Il governo cubano ha respinto la richiesta dell’ambasciata americana di importare diesel per alimentare i generatori, definendola senza mezzi termini una “richiesta sfacciata”. La decisione arriva mentre l’isola vive una grave emergenza energetica, tra blackout prolungati e carenza di carburante.
Secondo documenti diplomatici, senza rifornimenti la sede Usa rischia di ridurre il personale e limitare le attività già nelle prossime settimane. I generatori vengono utilizzati con parsimonia e alcuni dipendenti sono stati trasferiti in alloggi condivisi per contenere i consumi.
La situazione generale a Cuba è critica: negli ultimi mesi si sono registrati collassi della rete elettrica, con intere zone senza corrente anche per oltre 30 ore. A questo si aggiungono servizi ridotti, aumento dei prezzi e difficoltà nell’accesso all’acqua potabile.
Il presidente Miguel Díaz-Canel ha attribuito la responsabilità al blocco economico statunitense, accusando Washington di voler “soffocare l’economia” dell’isola. Intanto anche altre ambasciate presenti a L’Avana stanno affrontando problemi simili, riducendo le proprie attività.
Sul piano politico, le relazioni restano tese. Le misure adottate negli ultimi anni dagli Stati Uniti hanno rafforzato lo scontro, mentre da Washington si continua a giudicare insufficienti le riforme cubane. In questo contesto, la crisi del carburante diventa un nuovo fronte di attrito, con effetti diretti sulla presenza diplomatica americana nel Paese.




