Fine vita: quando la politica prova a tenere insieme coscienza e legge

da | 17 Gen 2026

Ci sono temi che non entrano in aula in punta di piedi. Entrano con il peso delle domande che non hanno risposta facile, con il silenzio di chi ha vissuto la sofferenza e con la cautela di chi sa che ogni parola può diventare una frattura. Il fine vita è uno di questi. E il fatto che torni al centro del dibattito sammarinese non è una notizia qualsiasi: è il segnale che la politica, volente o nolente, sta camminando su una linea sottile tra diritto e coscienza.

In questo percorso, un passaggio merita di essere ricordato con chiarezza: l’iniziativa popolare promossa dall’Associazione Emma Rossi, che ha messo sul tavolo un progetto di legge costruito dal basso, prima ancora che nei corridoi delle istituzioni. Un Pdl che ruota attorno alle Disposizioni Anticipate di Trattamento, al consenso informato, alla possibilità di rifiutare o interrompere cure e al rafforzamento delle cure palliative. Non una bandiera di parte, ma una proposta che si presenta come ponte tra sensibilità diverse.

È un dettaglio che non lo è affatto. Perché quando un tema così delicato nasce da una spinta civica, la politica non può limitarsi a contarlo in termini di voti o schieramenti: deve misurarlo in termini di responsabilità.

Il confronto di questi giorni ha mostrato un tentativo – raro e prezioso – di tenere insieme due piani che spesso si respingono: l’autodeterminazione della persona e la tutela di un quadro etico condiviso. Non soluzioni definitive, non scorciatoie. Piuttosto una grammatica comune che prova a mettere al centro parole come dignità, accompagnamento, informazione, scelta consapevole.

Sul fondo resta la consapevolezza che San Marino non discute in un vuoto. L’eco di quanto avviene in Italia e in Europa attraversa anche la Repubblica. Ma qui il dibattito ha un timbro particolare: quello di un Paese piccolo, dove le leggi diventano rapidamente conversazioni tra famiglie, medici, comunità.

E forse il dato più interessante, oggi, non è tanto dove porterà questo percorso, ma come lo si sta affrontando. Con misura. Con ascolto. Con l’idea – ancora fragile, ma visibile – che su certi confini della vita la politica possa essere meno un’arena e un po’ di più un luogo di responsabilità condivisa.

Non è una conclusione. È un inizio. E, su un tema così, anche saper cominciare dal basso è già un segnale.

 

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