Istanza d’Arengo sulle forniture da aziende israeliane: pareri contrastanti in maggioranza

da | 20 Feb 2026

In Consiglio Grande e Generale questa mattina si è discussa l’Istanza d’Arengo n.2 del 05-10-2025: “affinché la Pubblica Amministrazione, l’ISS e le Aziende Autonome di Stato disdicano i contratti in essere che contemplino la fornitura di beni e servizi di aziende e società israeliane”. Il Congresso di Stato si esprime per il non accoglimento dell’Istanza. Su questa Istanza emergono sensibilità differenti anche all’interno della stessa maggioranza. Il Segretario di Stato Alessandro Bevitori riferisce che, a seguito delle verifiche presso l’ISS, “non risultano rapporti diretti con società aventi sede in Israele”. Sottolinea che un’interruzione unilaterale non trova fondamento nel quadro normativo vigente e potrebbe incidere sull’approvvigionamento farmaceutico, ricordando che San Marino non ha mai adottato misure restrittive oltre quelle derivanti da risoluzioni ONU o, nel caso russo-ucraino, da sanzioni UE recepite internamente. Giuseppe Maria Morganti (Libera) riconosce che la misura non sarebbe risolutiva, ma insiste sul valore politico del gesto: San Marino riconosce la Palestina e le testimonianze da Gaza parlano di violenze inaccettabili. Manuel Ciavatta (PDCS) invita a evitare letture manichee tra “buoni” e “cattivi” e distingue tra piano emotivo e piano giuridico-amministrativo. Ribadisce che la situazione a Gaza “non è accettabile”, ma osserva che l’interruzione unilaterale dei rapporti commerciali è problematica e difficilmente attuabile, anche per la complessità degli assetti societari internazionali. Per coerenza con l’indirizzo del Governo, il suo gruppo si dichiara contrario. Matteo Zeppa (Rete) respinge l’idea che sia una questione ideologica e parla di “genocidio evidente” che non può essere sottostimato. Pur prendendo atto che oggi non esistono forniture dirette, sottolinea che l’istanza guarda anche al futuro e che interrompere un circuito economico legato a un’economia di guerra è un dovere morale. Per Zeppa anche “un passo minimo” è un segnale politico, e annuncia voto favorevole. Tommaso Rossini (PSD) richiama un “obbligo morale ed etico” di continuare a denunciare le violazioni del diritto internazionale e riconosce che un embargo avrebbe un forte valore simbolico; tuttavia prende atto delle “criticità oggettive” sul piano formale e operativo. Fabio Righi (D-ML) riporta il confronto sul terreno della coerenza della politica estera: ogni segnale per un piccolo Stato è per definizione “piccolo”, ma non per questo irrilevante. Pur condividendo l’indignazione per le atrocità della guerra, ritiene che l’istanza rischi di far compiere alla Repubblica un passo oltre la propria tradizione di neutralità e annuncia voto contrario. L’Istanza è messa in votazione e respinta con 23 voti contrari, 7 favorevoli, 2 astenuti.

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