Il 2025 si è chiuso di corsa e col fiato corto: bilancio “tecnico-politico” blindato, oltre 200 emendamenti dell’opposizione macinati in aula, battaglie su riforma IGR, cittadinanza, decreti. E, in mezzo, il PSD che ha alzato una bandiera pesante, quella della “questione morale”, portando il confronto su un piano che non è solo tecnico, ma politico e simbolico. Un finale da maratona più che da brindisi.
Poi, a gennaio, la foto di gruppo: comunicato congiunto della maggioranza, tono compatto, risposta secca alle stoccate di Repubblica Futura. Messaggio semplice: “qui si governa, uniti”.
Sereno? In superficie, sì.
Sotto, però, qualcosa si muove. Perché mentre la maggioranza fa quadrato, le cronache raccontano di Rete che apre il taccuino a sinistra, incontra PSD e Libera, parla di punti in comune, cittadinanza, temi etici, dialogo. Nessun patto, nessuna alleanza. Solo parole. Ma in politica le parole sono spesso i segnaposto delle mosse che verranno.
E il calendario non è neutro. ICEE, legge sulla cittadinanza, e all’orizzonte una legge sul fine vita: dossier che non chiedono solo voti, chiedono coscienze. E quando arrivano temi così, le maggioranze smettono di essere fotografie e tornano a essere conti.
Allora la domanda non è se sia legittimo parlarsi. Lo è. La domanda è perché adesso.
È la prosecuzione di quella linea “morale” e identitaria lanciata dal PSD a fine 2025, che cerca ora una sponda politica più larga? O è l’inizio di un sondaggio più aritmetico che ideale, per capire dove possono passare i numeri quando l’aula diventa un campo minato?
Noi di INSIDER.SM non facciamo dietrologia, ma teniamo gli occhi aperti. Perché a San Marino spesso le crepe non arrivano con un boato. Arrivano con un incontro, una frase cortese, un “vediamoci”.
Il 2026 è appena partito. E mentre qualcuno parla di unità, qualcun altro, forse, sta già facendo i conti. Non alla lavagna. Sottovoce.




