Lunedì 23 marzo, alle 14, il Consiglio Grande e Generale riprende i lavori dall’ultimo comma della sessione. Non un dettaglio procedurale, ma un passaggio che pesa. Perché sul tavolo ci sono dieci ordini del giorno rimasti in sospeso dalle precedenti sedute, presentati da maggioranza, opposizioni e consiglieri indipendenti: un blocco eterogeneo, ma tutt’altro che secondario, che rimette al centro alcuni dei nervi più scoperti della legislatura.
Dentro quel pacchetto c’è un po’ di tutto: giustizia, diplomazia, principi istituzionali, rapporti internazionali, trasparenza amministrativa. Ma soprattutto c’è una fotografia nitida della fase politica sammarinese: un Paese che continua a procedere per stratificazioni, con questioni lasciate in giacenza che poi ritornano tutte insieme, come se la politica non riuscisse mai davvero a chiudere i suoi conti.
Tra i dossier più delicati ci sono quelli legati all’indagine Varano. Sia Repubblica Futura sia i gruppi di maggioranza insieme al consigliere indipendente Giovanna Cecchetti chiedono che il Congresso di Stato si attivi sul fronte del risarcimento dei danni. È un tema che chiama in causa non solo una vicenda giudiziaria, ma anche il rapporto tra Stato e cittadini quando errori, storture o conseguenze di un’inchiesta si trascinano oltre il tempo della cronaca e diventano ferite istituzionali.
Rete alza invece il tiro su più fronti. Da una parte la richiesta di revoca dell’exequatur all’Ambasciatore di Israele, dall’altra la proposta di misure restrittive in linea con l’Unione europea e il divieto di utilizzo di mezzi sammarinesi in operazioni militari. Non basta. Il movimento chiede anche un censimento aggiornato di aeromobili e imbarcazioni e pone l’attenzione sul mantenimento dell’incarico del Console onorario a Bogotá. È la dimostrazione di come la politica estera, anche in una piccola Repubblica, non sia più terreno neutro o notarile, ma materia sempre più esposta alla pressione degli equilibri internazionali e delle sensibilità interne.
Domani Motus Liberi si muove invece sul terreno dei principi e degli assetti. Propone un lavoro di ricognizione sui principi giuridici consolidati e la creazione di un tavolo di coordinamento, ma chiede anche verifiche su eventuali pressioni o interferenze nei confronti della magistratura, di Banca Centrale e di altri organismi indipendenti. È un ordine del giorno che, al di là della formulazione tecnica, lascia emergere una questione politica più ampia: la fiducia nelle istituzioni non si tutela con le formule, ma con confini chiari, ruoli rispettati e autonomia reale. Quando si arriva a mettere nero su bianco il sospetto di interferenze, significa che il clima si è fatto ben più pesante di quanto si voglia ammettere.
Su due punti, invece, l’Aula sembra ritrovare una convergenza trasversale: la promozione di iniziative in sede ONU a tutela dei manifestanti iraniani e il monitoraggio della situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Venezuela. Due ordini del giorno condivisi da tutti i gruppi consiliari e dai consiglieri indipendenti, nel solco di quella neutralità attiva che San Marino rivendica da sempre e che, nei momenti più delicati, prova ancora a trasformarsi in postura politica.
Resta poi il fronte interno, forse il più corrosivo. Le opposizioni chiedono al Governo di prendere pubblicamente le distanze da comportamenti attribuiti al Segretario di Stato per il Territorio. E sempre Repubblica Futura propone strumenti normativi e amministrativi per contrastare disinformazione e discorsi d’odio. Anche qui, dietro i testi, si intravede il vero nodo: la difficoltà di tenere insieme conflitto politico, credibilità istituzionale e qualità del dibattito pubblico in una stagione in cui ogni tensione sembra rapidamente degenerare.
Il ritorno in Aula avviene peraltro dopo una giornata, quella di venerdì, segnata da uno scontro frontale sui decreti. Le modifiche sull’emissione dei titoli del debito pubblico sono passate con 28 voti favorevoli e 7 contrari, mentre sulle schede di valutazione dei dirigenti ISS il decreto è stato ratificato con 29 sì, 9 no e un’astensione. In entrambi i casi si è visto il solito schema: maggioranza e opposizione arroccate, accuse reciproche, nessuna vera possibilità di sintesi. Nel mezzo, l’avvio in prima lettura della legge sulla famiglia.
E allora la seduta di lunedì non sarà soltanto la chiusura tecnica di una sessione consiliare. Sarà piuttosto una prova di verità. Perché gli ordini del giorno, spesso considerati marginali rispetto ai grandi provvedimenti, raccontano in realtà molto più di quanto sembri: dicono dove la politica vuole lasciare un segno, dove tenta di inchiodare il Governo alle sue responsabilità, dove prova a marcare identità e differenze. E soprattutto mostrano quali questioni continuano a restare aperte nella Repubblica.
A volte il problema non è ciò che viene discusso. È tutto quello che resta lì, sospeso, in attesa di una votazione. Come se San Marino, anche nella sua democrazia minuta e ravvicinata, avesse imparato a convivere con i dossier inevasi. Fino al giorno in cui tornano tutti insieme a chiedere conto.
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