“La legge è uguale per tutti. O almeno dovrebbe esserlo.” Con queste parole si apre il comunicato di RETE, che interviene sul tema della riscossione fiscale nei confronti di soggetti residenti all’estero.
Nel testo si legge che “oggi però esiste una disparità evidente: chi risiede in territorio è chiamato a pagare fino all’ultimo centesimo di quel che deve, mentre chi ha la residenza all’estero può lasciare debiti senza che lo Stato disponga di strumenti realmente efficaci per recuperarli.” Secondo RETE si tratta di “diversi milioni di euro all’anno che lo Stato non riesce a riscuotere, da società e persone fisiche che aprono e chiudono attività e che non pagano contributi e monofase, approfittando delle maglie fiscali troppo larghe.”
Il movimento politico parla di una scelta precisa: “Non è una fatalità, ma una questione politica.” Nel 2015, al momento della ratifica della Convenzione multilaterale sulla Mutua Assistenza Fiscale, “fu inserita dal Governo di allora una ‘riserva’ che ne ha limitato l’efficacia proprio sul fronte della riscossione all’estero.” Una misura che “doveva essere temporanea, ma di fatto non lo è stata e continua a produrre un’ingiustizia palese tra contribuenti: chi è qui paga, chi risiede all’estero troppo spesso no.”
RETE sostiene che “la parità e l’equità non possono essere a geometria variabile” e annuncia di aver presentato in Consiglio Grande e Generale un Progetto di Legge per revocare la riserva alla Convenzione. L’obiettivo, si legge, è “rendere effettivo il principio di equità fiscale e di parità tra i contribuenti.”
Nel comunicato si precisa che con il PdL non si punta solo a recuperare risorse, “che pure è necessario viste le condizioni delle casse dello Stato”, ma anche a “ristabilire un principio cardine: le regole devono valere allo stesso modo per tutti, senza scorciatoie.”
Infine, RETE critica l’azione dell’esecutivo: “Soprattutto non è accettabile che il Governo abbia chiesto sacrifici ai cittadini aumentando la pressione fiscale attraverso la riforma IGR, ma poi non metta in campo strumenti per perseguire i disonesti che non pagano quanto dovuto.”
Il movimento conclude auspicando che “le altre forze politiche accolgano con favore la nostra proposta, che è aperta a tutte le osservazioni e modifiche del caso.”




