L’inflazione registrata a San Marino nel 2025 si colloca su livelli in linea con quelli della provincia di Rimini, ma resta più elevata rispetto al dato italiano. È il quadro tracciato dalla CSdL, che commenta i dati definitivi diffusi nei giorni scorsi dall’Ufficio di Statistica e torna a sollecitare un confronto sui rinnovi contrattuali, soprattutto per quei comparti dove le trattative risultano ancora ferme.
Nel comunicato, il sindacato sottolinea che i numeri relativi al 2025 mostrano un avvicinamento tra San Marino e Rimini, sia per quanto riguarda il dato generale, sia per la componente legata ai “Prodotti alimentari e bevande analcoliche”, che negli anni precedenti aveva invece fatto registrare scostamenti più marcati. “Nei giorni scorsi, l’Ufficio di Statistica ha diffuso i dati definitivi dell’inflazione a San Marino per il 2025: sono in linea con quelli di Rimini, sia con riferimento al dato generale, che a quello relativo alla componente ‘Prodotti alimentari e bevande analcoliche’. In precedenza, quest’ultimo è stato quasi sempre molto più elevato nel territorio sammarinese”, scrive la CSdL.
Il sindacato richiama però anche un elemento metodologico che, a suo giudizio, va tenuto presente nella lettura dei dati. “Occorre precisare che Rimini utilizza l’indice NIC (intera collettività), mentre San Marino il FOI (famiglie di operai e impiegati) che, mediamente, assegna valori più bassi. Per i contratti che prevedono l’aggancio all’inflazione viene invece utilizzato l’indice IPCA (armonizzato UE), che abitualmente definisce un aumento dei prezzi al consumo più elevato rispetto agli altri. Le differenze sono dovute ad una diversa composizione del paniere e del peso attribuito ad alcuni beni e servizi”, si legge ancora nel testo.
Secondo la CSdL, anche il confronto con i dati di Rimini richiede alcune precisazioni tecniche, dal momento che il dato medio annuo non viene pubblicato direttamente ma è stato ricostruito dal sindacato a partire dai valori mensili. “Rimini fornisce il dato mensile, ma non quello medio, che è stato calcolato autonomamente dalla CSdL, sommando i valori mensili e dividendoli per 12: il margine di errore è minimo. L’ISTAT non pubblica il dato inflativo FOI distinto per le singole componenti il paniere, ma solo per il NIC e l’IPCA”, viene precisato nel comunicato.
Al di là delle differenze tra gli indicatori, il sindacato mette in evidenza soprattutto il dato politico e sociale che emerge dal confronto. “È di tutto rilievo il fatto che, nel 2025, San Marino e Rimini hanno registrato un dato medio annuo molto più elevato di quello italiano (nonostante la crescita dei prezzi dei ‘Prodotti alimentari e bevande analcoliche’ sia stata inferiore). Sarà necessario approfondirne le ragioni”, osserva la CSdL.
Il ragionamento viene poi allargato a un arco temporale più lungo. Attraverso la tabella allegata al comunicato, il sindacato propone infatti un confronto tra San Marino, la provincia di Rimini e l’Italia dal 2012 al 2025, sostenendo che nel complesso il dato sammarinese resti comunque inferiore a quello rilevato oltreconfine e, in parte, anche a quello nazionale italiano. “La tabella allegata consente di comparare l’andamento dell’inflazione nell’arco di 14 anni (la CSdL monitora costantemente il dato inflativo dal 2012) tra il nostro Paese, la Provincia di Rimini e l’Italia. San Marino ha registrato un’inflazione del 3,2% inferiore a quella di Rimini e dell’1,5% inferiore a quella nazionale italiana. Rispetto all’indice IPCA, la differenza sale al 4,5%”, si legge nel testo.
Per il sindacato, tuttavia, il nodo centrale non è solo l’andamento statistico dei prezzi, ma il loro impatto diretto su salari e pensioni. Il comunicato insiste infatti sul tema della perdita di potere d’acquisto, evidenziando come il confronto con gli aumenti riconosciuti in busta paga o nei trattamenti pensionistici mostri un disallineamento crescente. “Ciascuno può evincere la differenza rispetto all’incremento della propria pensione o retribuzione, a seconda dei diversi contratti applicati dal datore di lavoro. Le voci della tabella relative al periodo 2012-2025 costituiscono la semplice somma dei dati annui, senza calcolare la capitalizzazione. Quindi, il divario è ancora più ampio”, afferma la CSdL.
A questo, secondo il sindacato, si aggiungono altri fattori che hanno ulteriormente aggravato il quadro. “Inoltre, non tengono conto dell’aumento dei contributi e della mancata applicazione del fiscal drag, che hanno acuito ulteriormente la perdita del potere d’acquisto delle famiglie”, viene sottolineato nel comunicato.
La conclusione a cui arriva la CSdL è netta. “Ci troviamo quindi di fronte ad una vera e propria emergenza redditi fissi, in particolare quelli più bassi, che subiscono in misura molto più rilevante gli effetti dell’inflazione”. Una definizione che viene accompagnata da un nuovo richiamo alla situazione attuale, segnata – secondo il sindacato – da nuovi rincari e da un ritardo ormai non più sostenibile sul fronte contrattuale.
Il comunicato lega infatti la questione dell’inflazione ai recenti aumenti di carburanti, gas ed energia elettrica, che secondo la CSdL rischiano di spingere ancora verso l’alto il costo della vita. In questo scenario, il sindacato denuncia il fatto che diversi contratti risultino ancora fermi al 31 dicembre 2024. “I recenti rincari dei carburanti, del gas e dell’energia elettrica faranno nuovamente schizzare in alto i prezzi, mentre le tariffe di alcuni contratti di lavoro sono ancora ferme al 31 dicembre 2024”, si legge nel testo.
La critica si concentra in particolare su alcuni comparti dove, a detta della CSdL, le trattative risultano ancora ferme o non sono nemmeno state avviate. “Se le trattative per il contratto del commercio sono in corso, non altrettanto si può dire per quello dei ‘Bar, alberghi, ristoranti e mense’ e del settore pubblico allargato. In proposito, il Governo non si è ancora degnato di convocare i sindacati”, conclude il comunicato.
Il messaggio lanciato dal sindacato è quindi duplice: da un lato la richiesta di leggere i dati sull’inflazione in modo completo e comparato, dall’altro la sollecitazione a tradurre quel quadro in risposte concrete sul piano salariale e contrattuale, soprattutto per le fasce più esposte all’erosione del reddito.




