Nuovo scossone sul fronte internazionale: Joe Kent, capo del Centro Antiterrorismo degli Stati Uniti, si è dimesso, criticando apertamente la guerra in corso. Secondo l’ex funzionario, il conflitto sarebbe stato avviato non per una minaccia reale iraniana, ma per le pressioni di Israele e delle lobby americane.
Nel frattempo, la situazione in Medio Oriente continua a deteriorarsi. Prende sempre più consistenza la notizia dell’uccisione di Ali Larijani e del comandante Soleimani, attribuita a Israele, alimentando ulteriormente la tensione con Teheran.
Il punto più critico resta lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale. Dopo l’appello di Donald Trump a un intervento militare degli alleati, arriva il no della Francia: il presidente Emmanuel Macron ha escluso qualsiasi partecipazione a operazioni nello stretto, preferendo un ruolo futuro di scorta alle navi solo in un contesto meno conflittuale.
Sulla stessa linea anche l’Unione Europea. L’Alto rappresentante Kaja Kallas ha ribadito che la diplomazia resta l’unica via possibile, nel tentativo di evitare un’escalation ancora più ampia.
Il quadro resta quindi estremamente fragile, tra divisioni tra alleati occidentali e il rischio concreto di un allargamento del conflitto a livello globale.




