Incendio a Crans-Montana, salvi per quindici minuti: il ritardo della festa evita la strage a una coppia italiana

da | 3 Gen 2026

Un dettaglio apparentemente insignificante, quindici minuti di musica in più in una piazza, ha segnato il confine tra la vita e la morte. Da lì parte il racconto di Filippo, 24 anni, fidanzato di Eleonora Palmieri, che ricostruisce con tono misurato e senza enfasi la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio a Crans-Montana, dove un incendio scoppiato all’interno di un locale ha provocato decine di vittime e feriti.

Secondo quanto riferito dal giovane, la serata era iniziata come tante altre. Poco dopo la mezzanotte il gruppo era uscito di casa per raggiungere la festa all’aperto nella zona di Montana, separata da Crans da un laghetto ma collegata da un breve percorso. La musica, che avrebbe dovuto interrompersi quasi subito, era invece proseguita fino all’1.15 per scelta del dj. Una decisione che, col senno di poi, si sarebbe rivelata decisiva: quel ritardo aveva evitato che si trovassero nel locale al momento dell’inizio dell’emergenza.

All’1.15, Filippo, Eleonora e tre amici si erano spostati in auto verso Crans, parcheggiando di fronte al locale Constellation e mettendosi in fila per entrare. All’esterno la situazione appariva sotto controllo, nonostante la presenza di molte persone. Il clima è cambiato improvvisamente quando, giunti all’ingresso, una ragazza in evidente stato di agitazione ha iniziato a parlare con gli addetti alla sicurezza, che si sono precipitati all’interno. Il gruppo aveva appena fatto un passo oltre la soglia.

A quel punto, nel giro di uno o due secondi, si è scatenato il panico. Una massa di persone ha iniziato a fuggire verso l’uscita in modo incontrollato, travolgendo chiunque si trovasse davanti. Tutti sono stati spinti violentemente all’esterno e Filippo ha perso di vista i suoi amici, compresa Eleonora.

La ragazza si trovava sulla destra dell’ingresso ed è rimasta bloccata in prossimità della porta. Filippo ha tentato di rientrare ma è stato respinto dalla pressione della folla che cercava di uscire, centinaia di persone concentrate in un unico punto. Per alcuni interminabili secondi non è riuscito a capire dove fosse la fidanzata. Solo alzando lo sguardo ha visto le fiamme propagarsi all’interno del locale.

Attraverso il vetro l’ha riconosciuta dal cappotto mentre cercava di mettersi in salvo scavalcando i tavoli. Quando è riuscito a raggiungerla all’esterno, le condizioni erano già gravi: capelli bruciati, ustioni al volto, cappotto danneggiato dal fuoco e sangue sulle mani. Nonostante tutto, Eleonora era cosciente e gli ha chiesto di chiamare immediatamente un’ambulanza.

Valutando la situazione e i tempi dei soccorsi, Filippo ha deciso di non attendere. Ha caricato la ragazza in auto insieme a un’amica di lei e a un suo amico e si è diretto a tutta velocità verso l’ospedale di Sion. Una volta arrivati, l’hanno trasportata a braccia fino al pronto soccorso. Filippo è rimasto con lei fino al momento della sedazione, spiegando ai medici quanto accaduto: in quel momento, ha riferito, il personale sanitario non era ancora a conoscenza dell’incendio e la ragazza, non parlando francese, non riusciva a comunicare direttamente. Tutto si è consumato entro le due del mattino.

Nelle ore successive sono arrivati gli aggiornamenti clinici e la decisione di trasferire Eleonora in Italia. È stato disposto il trasporto in elicottero a Milano, all’Ospedale Niguarda. I genitori della giovane, inizialmente in viaggio verso la Svizzera, sono stati avvisati di fermarsi: la figlia li avrebbe raggiunti direttamente lì.

Una notte iniziata come una festa di Capodanno si è così trasformata in un incubo, dal quale Filippo e Eleonora sono usciti vivi anche grazie a quei quindici minuti imprevisti trascorsi in piazza. Un dettaglio minimo, che oggi assume il peso di una linea di confine tra ciò che è accaduto e ciò che avrebbe potuto accadere.

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