Un confronto intenso, nato dall’incontro tra due vite segnate da tragedie profondissime, ha riportato al centro una parola spesso dimenticata: perdono. Nella chiesa di San Fruttuoso a Monza si sono trovati faccia a faccia Mattia, condannato a trent’anni di carcere per omicidio quando era appena maggiorenne, e Carolina, madre di Lorenzo, il ragazzo di 18 anni morto dopo essere stato ferito alla gola durante una lite.
L’iniziativa ha dato voce a due esperienze di dolore che, pur partendo da posizioni opposte, si incontrano nella ricerca di un significato e nella possibilità di ricostruire una vita dopo la tragedia.
Durante gli anni trascorsi nel carcere di Opera, Mattia ha scelto di cambiare strada. Aveva promesso alla madre che avrebbe ripreso a studiare e così ha fatto: prima il diploma, poi l’ammissione all’università Bocconi e infine un master in marketing. Oggi lavora a Milano e sta terminando di scontare la sua pena in affidamento ai servizi sociali.
Tra le esperienze che lo hanno segnato di più c’è stata la partecipazione a un laboratorio di produzione di ostie promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Un lavoro simbolico che lo ha spinto a confrontarsi con il peso delle proprie responsabilità e con il significato del sacrificio e della redenzione.
L’incontro tra Mattia e Carolina ha mostrato quanto il perdono, pur difficile e doloroso, possa diventare un passaggio fondamentale per curare ferite che sembrano impossibili da rimarginare.




