Lo scenario internazionale torna a incendiarsi attorno allo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo è di nuovo fermo dopo il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. A rilanciare lo scontro è stato Donald Trump, che ha annunciato un blocco dei porti iraniani dalle 16, con l’obiettivo di impedire a Teheran di vendere petrolio.
Il presidente americano ha parlato di un’azione coordinata anche con altri Paesi e ha avvertito che qualsiasi nave che pagherà pedaggi all’Iran verrà fermata. Non solo: sul tavolo restano anche nuove possibili operazioni militari mirate, mentre a Pechino è stato lanciato un chiaro ultimatum su eventuali forniture di armi.
Sul fronte diplomatico, però, emergono divisioni. Il premier britannico Keir Starmer ha preso le distanze, chiarendo che Londra non sosterrà il blocco navale, limitandosi a missioni difensive e puntando sulla riapertura dello Stretto per contenere il caro energia.
Intanto la risposta iraniana si fa minacciosa: i Pasdaran parlano di un “vortice mortale” pronto a intrappolare i nemici, mentre da Teheran si accusa Washington di aver fatto saltare un accordo ormai vicino sul nucleare.
Nel frattempo, il quadro regionale resta instabile. Dalla crisi in Libano alle tensioni con Israele, fino al tentativo di mediazione di Vladimir Putin, la situazione appare sempre più complessa. Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’energia mondiale, si conferma così il centro di una crisi che può avere effetti immediati su mercati e sicurezza internazionale.




