Si allarga la frattura tra Stati Uniti ed Europa sul conflitto in Medio Oriente. Donald Trump spinge per un intervento nello stretto di Hormuz, ma da Bruxelles arriva un rifiuto netto: “Non è una guerra della Nato”. Una posizione condivisa dai 27 ministri degli Esteri Ue, che per ora scelgono di non seguire la linea americana.
La risposta europea irrita il presidente Usa, che torna ad attaccare gli alleati: “Quando servono, non ci sono”, accusa, lasciando intendere che le pressioni di Washington potrebbero aumentare nei prossimi giorni.
Il fronte del no coinvolge anche partner storici degli Stati Uniti. Germania e Regno Unito si sfilano, sottolineando che il conflitto con l’Iran non rientra nelle competenze della Nato. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è chiaro: la guerra deve finire e non verranno inviate navi finché il conflitto continuerà. Anche Londra respinge la richiesta, limitandosi a ipotizzare un supporto tecnico, senza impegno militare diretto.
Sulla stessa linea l’Italia. Antonio Tajani ribadisce che il Paese non entrerà in guerra, mentre il governo conferma che la missione europea nel Mar Rosso non sarà estesa allo stretto di Hormuz. Una posizione condivisa anche sul piano politico interno, dove emerge una convergenza trasversale.
Intanto si valutano possibili alternative. Da un lato si guarda a un eventuale coinvolgimento delle Nazioni Unite, dall’altro alla proposta francese di una missione di sicurezza marittima, ma solo in una fase successiva del conflitto. Al momento, però, non esiste una vera coalizione pronta a intervenire.
Sul fondo resta il nodo energetico. Lo stretto di Hormuz è cruciale per il traffico petrolifero globale, ma si fanno strada anche ipotesi alternative per il passaggio del greggio. La partita, però, resta aperta e il prossimo vertice europeo sarà decisivo per definire la linea dell’Ue e il futuro dei rapporti con gli Stati Uniti.




