Conti pubblici, l’uscita dall’infrazione Ue è a rischio: l’Italia potrebbe restare nella procedura per deficit oltre il 2026

da | 3 Mar 2026

Conti pubblici, l’uscita dall’infrazione Ue è a rischio: l’Italia potrebbe restare nella procedura per deficit oltre il 2026

Nel giorno in cui i dati sui conti pubblici consegnati da Istat gettano un’ombra sull’obiettivo più simbolico della politica economica italiana degli ultimi anni, si apre un nuovo fronte di ansia e interrogativi nella governance nazionale: l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo dell’Unione europea rischia di slittare.
Secondo le stime preliminari, il rapporto deficit/PIL del 2025 si attesta attorno al 3,1%, appena al di sopra della soglia fissata dal Patto di stabilità e crescita comunitario al 3%, condizione di base richiesta per archiviare definitivamente la cosiddetta “procedura d’infrazione” che grava sul nostro paese.
Il dato — ancora provvisorio, come sottolineato sia dal ministero dell’Economia sia dagli stessi istituti statistici, che potranno rivedere i dati fino a fine aprile — rischia però di aprire un crinale politico e tecnico non banale: se il deficit 2025 venisse confermato oltre soglia, Bruxelles potrebbe posticipare la decisione di chiudere la procedura oltre il 2026, costringendo l’Italia a un ulteriore anno sotto monitoraggio rafforzato.
La questione non è neutra: l’uscita dall’infrazione non è solo un traguardo contabile, ma un segnale di credibilità sui mercati e un elemento di autonomia di bilancio per il Governo. Rimanere sotto sorveglianza significa, di fatto, condizionare le scelte di politica fiscale e di spesa, in un momento segnato da pressioni sul sistema produttivo e dalla necessità di investimenti in difesa, infrastrutture e crescita.
In Europa — dove già in passato Bruxelles aveva indicato come possibile l’uscita dalla procedura entro il 2026 a fronte di deficit sotto la soglia — fonti comunitarie osservano con prudenza le evoluzioni numeriche, rimandando ogni giudizio formale al Pacchetto di primavera del Semestre europeo. Su quella base dati, la Commissione Ue formalizzerà entro fine maggio-giugno la sua valutazione complessiva e le eventuali raccomandazioni.
Dentro Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia si lavora per interpretare questi numeri — e, se possibile, per rimodellare la traiettoria di deficit e crescita — ma il messaggio politico per l’opinione pubblica e i partner europei resta complesso: la promessa di normalizzazione dei conti pubblici rischia di trovarsi, nello stesso momento in cui viene pronunciata, ancora una volta sotto forte pressione dalle dinamiche reali dell’economia italiana.

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