente il problema di chi svolge attività evidentemente abusiva all’interno di abitazioni private, in questo ambito si scontrano diritti costituzionali fondamentali come l’inviolabilità del domicilio e il diritto di proprietà. Le normative attuali offrono già agli uffici competenti la massima possibilità di controllo a fronte di denunce specifiche, ma non si può bypassare l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria e del commissario della legge per entrare in una proprietà privata, poiché una segnalazione, che potrebbe anche essere presentata ad arte, non può mai autorizzare retate arbitrarie con la violazione dei principi costituzionali. Per queste ragioni manterremo una posizione contraria all’istanza, ma siamo assolutamente favorevoli a elaborare un ordine del giorno condiviso per dare forza all’implementazione degli uffici e di tutti gli strumenti atti al controllo previsti dalle normative vigenti, chiedendoci però onestamente chi, fino ad oggi, abbia impedito che questi controlli fossero realmente efficaci.

Giovanni Maria Zonzini (Rete): Non sono del tutto d’accordo con i colleghi e con il segretario di Stato che mi hanno preceduto, e annuncio che noi voteremo favorevolmente a questa istanza. Riconosciamo chiaramente i problemi legati alla richiesta di accesso alle abitazioni private, ma riteniamo che con leggi apposite e stringenti si possa e si debba bilanciare il diritto alla riservatezza e all’inviolabilità del domicilio con il sacrosanto diritto a una concorrenza leale. Chi lavora in regola, operando come operatore economico strutturato e sostenendo le relative spese, non deve subire la concorrenza sleale di chi svolge abusivamente un mestiere o una professione in casa potendo fare prezzi più bassi, una situazione che oltretutto danneggia lo Stato evadendo il fisco e i contributi previdenziali con incassi in nero. Le istanze d’Arengo non devono essere valutate come progetti di legge da applicare nel loro tenore letterale, ma vanno intese come chiare indicazioni politiche su ciò che la maggioranza del Consiglio intende fare in merito a un problema reale. Questa istanza solleva un problema concreto poiché oggi, nonostante le segnalazioni, è praticamente impossibile andare a sanzionare in maniera adeguata chi fa il parrucchiere in casa propria. È del tutto inutile avere leggi che prevedono multe salate se poi restano inapplicate, trasformandosi in inutili grida manzoniane. Ringraziamo perciò gli istanti per aver sollevato il tema e invitiamo l’intera aula a votare favorevolmente per dare un mandato politico forte al governo affinché adotti le misure legislative e amministrative più idonee a contrastare efficacemente e realmente la piaga dell’abusivismo che colpisce i lavoratori onesti.

L’istanza è respinta con 33 voti contrari e 3 favorevoli.

Istanza d’Arengo n.29 del 05-10-2025 – Per una modifica normativa del part-time imprenditoriale breve riguardante l’ampliamento del tetto massimo di ore ed una limitazione dell’accesso allo stesso.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Il governo ritiene di non accogliere l’Istanza. Le Segreterie di Stato competenti confermano tuttavia il proprio interesse a sostenere e valorizzare l’istituto del part-time imprenditoriale, come peraltro già ribadito nella precedente istanza di contenuto analogo, riconoscendolo come uno strumento utile e valido per favorire l’avvio di nuove attività economiche nel settore artistico tradizionale. Questo istituto, introdotto nel 2015, ha rappresentato un’importante innovazione consentendo al titolare, per un periodo massimo di tre anni, di mantenere un eventuale rapporto di lavoro subordinato mentre avvia un’impresa caratterizzata da un fisiologico livello di rischio. A distanza di 10 anni dalla sua introduzione pare opportuno avviare insieme alle parti interessate una valutazione complessiva sul suo funzionamento, sull’evoluzione del contesto economico e sugli eventuali interventi di aggiornamento necessari per garantirne ancora maggiore efficacia. A tal fine intendiamo avviare un percorso di confronto tecnico con le categorie economiche e gli organismi competenti, con l’obiettivo di individuare eventuali modifiche normative che rendano lo strumento più rispondente alle esigenze dell’attuale tessuto produttivo. Sottolineo la grande valenza dell’Istanza che solleva temi che stanno molto a cuore alle Segreterie, in particolare il grande valore del settore artistico tradizionale in cui è presente molta della nostra sammarinesità che si intende salvaguardare e tutelare. La mia segreteria è al lavoro per comprendere quali iniziative occorrano per favorire la formazione, il cambio generazionale e la creazione di un hub per non disperdere questo settore fondamentale. Tuttavia, le motivazioni che stanno alla base della richiesta mirano a rivedere la ratio della norma, toccando la durata triennale e chiedendo l’ampliamento del tetto massimo delle ore di lavoro subordinato da 20 a 30 settimanali. Questo significa aprire un tavolo completo di concertazione dove il confronto con le associazioni di categoria e datoriali è davvero imprescindibile. Ringraziando gli istanti per aver salvaguardato l’importanza del settore artistico tradizionale, comunico che nei prossimi mesi si vedrà una direttiva da portare all’attenzione dell’aula a salvaguardia di questo ambito, ma per le motivazioni spiegate chiediamo di respingere l’istanza.

Matteo Casali (Rf): Come nella precedente Istanza relativa al part-time imprenditoriale, noi riteniamo che ci possano essere degli elementi di interesse rispetto a questi temi e a queste richieste che i nostri concittadini portano all’attenzione dell’aula. Riteniamo infatti che ogni occasione di emersione di un determinato tipo di lavoro che magari le persone già svolgono non alla luce del sole, come un’attività parallela a un lavoro impiegatizio, sia qualcosa da favorire. Questo permette da un lato di allargare, seppur minimamente, la base imponibile, e dall’altro offre alle persone un’occasione di realizzazione personale o di sondaggio di determinate possibilità. Noi pensiamo che entrambe le istanze siano assolutamente meritevoli di attenzione, non solo per le attività legate all’artigianato, ma anche per una serie di attività emergenti, ormai consolidate ma non normate, come quelle online dello youtuber o del giovane che produce contenuti in rete oltre al lavoro impiegatizio. Ritengo quindi che questa forma di agevolazione rispetto al part-time imprenditoriale sia qualcosa da favorire. Personalmente ho solo una perplessità, che potrebbe essere regolamentata e risolta in sede di normazione in caso di accoglimento dell’istanza, ovvero la richiesta degli istanti di limitare la possibilità di accesso per le persone in cerca di lavoro. Non vedo il perché di questa limitazione, poiché il fatto di consentire a queste persone di accedere al part-time imprenditoriale potrebbe favorirle nella ricerca di un’occupazione più stabile, visto che purtroppo sappiamo che la ricerca di lavoro può essere essa stessa un lavoro in queste congiunture non troppo felici. D’altra parte, questa attività part-time potrebbe prendere piede, svilupparsi e diventare un’attività a tempo pieno per colui il quale cerca lavoro. Con questa sola perplessità, che potrebbe comunque essere affrontata in sede di regolamentazione, noi ringraziamo gli istanti e, come abbiamo fatto per l’istanza precedente, voteremo positivamente alla richiesta.

L’istanza è respinta con 31 voti contrari e 8 favorevoli.

Istanza d’Arengo n.27 del 05-10-2025 – Affinché sia introdotta una modifica normativa che permetta ai pensionati ordinari di anzianità di svolgere lavoro occasionale

Segretario di Stato Stefano Canti: Ricordo che la normativa, attraverso la legge 157 del 2022, aveva introdotto un’impostazione restrittiva, consentendo il lavoro solo ai pensionati di vecchiaia per non incentivare i pensionamenti anticipati. Successivamente, la legge 164 ha definito le forme ammissibili, come il lavoro occasionale e la collaborazione, e il decreto delegato 162 del 2024 ha ampliato la possibilità ai titolari di pensione di anzianità, ma solo se hanno raggiunto il requisito anagrafico per la vecchiaia, confermando il versamento a fondo perduto e il carattere residuale dell’attività. Consentire ai pensionati di anzianità di lavorare prima del raggiungimento dell’età prevista per la vecchiaia potrebbe anticipare l’uscita dal lavoro, con conseguenze sull’equilibrio del sistema previdenziale e occupazionale. Pertanto, un’eventuale estensione dovrebbe garantire limiti e condizioni per mantenere questo carattere residuale e non un rientro stabile nel mercato. Alla luce di queste considerazioni, lasciamo comunque libertà di voto all’aula su questa istanza d’Arengo.

Fabio Righi (D-ML): Ritengo che il tema portato all’attenzione dall’istanza sia di non poco conto e vada sostenuto, trovando le corrette modalità di adeguamento normativo. La direzione giusta, che da sempre sosteniamo, è che il nostro sistema e il mercato del lavoro non debbano prevedere restrizioni per chi ha voglia di portare un contributo a qualsiasi età. Dobbiamo creare opportunità, favorendo l’occupazione anche di chi è in pensione, affinché non venga abbandonato a se stesso, perché la disoccupazione non si combatte con i vincoli ma riducendo il tempo per ritrovare un impiego. Colgo l’occasione per aggiungere un elemento non presente nell’istanza, relativo alle pensioni di invalidità parziali o totali. Registriamo casi in cui, per inabilità fisiche che permetterebbero comunque lo svolgimento di alcune mansioni, la mancanza di una commissione specifica costringe le persone al riposo forzato in un’età in cui potrebbero ancora lavorare, creando danni psicologici e facendole sentire inutili. Dobbiamo ragionare verso un’apertura del nostro sistema, promuovendo chi ha voglia di rimboccarsi le maniche e lavorare legittimamente in trasparenza, pagando le tasse e creando un sistema flessibile che moltiplichi le opportunità anziché limitare la concorrenza.

Maddalena Muccioli (Pdcs): Esprimo il mio parere pienamente favorevole all’accoglimento di questa istanza d’Arengo e ringrazio gli istanti e il segretario per il riferimento. Voglio sottolineare che il testo dell’istanza richiede la possibilità di lavorare in forma occasionale specificamente per i pensionati di anzianità ordinaria, ovvero soggetti che hanno già versato il massimo degli anni contributivi e hanno rispettato pienamente il requisito anagrafico, e non per chi usufruisce di una pensione anticipata. Ragionando in un’ottica di sostenibilità del fondo pensioni, parliamo di persone che hanno contribuito per una lunga carriera lavorativa e non vedo alcun motivo per cui debba essere loro esclusa la possibilità di lavorare occasionalmente, continuando a versare contributi a fondo perduto. Inoltre, credo che questa apertura in certi settori potrebbe rappresentare una forte facilitazione per il fondamentale passaggio generazionale, specialmente per il trasferimento di competenze in quelle mansioni o in quei profili che risultano essere particolarmente specializzati.

Guerrino Zanotti (Libera): Ritengo che questa istanza d’Arengo vada analizzata soprattutto in un’ottica futura, perché un provvedimento fatto oggi porterà i suoi effetti sulle prossime generazioni. Attualmente la riforma del 2022 ha creato diverse categorie e dobbiamo pensare a colmare il divario temporale tra chi matura la pensione di anzianità e l’età per la vecchiaia, un divario che oggi è di circa sei anni ma che, a causa dell’elevato tasso di scolarizzazione e di quota 103, si ridurrà presto a tre o quattro anni al massimo. È necessario chiarire che l’eventuale accoglimento e modifica della norma dovrà prevedere che il lavoro occasionale sia riservato esclusivamente a chi è andato in pensione di anzianità con i requisiti pieni, e non a chi ha anticipato con dei disincentivi. Considerando che il lavoro occasionale è limitato a un massimo di 500 ore annue, in un momento in cui abbiamo una situazione occupazionale ottimale e non togliamo lavoro ad altri, credo che questa richiesta abbia una forte ragione d’essere. Inoltre, permettere questo tipo di impiego regolare aiuta a contrastare il lavoro in nero, portando al fondo pensioni risorse maggiori grazie alla contribuzione, motivo per cui esprimo una posizione di convinto accoglimento.

Michela Pelliccioni (indipendente): Confermare il mio voto positivo all’Istanza, che ci ha permesso di dibattere su un tema molto interessante, e apprezzo le specifiche tecniche fatte dal collega che mi ha preceduto. Permettere di lavorare in maniera occasionale alle persone con pensione di anzianità porta a diversi vantaggi, primo fra tutti l’importantissimo passaggio di competenze evidenziato dagli stessi istanti. Spesso le aziende si trovano con un organico limitato e un’eccedenza di lavoro, il che rende difficoltoso dedicare tempo alla formazione dei più giovani; per questo motivo, consentire l’affiancamento nel tempo da parte dei pensionati risulta fondamentale per trasmettere quello storico e quelle conoscenze che ai giovani mancano, pur essendo loro più avvantaggiati nelle tecnologie avanzate e nella digitalizzazione. Sicuramente la politica dovrà fare le proprie valutazioni e stabilire dei limiti chiari, ad esempio parametrando un tetto di reddito massimo percepibile e definendo le regole di cumulabilità. Si potrebbe ragionare in futuro anche su aperture per chi è andato in pensione prima del tempo con accorgimenti particolari, ma il mio voto su questa istanza resta sicuramente positivo.

Enrico Carattoni (Rf): Esprimo orientamento favorevole partendo dal presupposto che viviamo in un momento storico particolare nel quale le offerte di lavoro sono tendenzialmente superiori rispetto al numero dei lavoratori, grazie a una congiuntura economica favorevole e a politiche messe in campo negli anni. Il legislatore si è approcciato con cautela al macrotema del lavoro per i pensionati, ma con la riforma del 2022 si sono ampliate un po’ le maglie permettendo nuove tipologie. Sapendo che la sostenibilità del fondo pensione del primo pilastro vede un fisiologico sbilanciamento tra lavoratori attivi che contribuiscono e lavoratori passivi, credo che permettere a chi ha maturato i requisiti di anzianità di continuare a lavorare e versare un contributo solidaristico a fondo perduto sia un elemento positivo per tentare un riequilibrio del sistema. Chiaramente, in una realtà piccola come la nostra, le politiche del mercato del lavoro possono essere più flessibili e dovranno prevedere strumenti adattabili. In questo modo, qualora le condizioni dovessero cambiare in maniera repentina a svantaggio dei lavoratori, potremo compensare il divario garantendo sempre che le persone non ancora in età pensionabile siano favorite nella ricerca del lavoro rispetto a un pensionato.

Gemma Cesarini (Libera): Ringrazio gli istanti per aver portato all’attenzione dell’aula un tema molto sentito come quello del ricambio generazionale, in particolare per le difficoltà che si riscontrano in settori specifici come l’artigianato, dove il grado di fidelizzazione e il rapporto tra cliente e artigiano sono caratteristiche molto forti. Noi siamo chiaramente favorevoli all’istanza e vorrei sottolineare che si possono configurare due scenari nel passaggio dell’attività di impresa. Il primo caso è quello in cui l’attività viene passata a un familiare o a un figlio, e gli strumenti che il sistema mette a disposizione oggi sono più di uno, ovvero il lavoro occasionale o la solidarietà familiare. Nel secondo caso, in cui l’attività viene portata avanti da una terza persona, c’è soltanto la possibilità di ricorrere al lavoro occasionale, a cui oggi può accedere solo chi percepisce una pensione avendo raggiunto i sessantasei anni. In un settore come l’artigianato si comincia a lavorare molto presto, quindi è facile raggiungere la quota 103 e il requisito dei sessant’anni con anticipo. Ritengo inoltre che questo sia uno strumento utile per andare incontro e tutelare l’imprenditoria femminile, consentendo di sopperire ad assenze temporanee dovute alla maternità o semplicemente alla gestione della famiglia. Vorrei ringraziare anche per il parere fornito dal segretario tramite gli uffici preposti, perché effettivamente devono essere previsti dei correttivi: come evidenziato nel parere tecnico, forse non è corretto che possano accedere al lavoro occasionale coloro che sono andati in pensione con il disincentivo e non hanno raggiunto i requisiti. L’istanza è generica e chiede l’estensione del lavoro occasionale a chi ha raggiunto la quota 103, ma si può sicuramente ragionare sui necessari correttivi tenendo in considerazione i pareri tecnici

L’istanza è approvata con 36 voti favorevoli.

 

Istanza d’Arengo n.28 del 05-10-2025 – Affinché sia aggiornata la normativa che regolamenta l’affidamento “interno” e quello dei minori stranieri non accompagnati

Segretario di Stato Stefano Canti: L’istanza chiede di aggiornare e regolamentare in maniera esauriente, tramite l’emanazione di un testo unico, la normativa inerente alla tutela dei minori in stato di abbandono temporaneo e al loro affidamento, sia interno che per i minori stranieri non accompagnati. L’Associazione famiglie adottive affidatarie sammarinesi chiede di colmare le lacune della legge del 1986, differenziando chiaramente l’affidamento consensuale, inteso come rapporto di mutuo aiuto temporaneo tra famiglie, dall’affidamento giudiziale, predisposto dal giudice su segnalazione dei servizi laddove le facoltà genitoriali non siano valutate idonee. Attualmente le leggi vigenti non prevedono queste precisazioni né la possibilità di mantenere la continuità del legame affettivo se un bambino passa da un affido all’altro. L’istanza richiede anche di introdurre la valutazione e la formazione dei soggetti aspiranti all’affidamento e, per i minori stranieri non accompagnati regolati dalla legge del 2021, il prolungamento dell’accompagnamento del minore anche oltre la maggiore età fino al completamento di un progetto definito, oltre alla salvaguardia del diritto alla continuità affettiva nel caso in cui il minore venga dichiarato adottabile, permettendo alla famiglia affidataria di poterlo adottare. Questa istanza vuole valorizzare la stabilità relazionale e si inserisce pienamente negli impegni assunti dalla nostra Repubblica, adeguando la normativa interna ai più recenti standard internazionali e ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Segnalo inoltre che la direzione generale dell’ISS ha chiesto un incontro con il dirigente del tribunale per approfondire alcuni aspetti legati agli oneri di mantenimento dei minori in affidamento. Alla luce di tutto questo, pur rimanendo disponibili a ogni decisione del Consiglio Grande e Generale, comunico che per il governo l’istanza risulta pienamente accoglibile in quanto le proposte avanzate contribuiscono a rafforzare ulteriormente il sistema della protezione e tutela dei minori nel pieno rispetto del loro superiore interesse.

Sara Conti (Rf): Penso che l’indicazione positiva da parte del governo sia già un indicatore molto importante del fatto che questa istanza proviene da un’associazione, quella delle famiglie adottive e affidatarie sammarinesi, che fa un grande lavoro di sensibilizzazione e di sostegno per le persone che affrontano un percorso di questo tipo. Si tratta di un’associazione che ci aiuta a volgere lo sguardo verso uno spaccato di società che spesso non conosciamo o che consideriamo poco. Abbiamo già potuto apprezzare il loro importante apporto durante la stesura del progetto di legge del 2021 per l’affidamento dei minori stranieri non accompagnati, e il fatto che abbiano presentato questa istanza per andare a colmare quelle che possono essere le lacune all’interno della nostra normativa dimostra ancora una volta che noi abbiamo profondamente bisogno di queste associazioni e del loro lavoro. Per queste ragioni li ringraziamo e annuncio naturalmente che voteremo in modo favorevole all’Istanza.

Francesca Civerchia (Pdcs): Ringrazio gli istanti e l’associazione che oggi pone al centro della nostra considerazione e riflessione un tema molto importante da un punto di vista sociale. Le famiglie sammarinesi hanno da sempre dimostrato una grande attenzione e sensibilità, e meritano di avere una normativa rinnovata e maggiormente aggiornata al fine di poter accogliere con più facilità dei minori nel proprio alveo familiare. Voglio però evidenziare una nota dolente che prendiamo comunque in considerazione come spunto di riflessione per uno slancio costruttivo, ovvero la poca efficacia che ha purtroppo avuto nel tempo la norma sull’affidamento dei minori stranieri non accompagnati. Quella norma non ha funzionato e non è stata praticamente applicata per delle criticità relative alle caratteristiche del nostro tessuto sociale e dei nostri servizi, ma grazie al sollecito dell’associazione possiamo ritornare a lavorare per perfezionarla. Dobbiamo aiutare i nostri servizi affinché possano supportare maggiormente le famiglie, come ricordava prima anche il segretario Canti, perfezionando i registri in cui inserire le persone e le famiglie che desiderano accogliere un minore per circostanze particolari, comprese quelle relative alla violenza. Sono perciò molto contenta che il governo abbia dato indicazione di accoglimento di questa istanza per poter migliorare le norme a favore di tematiche così importanti e così a cuore della nostra società civile.

L’istanza è approvata con 31 voti favorevoli.

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