Dalibor Riccardi (Libera): Parto dicendo che desidero aprire il mio intervento con un riconoscimento sincero alla Segreteria di Stato per il lavoro svolto sul progetto Smuvi. Lo faccio collegando questo apprezzamento anche all’iniziativa e al comunicato diffuso dalla Segreteria stessa, nel quale si evidenzia che, dopo l’avvio della fase sperimentale – che proprio perché sperimentale può inevitabilmente comportare qualche disguido – sono stati effettuati circa 1.400 viaggi e registrati circa 3.900 utenti. Per una realtà piccola come la nostra, questi numeri rappresentano, a mio avviso, un risultato estremamente significativo. Significa che la Segreteria competente ha lavorato per rispondere a un bisogno reale e che la cittadinanza ha risposto positivamente. Ottimizzare i costi di gestione, ridurre gli sprechi e cercare di intercettare esigenze concrete dei cittadini è fondamentale. Credo che questo impegno debba essere riconosciuto, anziché essere soltanto strumentalizzato o criticato. La stessa capacità di innovare e di sperimentare credo si colleghi anche a quanto avvenuto la scorsa settimana nella Repubblica con la Conferenza degli Stati Generali dell’Economia. Ritengo che sia stato un momento importante: un evento con un respiro anche internazionale, che ha rappresentato un vero workshop tecnico e politico. In quell’occasione si è parlato di innovazione tecnologica, di sviluppo economico, di prospettive di crescita, e si è cercato di mettere attorno allo stesso tavolo professionisti, corpi intermedi e imprese. Credo che questo sia il modo giusto di programmare il futuro del Paese e non limitarsi a fotografare il presente. Ritengo inoltre che la sfida più importante per il nostro Paese resti la sottoscrizione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Continuo a ribadire con forza l’importanza strategica di arrivare quanto prima alla sua sottoscrizione. Non si tratta soltanto di un passaggio formale, ma di una scelta che riguarda la capacità di San Marino di stare nel mondo con un quadro normativo stabile, moderno e integrato con quello europeo. Cambio ora argomento e mi collego al contesto internazionale, in particolare a ciò che sta accadendo con la guerra in Medio Oriente. Il primo aspetto da sottolineare è ovviamente il costo umano devastante: migliaia di vittime civili, bambini, donne, anziani e famiglie spezzate che pagano il prezzo più alto. Ma è importante ricordare che la guerra non è mai davvero lontana da nessuno, perché esiste anche un risvolto economico che ci riguarda direttamente. L’aumento dei prezzi dell’energia, dei carburanti e delle materie prime, così come l’incertezza dei mercati internazionali, producono effetti concreti anche sulle nostre economie. In questo contesto ho apprezzato il segnale del Governo e della maggioranza di voler intervenire tempestivamente, cercando di attenuare l’impatto dei rincari attraverso l’aumento dei rimborsi SMAC. Ritengo che questo sia un segnale tangibile e mi auguro possa rappresentare un sollievo per la popolazione. Allo stesso modo ho apprezzato l’intervento della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, che con chiarezza e fermezza ha ribadito l’importanza del rispetto del diritto internazionale a seguito degli eventi legati al conflitto tra Medio Oriente e Iran. Guardando al mondo, però, non possiamo ignorare un’altra tragedia forse più silenziosa: la gravissima crisi economica e umanitaria che sta colpendo Cuba. Parliamo di un Paese stremato da blackout continui, carenza di carburante, ospedali senza medicinali e una popolazione costretta a vivere in condizioni sempre più difficili. Una crisi aggravata da decenni di embargo e dal recente irrigidimento delle sanzioni statunitensi, come riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. Si tratta di un esempio drammatico di come le scelte politiche, quando diventano strumenti di pressione anziché di dialogo, possano trasformarsi in tragedie umanitarie che nessun popolo merita di subire. Chiudo con una riflessione che va oltre la politica, oltre l’economia e oltre la diplomazia. Mi auguro che da qualche parte nel mondo un leader, anche uno solo, trovi un barlume di pietà e di lucidità per comprendere che la guerra non porta mai conquiste né vittorie, ma soltanto sconfitte. Di fronte alla morte di bambini, donne e anziani non esiste libertà, non esiste progresso e non esiste ragione che possa giustificare la violenza. Solo la diplomazia, il dialogo e il rispetto del diritto internazionale possono rappresentare la strada per costruire la pace e ristabilire quegli equilibri che oggi sembrano drammaticamente venuti meno.
Accordo di associazione con l’Unione Europea, possibile firma a giugno: emergono le prime ipotesi sul calendario
Potrebbe entrare nel vivo nelle prossime settimane il percorso che dovrebbe portare alla firma...




