La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, è morta nei raid condotti da Stati Uniti e Israele. Dopo le prime indiscrezioni, è arrivata la conferma ufficiale dalla televisione di Stato iraniana. Teheran ha proclamato 40 giorni di lutto nazionale, mentre nel Paese si alternano manifestazioni di cordoglio e proteste contro Usa e Israele.
Nella notte i Pasdaran hanno annunciato una risposta “senza precedenti”, con lanci di missili verso Tel Aviv e contro basi americane nel Golfo, tra Doha, Bahrein e Kuwait City. Esplosioni sono state segnalate anche a Dubai, dove un edificio sull’isola artificiale di Palm Jumeirah e l’aeroporto internazionale sarebbero stati colpiti. Intanto è stato chiuso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico mondiale di petrolio, con immediate ripercussioni sui mercati.
Secondo fonti iraniane, nei bombardamenti sarebbe morto anche il capo di Stato maggiore. La Mezzaluna Rossa ha aggiornato il bilancio di un raid su una scuola: oltre cento le vittime.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che esistono “buoni candidati” per guidare l’Iran e ha avvertito Teheran di non colpire ancora: in caso contrario, ha detto, la risposta sarebbe devastante. Sui social, Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià, ha parlato di “ora della liberazione”.
Il quadro resta incandescente: il Consiglio di Sicurezza Onu è stato convocato e il timore è che la crisi possa trasformarsi in un conflitto regionale su larga scala.




