Il Parlamento europeo ha dato il via libera all’accordo sui dazi transatlantici con gli Stati Uniti, segnando un passaggio importante nei rapporti economici tra Bruxelles e Washington. Ma dietro il sì politico non c’è un’apertura senza condizioni: l’Europa accetta l’intesa, ma lo fa con molta prudenza.
L’obiettivo è chiaro: evitare un nuovo scontro commerciale con gli Usa in una fase già segnata da instabilità internazionale e tensioni economiche. Allo stesso tempo, però, il testo approvato mostra una linea molto cauta, con una serie di clausole di salvaguardia pensate per impedire che l’accordo si trasformi in uno squilibrio a favore americano.
L’intesa, firmata nel giugno 2025 a Turnberry, in Scozia, da Ursula von der Leyen e da Donald Trump, nasce infatti in un quadro ancora fortemente sbilanciato. Gli Stati Uniti continuano a usare i dazi come strumento di pressione politica ed economica, mentre l’Unione Europea mantiene un approccio più regolato e istituzionale.
Nel concreto, l’accordo prevede una riduzione delle barriere su alcuni beni industriali americani e una maggiore apertura del mercato europeo anche a prodotti agricoli e ittici statunitensi. In cambio, però, Bruxelles ha voluto blindare il testo con meccanismi di protezione.
Il punto politico più rilevante è proprio questo: se gli Stati Uniti dovessero superare determinate soglie tariffarie o introdurre nuove restrizioni, l’Unione Europea potrà bloccare o sospendere le concessioni previste. Un segnale evidente del fatto che il dialogo resta aperto, ma la fiducia è ancora molto limitata.
A rafforzare questa impostazione ci sono anche due clausole centrali. La prima lega l’entrata in vigore effettiva dell’accordo al rispetto degli impegni presi da Washington. La seconda, invece, introduce una scadenza già nel 2028, costringendo le parti a una verifica politica ravvicinata.




