Quarto giorno di guerra in Medio Oriente e il conflitto si allarga ulteriormente. L’esercito israeliano è entrato nel Libano meridionale con truppe di terra, mentre l’Iran ha colpito l’ambasciata statunitense a Riad e una base in Bahrein. La tensione resta altissima in tutta la regione.
L’Idf ha confermato l’ingresso via terra in territorio libanese nell’ambito di un’operazione volta a rafforzare la difesa del fronte nord. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha spiegato che l’avanzata serve a impedire “fuoco diretto contro le comunità israeliane”, autorizzata dal premier Benjamin Netanyahu per consolidare il controllo di aree considerate strategiche nel sud del Libano.
Nella notte sono proseguiti anche i raid su Teheran e su Beirut. Secondo fonti israeliane, nel mirino ci sarebbero obiettivi legati a Hezbollah e ai Pasdaran. Hezbollah ha rivendicato attacchi con droni e razzi contro tre basi israeliane, parlando di rappresaglia per i bombardamenti sulle roccaforti del movimento sciita in Libano.
Sul fronte saudita, due droni avrebbero colpito l’ambasciata americana a Riad provocando un incendio. Washington ha confermato l’attacco e il presidente Donald Trump ha assicurato che “risponderemo all’attacco”, aggiungendo che gli Stati Uniti sono “pieni di munizioni” e pronti a reagire con forza. Il tycoon non ha escluso ulteriori escalation, mentre il vicepresidente J.D. Vance ha dichiarato che l’Iran “non sarà un nuovo Iraq o Afghanistan”.
Intanto, chiude temporaneamente l’ambasciata Usa in Kuwait e Washington invita il personale non essenziale a lasciare Bahrein, Giordania e Iraq. Intercettati droni anche nei pressi di basi militari occidentali nella regione, mentre le monarchie sunnite del Golfo valutano possibili contromisure.
Il conflitto, ormai regionale, coinvolge Iran, Israele, Libano e le principali potenze occidentali presenti nell’area. La prospettiva di un ulteriore allargamento resta concreta, con la diplomazia internazionale finora incapace di fermare l’escalation.




