Consiglio Grande e Generale: via libera all’ICEE, ma il tema dell’informazione infiamma il dibattito

da | 21 Gen 2026

Consiglio Grande e Generale, sessione 19,20,21,22,23,26 gennaio 2026

Mercoledì 21 gennaio 2026, mattina

Nella mattinata di mercoledì 21 gennaio 2026, prosegue in Consiglio Grande e Generale l’esame del progetto di legge sull’ICEE. Vengono esaminati e approvati gli articoli dal 15 al 21 prima del via libera definitivo da parte dell’Aula al progetto, approvato con 37 voti favorevoli e 11 astenuti. Pareri contrastanti sull’articolo 17, che introduce l’Osservatorio di monitoraggio sull’ICEE. Casali (RF) valuta positivamente l’istituzione dell’Osservatorio come strumento di supervisione dell’ICEE, soprattutto nella fase iniziale di applicazione della legge. Sottolinea però che l’organismo risulta indebolito dalla natura puramente consultiva dei suoi pareri, che rischiano di essere ignorati dalla politica. Mussoni (PDCS) dichiara il pieno sostegno al progetto di legge e all’articolo, ma esprime una critica di metodo. A suo giudizio l’Osservatorio rappresenta un’ulteriore stratificazione burocratica che rischia di rallentare il funzionamento dell’ICEE. Righi (D-ML) condivide l’istituzione dell’Osservatorio ma ne evidenzia diverse criticità. Ritiene che due riunioni annuali siano poche per una fase sperimentale così delicata e suggerisce un monitoraggio più ravvicinato. Segnala il rischio che un organismo misto politico-sociale diventi uno strumento di pressione anziché di analisi tecnica. Chiaruzzi (PDCS) ricostruisce la genesi dell’Osservatorio come frutto di un confronto approfondito in Commissione. Inquadra l’ICEE come uno strumento fortemente innovativo per la tutela delle fasce più deboli, in un sistema che finora ha distribuito benefici in modo uniforme. Santi (Rete) definisce l’Osservatorio “uno dei pochi articoli realmente qualificanti” della legge. Critica la leggerezza con cui alcuni interventi minimizzano lo strumento e ricorda che l’emendamento è della maggioranza.

Nel finale spazio alle dichiarazioni di voto dei gruppi consiliari. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) rivendica il lavoro condiviso della maggioranza e definisce l’ICEE un passaggio storico per avviare politiche sociali più mirate, chiarendo che non risolve tutto ma permette criteri più equi e leggibili. Paolo Crescentini (PSD) esprime pieno sostegno al provvedimento, definendolo necessario e indispensabile per superare la distribuzione “a pioggia” delle risorse e ottenere una fotografia reale delle condizioni economiche delle famiglie. Fabio Righi (D-ML) annuncia l’astensione, riconoscendo l’importanza dello strumento ma giudicandolo una cornice ancora troppo debole, che rinvia le scelte decisive a decreti successivi. Avverte che l’uso concreto dell’ICEE determinerà se produrrà equità o sperequazione e segnala il rischio che patrimoni schermati possano beneficiare del sistema, minando la fiducia dei cittadini. Denise Bronzetti per AR saluta positivamente l’approdo della legge in seconda lettura, sottolineando però la mancanza di scelte strategiche più coraggiose e richiamando con forza il tema dei decreti attuativi, ritenuti decisivi per rendere effettivo il principio di redistribuzione e per consentire allo Stato il recupero di somme non dovute, invitando a un monitoraggio serio attraverso l’osservatorio previsto. Giovanna Cecchetti, a nome proprio ed Elego, esprime voto favorevole e difende l’operato della maggioranza, respingendo le accuse di tardività e definendo l’ICEE uno strumento fondato su equità, trasparenza e sostenibilità, pur riconoscendo che “ora va fatto camminare” e migliorato nel tempo. Guerrino Zanotti per Libera rivendica con convinzione il valore politico della legge come passo concreto verso la giustizia sociale, critica l’atteggiamento delle opposizioni ricordando che in passato “la ricerca della perfezione” ha prodotto immobilismo e insiste sull’urgenza di costituire il comitato di monitoraggio per completare rapidamente l’iter. Emanuele Santi per Rete motiva l’astensione come atto di responsabilità e apertura di credito, riconoscendo i miglioramenti apportati anche grazie agli emendamenti dell’opposizione ma denunciando un “punto di caduta” che evita il nodo centrale dei patrimoni intestati a società o trust, avvertendo che l’equità reale si giocherà tutta nei decreti, dove “casca l’asino”. Maria Katia Savoretti per RF conferma l’astensione ribadendo le criticità di una legge ritenuta incompleta e troppo dipendente da decreti e regolamenti, ma riconosce lo sforzo della maggioranza e valorizza l’osservatorio come strumento essenziale di controllo per evitare abusi e garantire che l’ICEE non diventi uno strumento di sperequazione bensì di intervento mirato a favore di chi ha davvero bisogno.

In seguito i lavori proseguono con il comma 5, che prevede l’esame della relazione del Segretario di Stato per gli Affari Interni circa le azioni necessarie a gestire le nuove disposizioni derivanti dall’Accordo di Associazione all’UE. Si apre un dibattito sul tema dell’Europa ma anche su questioni legate a informazione e disinformazione. Netta la presa di posizione del Segretario di Stato per gli Esteri, Luca Beccari. Beccari colloca con chiarezza il Paese in una fase che definisce conclusiva rispetto all’entrata in vigore dell’accordo, spiegando che San Marino è ormai “pienamente nel vivo” del percorso finale di approvazione da parte delle istituzioni europee. Ribadisce che non vi sono più questioni negoziali aperte e che esiste una volontà comune delle parti di andare avanti.  Il Segretario insiste sul fatto che questo percorso è stato fortemente voluto da San Marino e non imposto dall’Europa. Definisce “assurdo” il tentativo di collegare l’Accordo a vicende estranee, come il decreto sull’accoglienza dei palestinesi.  Critica l’atteggiamento di alcune media che trattano il tema dell’Accordo “con la delegittimazione, con la presa in giro, con lo scherno, con il tentativo di agganciare a questa vicenda altre vicende”. “Vi prego, fermiamo chi continua a portare avanti la disinformazione in questo Paese. Questo è un momento fragile, ma è fragile non Luca Beccari, non la Democrazia Cristiana, non la maggioranza. È fragile il Paese” conclude Beccari. Il Segretario di Stato per gli Interni Andrea Belluzzi sottolinea come il lavoro sull’Accordo non riguardi solo il negoziato ma soprattutto la sua applicazione concreta. Belluzzi denuncia con nettezza l’esistenza di “tentativi di sabotaggio” esterni all’Aula, richiamando dinamiche già viste in passato. Belluzzi insiste in particolare sul tema della formazione, definita non un costo ma un investimento strategico, ricordando l’avvio di programmi formativi rivolti non solo ai dirigenti ma anche ai profili amministrativi e contabili chiamati a dare attuazione all’Accordo. Gerardo Giovagnoli per il PSD osserva che anche a San Marino vengono ripetute affermazioni palesemente false, come il rischio di “invasioni” o l’obbligo di recepire l’intero corpus normativo europeo. Denuncia l’esistenza di interessi legati al vecchio modello del Paese, fondato su presunte scorciatoie e nicchie non più sostenibili. In questo senso, l’Accordo viene descritto come uno strumento che favorisce apertura, confronto e apprendimento da altri modelli amministrativi, superando la logica del “abbiamo sempre fatto così”, che ha contribuito al ritardo del Paese. Nicola Renzi per Repubblica Futura ribadisce con forza il proprio sostegno e di lunga data al percorso europeo, riconoscendo che l’Accordo ha “radici lontane” . Pur confermando il sostegno di RF, Renzi segnala che nell’ultima fase del confronto “qualcosa non ha funzionato”, denunciando una mancanza di reale volontà di confronto che spiega la distanza della sua forza politica dall’ordine del giorno proposto. Renzi richiama poi alcuni nodi politici rilevanti, a cominciare dal “clarifying addendum” sul sistema bancario e finanziario. Conclude con una critica durissima alla disinformazione, parlando di “ipocrisia” e di una “vergogna” nel non prendere le distanze da certi ambienti informativi. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci esprime un sostegno pieno e politico al Governo, alla maggioranza e al Segretario Beccari, sottolineando come dal confronto emerga un dato chiaro e rilevante: una maggioranza “assolutamente compatta” sull’Accordo. Rivolgendosi anche a chi contesta l’Accordo, pone una domanda diretta: “Ma qual è l’alternativa?”, escludendo esplicitamente il ritorno alla “San Marino da bere degli anni Novanta”. Sul piano dell’informazione, richiama la legge che introduce la trasparenza sui finanziamenti, affermando che “l’informazione deve essere libera e devono essere trasparenti le modalità con cui viene finanziata”. Giovanni Zonzini per Rete condivide la denuncia contro chi “avvelena i pozzi” e strumentalizza l’Unione Europea, ma ribalta l’accusa sostenendo che il problema non sia nell’opposizione bensì “alle spalle” del Segretario Beccari, chiedendo apertamente chi finanzi i media che portano avanti campagne anti-UE. Zonzini richiama con forza il tema della trasparenza, affermando che parlare di finanziamenti ai giornali “fa sorridere” se poi non si applica la legge vigente. 

Comma 4: Prosecuzione esame progetto di legge “Indicatore della Condizione Economica per l’Equità – ICEE” (presentato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Interni) (II lettura)

Art. 15 (Accertamenti e controlli): approvato con 30 voti favorevoli e 6 astenuti

Art. 16 (Sanzioni): approvato con 29 voti favorevoli e 5 astenuti

Art. 17 (Osservatorio per il monitoraggio dell’ICEE): approvato con 38 voti favorevoli e 6 astenuti

Matteo Casali (RF):  Io credo che l’introduzione dell’osservatorio, peraltro mozione giunta in Commissione, sia positiva, perché un organismo che supervisioni l’andamento di questa legge è certamente auspicabile. Come ho però già evidenziato, mi pare che il ruolo di questo osservatorio possa essere in qualche maniera limitato, in particolare da due caratteristiche che gli vengono attribuite. La prima riguarda la non valenza, se non meramente consultiva, dei pareri che esprime. Capisco e sono consapevole del fatto che stabilire meccanismi di natura più vincolante nei confronti di altri organismi poteva essere più complesso, però non ci possiamo nascondere che la natura consultiva di un organismo lo depotenzia, soprattutto quando, e purtroppo gli esempi non mancano, la politica o certi organismi tendono a considerare poco i pareri semplicemente consultivi. Un altro elemento che lo depotenzia è la mancanza di un numero minimo di rappresentanti per poter deliberare. In linea teorica, se si riuniscono i tre Segretari e mancano i rappresentanti delle forze politiche o delle parti sociali, l’organismo può deliberare autonomamente, anche in assenza della maggior parte e forse della parte più significativa delle rappresentanze. Quindi, pur riconoscendo il valore dell’istituzione dell’organismo, questi aspetti, in particolare quello del numero minimo, sono elementi che possono indebolirlo e che potrebbero essere corretti anche rapidamente. 

Francesco Mussoni (PDCS):  Devo dire che non abbiamo da sottolineare aspetti particolari sull’intero progetto di legge, perché lo condividiamo profondamente. Una piccola chiosa su questo articolo, però, mi sento di farla. Nel senso che continuiamo ad aggiungere burocrazia con questi osservatori, che, per carità, sono utili e servono a monitorare, ma alla fine comportano gettoni, convocazioni, compensi, rallentamenti, inchiodamenti e malfunzionamenti. Noi sosterremo ovviamente questo articolo e il progetto, ma credo che in questo Paese sia necessario fare un’opera di cancellazione di tutti questi organismi che vengono nominati dalla politica e poi gestiti, nel bene, da tutti i protagonisti della società. Dal mio punto di vista, però, è un male generale del Paese la burocrazia, e questa è burocrazia. Lo dico anche perché non avevo seguito bene tutti i passaggi del progetto di legge e ho capito ora che si tratta di un emendamento dell’opposizione. Capisco che a livello di garanzia aggiunga qualcosa al progetto, ma sicuramente inchioda il funzionamento dell’ICEE. 

Antonella Mularoni (RF): Intanto, consigliere Mussoni, l’emendamento lo avete portato voi in Commissione. Secondo, non è previsto alcun gettone. Terzo, noi riteniamo che soprattutto in una fase iniziale di introduzione di questa normativa, trattandosi di una fase sperimentale, l’osservatorio possa invece essere utile. All’interno di questo osservatorio ci sono anche soggetti che non fanno parte della politica e questo è importante, perché stiamo introducendo uno strumento delicato, che sicuramente si presterà anche a critiche. Ci sono soggetti che non siedono in quest’Aula, ma che hanno il polso della situazione, perché le persone si rivolgono a loro e perché riescono davvero a rendersi conto delle problematiche della gente comune e della vita quotidiana. Per questo noi riteniamo che l’introduzione dell’osservatorio non sia assolutamente negativa. Fra l’altro si deve riunire soltanto due volte all’anno e avete anche previsto che non vi sia un numero legale, per cui può decidere con chi partecipa alla riunione. Noi vogliamo essere ottimisti e pensare che questo osservatorio possa essere valorizzato, così da raccogliere, come forze politiche, al termine del periodo sperimentale previsto per un anno, tutte le sollecitazioni utili per migliorare il testo, correggere eventuali lacune e rimuovere disposizioni che, pur introdotte con buone intenzioni, nell’applicazione pratica potrebbero generare distorsioni. Non crediamo a una gestione autoreferenziale della vita pubblica, in cui si pensa di capire tutto e fare tutto da soli, demandando agli altri di arrangiarsi, perché è una concezione che ci preoccupa molto. Pensiamo invece che più le scelte sono partecipate, più possano essere condivise dalla popolazione, soprattutto in un momento in cui cambia l’ottica di erogazione di prestazioni che fino ad oggi sono state riconosciute a tutti. Per questo speriamo che l’osservatorio venga valorizzato e non considerato un disturbo o un inciampo, qualcosa che fa perdere tempo ai manovratori, perché questa modalità di concepire gli istituti innovativi ci preoccupa davvero, quando invece dovrebbero essere pensati a favore della nostra popolazione.

Fabio Righi (D-ML): Anch’io credo sia necessario fare qualche puntualizzazione ulteriore. Confermo quanto detto dalla collega: questo è un emendamento portato dalla maggioranza, sul quale anche il nostro Commissario in Commissione si era in qualche modo espresso. Lo strumento, di per sé, è assolutamente condivisibile. Anzi, aggiungo uno spunto di riflessione: aprendosi oggi una fase sperimentale, forse il fatto che l’Osservatorio si riunisca solo due volte all’anno ci pare persino poco. In una fase sperimentale, un organismo che ha il compito di controbilanciare, verificare e monitorare avrebbe senso si riunisse anche più volte nell’arco di questi dodici mesi.  Aggiungo inoltre, riprendendo quanto già sottolineato nel dibattito generale, che considerando la necessità di intervenire successivamente con ulteriori emendamenti, è opportuno tenere in considerazione alcuni aspetti che, onestamente, ci preoccupano. Questo dovrebbe essere un organo di monitoraggio su un tema molto tecnico: aspetti che forse ci si aspettava fossero già nella norma, ma che dovranno invece essere introdotti e discussi nei decreti, come i parametri tecnici e metrici con cui vengono effettuati i conteggi, le analisi e le verifiche, proprio per evitare scontri e garantire un’effettiva equità basata su dati reali.  Il rischio, con una composizione a metà tra politico e sociale, è che questo organismo diventi più un organo di pressione politica che di analisi e monitoraggio tecnico, come invece meriterebbe lo strumento, rischiando così di non svolgere adeguatamente la propria funzione e di rallentare i processi. Inoltre, va considerato che si tratta di un organo con pareri non vincolanti nei confronti del Governo. Dal nostro punto di vista, a fronte di dati oggettivi e tecnici, dovrebbe poter avere anche la possibilità di effettuare segnalazioni vincolanti o quantomeno di pretendere una risposta motivata qualora il Governo non si attenga alle sue osservazioni.  Altrimenti o si crede davvero in questi strumenti, dando loro una connotazione che aiuti a prendere decisioni strategiche, oppure il rischio concreto è che diventino un appesantimento in una logica prettamente politica. Ne abbiamo già esempi nel nostro ordinamento: penso, ad esempio, all’Osservatorio prezzi, che era privo di strumenti e poteri, un luogo di confronto in cui si dicevano anche cose importanti ma senza alcun effetto concreto. Se vogliamo dare un taglio diverso a questo Osservatorio, allora occorre dargli anche poteri, strutture e strumenti adeguati per svolgere un’attività che riteniamo nobile e condivisibile, ma che altrimenti rischia di restare solo teorica e priva di risvolti pratici. 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): L’Osservatorio non nasce inizialmente nel progetto di legge, ma è il frutto di un confronto approfondito. Probabilmente molti consiglieri che non hanno partecipato al dibattito serrato in Commissione hanno perso alcune sfumature, ma l’intenzione è esattamente quella che i consiglieri che mi hanno preceduto hanno sottolineato in modo molto chiaro. Stiamo parlando di uno strumento estremamente innovativo, con un impatto molto forte per la Repubblica di San Marino, che fino ad oggi non si è mai dotata di un vero strumento strutturato per tutelare le fasce più deboli.  Faccio un esempio concreto: il contributo per il diritto allo studio, che viene erogato a tutti a prescindere dal reddito del nucleo familiare. È un piccolo esempio, ma significativo, perché è uno strumento che quasi tutte le famiglie hanno utilizzato. Questo serve a sottolineare l’importanza di questa normativa, che va nella direzione di migliorare le politiche sociali.  L’Osservatorio, soprattutto nella fase sperimentale, non deve essere letto come uno strumento che appesantisce il sistema. L’Ufficio Tributario avrà un ruolo centrale e un carico di lavoro importante e, come pubblica amministrazione, dovrà mettersi in discussione affinché l’applicazione della norma sia corretta e precisa. È una sfida significativa e sarà fondamentale garantire a cittadini e residenti uno strumento semplice e comprensibile.  In questo percorso, l’Osservatorio può solo aiutare, perché consente di capire se la norma sta andando nella direzione giusta o se sono necessari ritocchi e aggiustamenti che il percorso inevitabilmente potrà richiedere. In questo senso va letto come un supporto e non come un ostacolo.

Emanuele Santi (Rete): L’osservatorio, che è stato portato – lo voglio ricordare – dalla maggioranza, è uno dei pochi articoli realmente qualificanti di questa legge. Credo anche che ciò sia dovuto a una presa d’atto di fatto: questa legge quadro rimanda a un numero molto elevato di atti successivi, perché parliamo di dieci decreti delegati e cinque regolamenti, quindi quindici deleghe complessive su argomenti che nel testo non sono stati trattati. Di fatto ci troviamo davanti a un provvedimento tutto da scrivere, e credo che sia doveroso che vi sia un organismo che faccia un monitoraggio compiuto di questo provvedimento, che ne valuti il funzionamento, che individui le possibili migliorie e, soprattutto – e lo voglio sottolineare – che valuti preventivamente i decreti e i regolamenti.  Per questo mi dispiace sinceramente che dai banchi anche della maggioranza, in particolare da alcuni consiglieri della Democrazia Cristiana, questo tema sia stato trattato con leggerezza, dando l’impressione che non sia stato neppure letto un provvedimento così importante, senza sapere che l’emendamento è stato portato dalla maggioranza stessa e che la Commissione non prevede gettoni, e sminuendo il valore di quello che, a mio avviso, è uno degli articoli più sensati della legge.  Credo che anche la maggioranza abbia capito che questo provvedimento, essendo tutto da scrivere, richiede un luogo di confronto dove le forze politiche giocheranno la loro partita, perché ci sono nodi ancora irrisolti. Ne ho parlato anche ieri: penso alla ponderazione tra patrimonio e reddito e, soprattutto, a come verrà valutato il patrimonio intestato a società e fiduciari. A chi va imputato quel patrimonio? Se creiamo uno strumento che consente una rappresentazione fittizia della propria situazione patrimoniale e reddituale, allora non facciamo un buon servizio.  Per questo, a mio avviso, l’osservatorio è un articolo che serviva ed è il luogo dove si valuterà davvero se decreti e regolamenti rispecchieranno la volontà dichiarata di andare verso l’equità o se si continuerà a favorire i soliti furbetti. Oggi le prestazioni vengono distribuite a pioggia, tutti possono accedervi; con questo strumento, così come è scritto, non dovrebbe più essere così.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Condivido chi dice che questo articolo è uno degli elementi qualificanti del progetto di legge e credo che sia il miglior complimento che possa ricevere la maggioranza, perché – l’ho detto nel dibattito e lo voglio sottolineare di nuovo – come maggioranza ci siamo messi a confrontarci su questo progetto di legge partendo dai decreti, guardando articolo per articolo, mettendo in discussione tutto, approfondendo con un lavoro davvero di cesello su questo documento. Abbiamo condiviso insieme l’inserimento di questo articolo e di quello successivo proprio perché hanno una funzione.  I rinvii sono quindici, certo, e c’è anche un rinvio generale, perché è vero che se istituiamo un osservatorio che ha potere propositivo – e lo metto a verbale – l’osservatorio dovrà venire in Commissione per un’audizione nel corso del 2026, per riferire e rendere conto all’Aula e ai consiglieri di come stanno andando avanti i lavori.  L’osservatorio produrrà relazioni a potere consultivo e non decisivo, certo, ma quelle relazioni sono un atto politico e sono uno strumento per la maggioranza e uno strumento di monitoraggio per l’opposizione sul funzionamento dell’ICEE, sulle criticità che si manifestano e su quelli che sono i bisogni di aggiornamento e di modifica. Queste sono le ragioni che rendono qualificante questo intervento e vi invito a guardare il comma 4, perché l’organismo ha anche gli strumenti per accedere ai dati e alle informazioni necessari per fare le valutazioni più complete possibile.

Art. 18 (Fase di applicazione sperimentale): approvato con 31 voti favorevoli e 8 astenuti

Art. 19 (Norma transitoria):  approvato con 29 voti favorevoli e 6 astenuti

Art. 20 (Abrogazioni): approvato con 32 voti favorevoli e 6 astenuti

Art. 21 (Entrata in vigore):  approvato con 31 voti favorevoli e 7 astenuti

Dichiarazioni di voto

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Ribadisco che la maggioranza ha lavorato con grande determinazione e condivisione su questo progetto di legge, che introduce un nuovo strumento per iniziare a ragionare su politiche sociali migliorative, considerando che le risorse dello Stato non sono illimitate e che l’obiettivo è tutelare e proteggere le famiglie e le persone con maggiori difficoltà economiche. L’ICE, da solo, non cambierà tutto, ma consentirà di fissare scaglioni più leggibili e più precisi; servono però ulteriori strumenti. Anche i consiglieri di opposizione hanno evidenziato come decreti e regolamenti siano numerosi, e questo dimostra che siamo solo all’inizio di un lavoro ampio. L’opposizione è stata, dal mio punto di vista e da quello del mio partito, un aiuto fondamentale per arricchire questa normativa, pur nella distanza di alcune posizioni, e la scelta di astenersi anziché votare contro rappresenta un segnale importante verso la cittadinanza. Ci sarà un grande lavoro da fare sulle banche dati, perché oggi la pubblica amministrazione utilizza sistemi che non dialogano tra loro, e auspico che il nuovo ufficio di informatizzazione possa rappresentare una svolta. Ci sarà un impegno significativo dell’Ufficio Tributario, una formazione adeguata per operatori, sindacati e associazioni di categoria, e una capillare informazione ai cittadini, che dovranno comprendere che non tutto è dovuto. È un passaggio che considero storico e, anche alla luce della mia esperienza nei servizi sanitari e sociosanitari, esprimo il voto favorevole della Democrazia Cristiana a questo progetto di legge

Paolo Crescentini (PSD): Anche da parte del gruppo consiliare del PSD esprimiamo il voto favorevole a questo progetto di legge, per il quale ringraziamo il Segretario di Stato, il Governo e la maggioranza per aver finalmente portato a compimento questo provvedimento. Ci fa piacere che vi sia stato un dibattito anche in Consiglio, durante la seconda lettura, un dibattito costruttivo, senza polemiche, ma orientato all’approvazione di una legge che pone finalmente le basi, attraverso l’ICEE, per avere una fotografia reale delle condizioni economiche delle famiglie sammarinesi. Questo consentirà di distribuire in modo più equo ed equilibrato le risorse, evitando una distribuzione a pioggia priva di criteri. Con l’ICEE si apre un percorso virtuoso che allinea il nostro Paese agli standard europei già adottati in altri Stati. Naturalmente la legge dovrà essere monitorata, anche tramite l’osservatorio, per introdurre eventuali miglioramenti nel tempo. Riteniamo che questo fosse un provvedimento necessario e indispensabile e, come PSD, siamo orgogliosi che sia arrivato all’attenzione dell’Aula. Avevamo detto che sarebbe stato uno dei primi provvedimenti e così è stato. Ribadisco quindi il pieno sostegno del gruppo consiliare del PSD.

Fabio Righi (D-ML): Siamo arrivati al termine di questo dibattito in seconda lettura e, in coerenza con la posizione espressa in Commissione, riteniamo che si tratti di uno strumento certamente importante, che può contribuire a fornire informazioni e dati utili all’assunzione di decisioni strategiche e a politiche più puntuali. Allo stesso tempo, non possiamo non ribadire quanto emerso nel dibattito: questo provvedimento rappresenta una cornice molto sottile e scarna, rinviando le scelte politiche sostanziali a decreti e provvedimenti successivi. Il modo in cui questo strumento verrà utilizzato farà la differenza tra equità e sperequazione, ma tali scelte sono state demandate a una fase successiva senza un reale confronto preliminare. Per questo non possiamo esprimere un sostegno pieno al testo e annunciamo la nostra astensione, non per contrarietà di principio, ma per la mancanza di elementi fondamentali. Restano aperte criticità legate alle infrastrutture amministrative, agli strumenti di verifica e al rischio che situazioni patrimoniali schermate possano accedere a benefici a scapito di chi non dispone di tali strumenti. In questo modo, uno strumento nato con finalità di equità rischia di produrre l’effetto opposto e di generare tensioni sociali. È proprio l’impianto dello strumento che rischia di creare dubbi e non fiducia nel cittadino, perché questi sono strumenti che, prima ancora che giuridici, hanno una forte valenza di cultura sociale. Serve la volontà e la comprensione del cittadino nel vedere tali strumenti nelle mani di una politica trasparente, chiara e seria, affinché vi sia fiducia nell’essere valutati da meccanismi che incidono direttamente sulla vita delle famiglie. Se questi elementi non sono allineati, se la percezione non è quella di uno strumento fondato su dati reali e su un’amministrazione efficiente, la conseguenza è che tali strumenti vengono vissuti come oppressivi e non come mezzi di equità. Questo è un punto che abbiamo sottolineato più volte nei nostri interventi e nei contributi portati al dibattito. Per queste ragioni ribadiamo che la nostra è un’astensione, non una contrarietà allo strumento in sé, ma un invito ad aprire un confronto vero sulla normativa secondaria, perché è lì che si giocherà la partita politica sostanziale. Concludo quindi, Eccellentissimi Capitani Reggenti, esprimendo il voto di astensione del mio gruppo politico.

Denise Bronzetti (AR): Anche noi salutiamo con favore l’arrivo finalmente al traguardo, in seconda lettura, di questo provvedimento che aveva visto la sua genesi in realtà nelle precedenti legislature. Un piccolo rammarico, e l’abbiamo già espresso nei nostri interventi nella giornata di ieri, è chiaramente la mancanza di decisioni strategiche e di politiche più puntuali. Questo in linea generale.  È chiaro che anche in questa dichiarazione di voto non possiamo non sottolineare tutto quello che nel dibattito è emerso, non solo da parte della mia forza politica, ma anche dai colleghi, rispetto ai decreti attuativi che completano questo importante provvedimento di legge. Provvedimento di legge che consente anche allo Stato il recupero di somme di interventi non dovuti, in ragione della capacità reddituale ovviamente dei singoli e anche delle famiglie, e che comporta quindi una più equa ridistribuzione di quella che è la ricchezza, anche a favore di capacità reddituali inferiori, e che in ragione di questo ovviamente si deve vedere corrispondere da parte dell’amministrazione dello Stato interventi che possano in un qualche modo compensare quelle che sono appunto mancanze reddituali, interventi che lo Stato mette a disposizione delle famiglie e dei singoli.  Questo provvedimento di legge avrà comunque un suo osservatorio e quindi avrà la possibilità di essere monitorato nella sua efficacia lungo i dodici mesi che la norma stessa prevede, e quindi rivolgiamo un invito affinché questo lavoro sia fatto bene, e un invito anche, in chiusura ovviamente, a far sì che questa legge sia completata, quindi con i decreti attuativi.  Sottolineiamo anche come questo dibattito abbia raccolto in un qualche modo anche il benestare, se non totale, anche da parte delle forze di opposizione, che hanno comunque ben compreso la necessità che questo strumento vedesse finalmente la luce.

Giovanna Cecchetti (indipendente): Anch’io, per esprimere a nome mio e a nome di Elego, il mio voto favorevole a questo progetto di legge. Sinceramente mi fa anche un po’ sorridere sentire da chi faceva parte della passata legislatura, e mi riferisco a Motus, che ha avuto questo progetto sul tavolo per cinque anni, dire che sia tardivo. Questa maggioranza ha dato vita a questo progetto di legge, insieme ad altri che poi vedremo anche in questo Consiglio, come quello della cittadinanza per naturalizzazione, e finalmente dà delle risposte.  Proseguo quindi dicendo che il mio voto è favorevole proprio perché è uno strumento di legge che si basa su principi di equità, trasparenza e sostenibilità, ed è un passaggio che ritengo necessario per rafforzare il nostro sistema di welfare, tutelare le fasce più deboli e garantire un uso più giusto e responsabile delle risorse. Ovviamente abbiamo anche la consapevolezza che si tratta di uno strumento a cui adesso vanno date le gambe, che sicuramente sarà perfettibile, che andrà monitorato, ma è sicuramente un progetto di legge che costituisce un passo in avanti fondamentale per la giustizia sociale e per la gestione delle risorse del nostro Paese.

Guerrino Zanotti (Libera): Chi come Libera crede da sempre che la giustizia sociale sia un obiettivo che chi ha la responsabilità di amministrare un Paese deve perseguire, con l’approvazione di questo progetto di legge sull’ICEE oggi può guardare a questo risultato con soddisfazione, perché è effettivamente un passo concreto verso un sistema più equo, più capace di tutelare chi ha maggiormente bisogno e di rendere più giusta la distribuzione delle risorse pubbliche. È vero, non è una legge che domattina o comunque entro cinque giorni dalla sua approvazione entrerà operativamente in vigore, c’è la necessità di completare il percorso con quello che ci siamo detti, con la nomina del comitato di monitoraggio che va fatta assolutamente in tempi brevissimi. Io spero che già le Loro Eccellenze vorranno inserirla nell’ordine dei lavori della prossima sessione consiliare, perché ogni atto formale che quest’Aula dovrà approvare per completare l’iter della legge sull’ICEE va sottoposto al vaglio del comitato di monitoraggio e quindi prima l’organismo viene costituito e prima riusciremo a completare il percorso. Io credo che comunque in questo caso siamo arrivati alla votazione con l’opposizione, le minoranze, che si asterranno sul progetto di legge, e credo che ci sia un atteggiamento eccessivamente critico. Lo dico perché alcuni di quelli che oggi sono parte dell’opposizione hanno avuto responsabilità di governo nella scorsa legislatura e avrebbero avuto la possibilità, se ci fosse stata la volontà, di adottare questo progetto di legge, perché i tempi e le necessità erano sul tavolo. Quindi se non è stato fatto evidentemente forse perché si ricercava il meglio, si ricercava la perfezione, ma purtroppo la ricerca della perfezione ha fatto sì che per altri cinque anni le provvidenze che lo Stato, il bilancio dello Stato, ha messo a disposizione della popolazione siano state erogate senza criteri oggettivi e quindi senza individuare correttamente le persone e le famiglie in difficoltà e con maggiori bisogni. Oggi invece abbiamo raggiunto un risultato che è quello di avere una legge, uno strumento che ci darà la possibilità di attuare politiche di sostegno e politiche di giustizia sociale in modo più preciso. Non è il modo perfetto e siamo assolutamente convinti che con l’apporto di tutti e con l’applicazione operativa di questo strumento saremo in grado di affinarlo sempre di più e di renderlo sempre più efficace. Quindi mi limito a questo, dichiarando ovviamente il voto assolutamente convinto e favorevole di Libera, sperando di poter in tempi brevissimi, e qui chiediamo l’impegno da parte del Segretario che già ha dato in sede di dibattito, arrivare a definire e completare il percorso con l’integrazione del decreto che verrà sottoposto al comitato.

Emanuele Santi (Rete): Dico innanzitutto che il mio gruppo esprimerà un voto di astensione su questo provvedimento, in quanto, come ho detto anche in Commissione e ho ribadito in questo Consiglio, noi a questo provvedimento crediamo molto e abbiamo dato un contributo fattivo in Commissione con i nostri emendamenti, portando la nostra visione e cercando di migliorarlo. E qui il collega Zanotti ha ragione: probabilmente nella passata legislatura abbiamo cercato la perfezione e, cercando la perfezione, non siamo riusciti a portare nemmeno un provvedimento provvisorio.  C’è però un punto che va detto con chiarezza. Questo provvedimento, così come è stato costruito, è il punto di caduta voluto dalla Democrazia Cristiana. Io ricordo bene le posizioni della passata legislatura: va bene lo strumento dell’ICEE, ma quando si parla di equità e quando si entra nel tema dell’attribuzione dei beni immobili, quelli intestati in maniera legittima a società o a trust rispetto alla persona fisica, allora su questo strumento si è sempre fatto di tutto per sviare il nodo centrale.  Io mi auguro che quando si parlerà dei decreti in seno all’osservatorio queste questioni vengano affrontate apertamente e che in quella sede si chiariscano le posizioni. Tuttavia, conoscendo le dinamiche e avendole già viste nella passata legislatura, a mio avviso, se oggi non si è riusciti a sciogliere alcuni nodi fondamentali, sarà difficile riuscirci nel prosieguo, attraverso i decreti e i regolamenti, e fare in modo che questo strumento diventi davvero uno strumento di equità e non, al contrario, uno strumento di sperequazione.  Avete quindi trovato un punto di caduta e direte che avete fatto l’ICEE. Noi, con il nostro voto di astensione, vi concediamo però una significativa apertura di credito, sia alla maggioranza sia al Segretario, come abbiamo già detto anche in Commissione. Questo perché, se ci sarà la volontà, nei regolamenti e nei decreti che verranno adottati si potranno correggere le criticità. È stato detto bene: questa è una legge quadro, che domani non è operativa. La legge è stata approvata, ma l’ICEE non partirà finché non arriveranno i decreti.  Ed è proprio lì che si giocherà la partita. Perché il tema è chiaro: se questo strumento potrà essere utilizzato da chi ha la possibilità di nascondere, occultare o anche eludere in modo lecito, perché intestare beni a società o a trust è legale, allora la questione vera è capire come quei beni verranno considerati nel computo ICEE. Questo provvedimento, quindi, non sarà immediatamente attuativo. La vera verifica dell’equità avverrà con l’emanazione dei regolamenti e dei decreti. Per questo vi diamo un’apertura di credito: portateci i decreti, li valuteremo e faremo le nostre considerazioni. Va riconosciuto che, anche grazie alle proposte di Rete e dell’opposizione, il testo è stato migliorato rispetto alla prima stesura. Abbiamo inoltre apprezzato l’istituzione dell’osservatorio, perché sarà lì che, quando sarà il momento, si potranno mettere in campo controlli reali e far emergere la reale entità dei patrimoni e dei redditi.  Solo allora vedremo se c’è davvero la volontà di fare equità in questo Paese. Per questi motivi confermiamo il nostro voto di astensione come segnale di apertura e di responsabilità.

Maria Katia Savoretti (RF): Abbiamo avuto modo di approfondire nel dettaglio tutti gli articoli di questo progetto di legge e abbiamo espresso le nostre perplessità, che avevamo già fatto presente durante la fase dei lavori in Commissione I. Abbiamo dato il nostro contributo e ci fa piacere che la maggioranza, nel suo intervento, lo abbia sottolineato. Il nostro contributo è stato dato per cercare di migliorare questo testo, un testo che purtroppo, come hanno già sottolineato anche i colleghi che mi hanno preceduto, è incompleto, perché al suo interno prevede ancora la necessità di azionare dieci decreti delegati più cinque regolamenti. È quindi un progetto di legge, lo ribadisco, incompleto.  Si sarebbe potuto fare di più, sì, si sarebbe potuto fare un progetto di legge completo, senza ricorrere, come sempre, al decreto delegato. Di conseguenza non sarà un testo che oggi approviamo e che domani sarà subito operativo. Ce ne rendiamo conto, però dobbiamo assolutamente fare in modo che questo nuovo strumento, uno strumento necessario, sia davvero utilizzato come tale. Per questo dobbiamo continuare a monitorarlo e lo faremo noi come forze di opposizione, perché dobbiamo assolutamente contrastare abusi e conflitti sociali.  È uno strumento pensato proprio per intervenire non più a pioggia, come è stato fatto fino ad oggi, ma con interventi mirati a sostegno di chi ne ha veramente bisogno, quindi a sostegno delle famiglie che hanno necessità di supporto e di sostegno. In questo senso ben venga l’osservatorio, perché è a sua volta un organismo importante all’interno dello strumento ICEE, in quanto attraverso questo organismo si potranno monitorare i vari passaggi, in particolare quelli che deriveranno dai decreti delegati e dai regolamenti. I regolamenti, infatti, non passeranno in Consiglio e quindi noi li vedremo solo una volta emanati, senza poter esprimere osservazioni, mentre i decreti delegati verranno esaminati in Consiglio e anche noi, come forza di opposizione, potremo fare le nostre valutazioni.  Proprio per questo riteniamo che l’osservatorio sia uno strumento importante. Lo abbiamo infatti votato come articolo durante l’esame del progetto di legge, perché a nostro avviso rappresenta un passaggio ulteriore di miglioramento e un controllo aggiuntivo che deve essere assolutamente previsto. Durante i lavori della Commissione I, come forza politica, così come anche le altre forze di opposizione, ci siamo astenuti dalla votazione. Abbiamo comunque evidenziato, anche nella relazione che è stata letta, lo sforzo del Governo e della maggioranza di portare avanti un processo di legge che finalmente è stato affrontato, perché da tempo ne avevamo chiesto la valutazione e la realizzazione, e che finalmente è stato portato in quest’Aula.  Ribadiamo però le nostre perplessità e alcune criticità. L’importante è che ci sia realmente la volontà di utilizzare questo strumento in modo giusto e corretto. Questo è l’aspetto a cui teniamo maggiormente, penso non solo noi dell’opposizione, ma anche chi siede nei banchi della maggioranza. Pertanto, come forze di opposizione, manteniamo la posizione che abbiamo portato avanti in Commissione e, durante la votazione, il nostro voto sarà di astensione.

Il progetto di legge è messo in votazione e approvato con 37 voti favorevoli e 11 astenuti. 

comma5: 

  1. b) Prosecuzione esame della relazione del Segretario di Stato per gli Affari Interni da presentare al Consiglio Grande e Generale circa le azioni necessarie a gestire le nuove disposizioni derivanti dall’Accordo di Associazione all’UE, in termini di competenze e risorse, nonché circa le relative valutazioni d’impatto ed anche attraverso un piano di formazione e di aggiornamento normativo mirato 

Segretario di Stato Luca Beccari: Siamo pienamente nel vivo di quella che è la fase finale del percorso di approvazione, da parte degli organismi europei, dell’Accordo, per quanto riguarda le attività propedeutiche e prodromiche a quello che sarà poi il passaggio della firma dell’Accordo stesso.  Siamo in questo momento in attesa che il Consiglio europeo, quindi uno dei tre organi massimi istituzionali europei, si esprima attraverso una decisione, un mandato unanime alla Commissione per firmare l’Accordo, che implicitamente rappresenta anche l’approvazione da parte del Consiglio del testo. Testo che, come sapete, nel mese di dicembre ha subito, da parte dell’Unione Europea, una modifica di approccio per ciò che concerne la natura dell’Accordo, perché mentre la Commissione aveva presentato una proposta di decisione che prevedeva un Accordo con natura esclusiva, cioè di competenza unica della Commissione, gli Stati, all’interno dei gruppi di confronto del Consiglio europeo, hanno optato invece, dopo un lungo dibattito durato mesi che ha visto diversi Stati divisi su questa impostazione, per un approccio misto.  La Commissione ha quindi riformulato la proposta di decisione, ha apportato delle modifiche formali al testo legate a questa nuova natura dell’Accordo e l’ha risottoposta al Consiglio. Consiglio che deciderà in due fasi: una prima approvazione di tipo politico nell’ambito del Working Party, che è calendarizzato settimanalmente per tutto il mese di gennaio. Non sappiamo con precisione in quale seduta questa decisione avverrà, però ci aspettiamo che avvenga in tempi brevi. Come vedete, tutte le istituzioni europee massime, cioè la Commissione, il Consiglio e il Parlamento, sono al lavoro per completare questo passaggio importante per la Repubblica di San Marino.  Un compromesso, come dicevo, non deciso oggi, ma deciso ben più di dieci anni fa, quando Commissione, Consiglio e San Marino hanno concordato sull’opportunità di seguire questa strada. Una strada che è stata difficile, complicata, piena di ostacoli, di pause e di momenti diversi, con anche una serie di convergenze di fattori internazionali che nel tempo hanno rallentato questo percorso, ma che oggi arriva finalmente alle fasi conclusive.  Quindi, dal lato di San Marino, dobbiamo cercare di stringere i denti in queste ultime settimane, in questi ultimi momenti di attesa per quello che riguarda quella che sarà finalmente la prospettiva di firma dell’Accordo. Non è una questione di firmare a gennaio o a febbraio, l’obiettivo nostro è quello di vedere l’Accordo produrre i suoi effetti a partire dalla primavera, proprio come auspicato in quest’Aula anche dalla Commissione per il tramite del Commissario.  Siamo in una fase, come vi dicevo, molto finale, dove ovviamente non ci sono più questioni aperte nel rapporto bilaterale fra San Marino e Unione Europea. Non ci sono elementi negoziali aperti sul tavolo, c’è una volontà comune delle parti di andare avanti e si è aperta anche una fase, devo dire, in cui il dibattito e l’attenzione rispetto all’Accordo di associazione sono aumentati.  Io credo quindi che sia bene che già a partire dal mese di novembre il nostro dibattito si sia in qualche modo ampliato, non rimanendo ancorato esclusivamente alle vicende negoziali, alle tempistiche o alle date, ma iniziando a soffermarsi su quelli che sono i contenuti di questa relazione, che altro non è se non una proposta che il Governo fa al Consiglio rispetto ad alcuni temi fondamentali della fase implementativa, cioè il recepimento delle norme, ma anche l’organizzazione dell’assetto istituzionale e, non da ultimo, della pubblica amministrazione. Noi stiamo facendo un percorso che San Marino ha voluto fortemente, non ci è stato richiesto dall’Europa. Lo abbiamo voluto noi, sulla base anche di passaggi istituzionali molto importanti che abbiamo perseguito nel corso di diverse legislature, portando sempre una linea di continuità su questo percorso, e che oggi ci stiamo approntando a finalizzare nel momento in cui probabilmente anche la confusione o comunque l’incertezza che regna a livello internazionale ci fa capire quanto oggi, anche per una realtà come San Marino, che ha la sacrosanta necessità di vedere tutelate le proprie peculiarità e i propri connotati, vi sia però bisogno di un piano di relazioni con i propri vicini.  Certamente a partire dall’Italia, ma l’Italia purtroppo non esaurisce da sola il quadro di riferimento per San Marino rispetto all’esterno e rispetto ai suoi vicini europei nella regione in cui viviamo. Oggi non solo l’economia, ma anche le regole di organizzazione sociale nella regione Europa rendono sempre più difficile l’interazione per cittadini e imprese sammarinesi, sempre più complicato gestire le cose da sammarinesi, e richiedono sempre di più di affrontare singole criticità attraverso singoli approcci che portano via tempo, mangiano opportunità e soprattutto non fanno progredire il Paese.  Quindi oggi noi siamo di fronte a una tappa che abbiamo voluto, che abbiamo cercato, che abbiamo richiesto e che nessuno ci impone. Dall’altra parte, però, il dato è che oggi ci sono le condizioni politiche, e questo è un risultato che mi sento di condividere con almeno una classe politica che, a partire dal 2008-2009, ha governato questo Paese e ha compreso che la politica di isolamento di San Marino, l’idea di organizzare San Marino come un luogo dove si potesse fare ciò che non si può fare negli altri Paesi per trarne un vantaggio, è una politica miope, una politica che nel lungo termine non porta da nessuna parte.  San Marino è cresciuto, è cresciuto economicamente, è cresciuto nelle regole, siamo un Paese diverso. Oggi il dato politico è che siamo un Paese con il quale l’Europa vuole entrare in partenariato. Non siamo un Paese che l’Europa respinge o che gestisce attraverso accordi imposti per tutelare se stessa. Siamo un Paese che ha tutte le caratteristiche per essere inserito in un percorso di collaborazione piena con l’Europa, pur nella tutela e nella necessità di preservare quelle che sono le nostre caratteristiche, altrimenti avremmo fatto in passato scelte diverse, come hanno fatto altri Stati. La fragilità, però, io non la vedo nel dibattito pubblico a San Marino, non la vedo nonostante anche a San Marino ci siano persone e soggetti che la vedono in maniera diversa, che esprimono dubbi, ma che poi utilizzano anche questi dubbi, magari strumentalmente, per altri scopi di natura politica. Sono sui giornali tutti i giorni, quindi basta aprirli e guardare come viene espresso il senso dell’Accordo di associazione, con la delegittimazione, con la presa in giro, con lo scherno, con il tentativo di agganciare a questa vicenda altre vicende. Penso all’assurdo parallelo sul tema del decreto che andremo a discutere tra qualche comma sull’accoglienza dei palestinesi, dove addirittura si arriva a sostenere che questo sarebbe un decreto fatto perché dobbiamo ingraziarci non so chi a livello europeo e perché sarebbe funzionale alla firma dell’Accordo. Un Accordo di questa portata, di questi contenuti economici, di questa rilevanza, si baserebbe sul fatto che San Marino ospiti o meno venti o trenta palestinesi. Questo sarebbe il grado di scienza politica ed economica con cui si valuta l’Accordo di associazione. E poi mi si viene a dire che noi non spieghiamo i contenuti dell’Accordo. Noi i contenuti li spieghiamo, ma vi prego, fermiamo chi continua a portare avanti la disinformazione in questo Paese. Parlo di una disinformazione che va oltre i nostri confini, che è la stessa che in queste ore va avanti anche fuori dalla nostra sfera interna. Questo è un momento fragile, ma è fragile non Luca Beccari, non la Democrazia Cristiana, non la maggioranza. È fragile il Paese. Se noi perdiamo questa opportunità per delle sciocchezze, fondamentalmente anche di lettura dei fatti e di inquadramento dei fatti, vanifichiamo un lavoro che tutti abbiamo fatto nell’interesse di questo Paese e soprattutto delle generazioni che verranno.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Stando sul tema e sui commi che stiamo trattando, voglio testimoniare il fatto che dall’inizio della legislatura, quindi da quando ho questo ruolo, sono stato subito convocato e stiamo lavorando non solo sul negoziato ma sull’applicazione.  Dall’inizio della legislatura abbiamo iniziato insieme a studiare, ad approfondire, a costruire quello che è il percorso di implementazione dell’Accordo. Quindi questo impegno quotidiano, davanti ai tentativi di sabotaggio, perché sono effettivi tentativi di sabotaggio, che condivido e a cui mi associo quando si dice che non vengono da quest’Aula ma vengono da fuori. Vi ricordo il 2006, quando quei sabotaggi non venivano dall’Aula ma venivano da fuori, perché fuori ci sono quelli che vogliono sabotare qui e fanno il lavoro sporco. Ancora oggi c’è la stessa dinamica e lo voglio denunciare con chiarezza.  Si lavora, lavora il collega, lavoriamo tutti, e la relazione è solo una piccola parte, la punta dell’iceberg, del lavoro che si è fatto e che si fa, e del focus che si è posto sull’applicazione dell’Accordo. In questo, dal mese di novembre, quando abbiamo iniziato questa discussione, si è andati avanti. La relazione ovviamente focalizza alcuni punti fondamentali che abbiamo voluto portare in Aula. Il tema dell’applicazione dell’Accordo, il tema istituzionale che riguarda le modalità di recepimento di tutta la normativa e quelle che devono essere le procedure. La proposta del Governo è quella dell’approccio graduale, anche nelle tecniche e negli strumenti di recepimento.  Stiamo lavorando su una bozza, quantomeno su una proposta, perché il tema del regolamento consiliare è un tema delicato che appartiene prima di tutto ai gruppi consiliari, quindi il Governo si pone in maniera estremamente rispettosa. Tuttavia, come Segreteria istituzionale, abbiamo dato mandato di elaborare una serie di considerazioni e di proposte per quanto riguarda le tecniche di recepimento.  Ma non solo. Abbiamo iniziato ad affrontare il tema degli annex dell’Accordo in connessione con il decreto dipartimenti, tanto vituperato, che invece ha creato dieci dipartimenti e quindi dieci strutture con le quali, dal 30 ottobre, la Direzione della Funzione Pubblica insieme alla Direzione Affari Europei ha iniziato una serie di incontri e di confronti, dando a ogni dipartimento la propria agenda e le proprie attività da svolgere per affrontare e recepire i vari annex che l’Accordo ha allegato.  Non solo il tema della formazione, che nella relazione è centrale, ma proprio nella giornata di ieri la Direzione della Funzione Pubblica ha varato un primo, anzi un ulteriore progetto. Abbiamo iniziato, con la Direzione della Funzione Pubblica, con un provvedimento del 20 gennaio, un programma di formazione anche per quelli che sono gli altri profili di ruolo che dovranno affrontare il tema della declinazione dell’Accordo, proprio perché il tema della preparazione e dell’investimento in formazione sugli esperti amministrativi, sugli esperti contabili, su una grossa parte della pubblica amministrazione che non è composta solo dai dirigenti, sarà un tema fondamentale su cui dovremo fare investimenti. Sarà un costo? Io non credo che debba essere considerato un costo, ma un investimento, perché investire nelle persone, investire nella preparazione della nostra pubblica amministrazione, diventa poi un’opportunità.  Poi c’è un tema che io credo sia prioritario, quello dei provvedimenti che dovranno arrivare in Aula. E allora la proposta è che il 2026, a mio avviso, dovrebbe vedere al centro la riforma delle normative sugli appalti per recepire le tre direttive europee in materia di appalti. Direttive che non riguardano solo le procedure di appalto in senso stretto, ma che includono temi fondamentali come la firma digitale, un primo atto di sviluppo economico, la creazione di quello che è il passaporto europeo per le nostre imprese. Perché la normativa sugli appalti non riguarda soltanto gli appalti all’interno del nostro Paese, ma riguarda la cittadinanza europea per le nostre imprese e per le nostre aziende.  Applicare e intervenire subito su quella direttiva rappresenterebbe il miglior contributo che l’amministrazione può dare immediatamente al sistema economico, per aprire i mercati e offrire opportunità di competitività alle nostre aziende. Ma è anche una direttiva sull’innovazione digitale, una direttiva che affronta il tema delle società in house. Quelle tre direttive aprono quindi un ventaglio di azioni da intraprendere, che devono essere declinate e rese operative dall’amministrazione e che possono rappresentare un contributo importante per iniziare a dare concretezza all’Accordo di associazione come opportunità reale per il Paese.  L’azione dell’amministrazione sarà quindi fondamentale per il sistema economico, per aprire quelle opportunità e renderle operative. Siamo dunque in dirittura finale per quanto riguarda la firma dell’Accordo. 

Giulia Muratori (Libera): Riapriamo un dibattito che avevamo già affrontato sulla relazione congiunta delle Segreterie Esteri e Interni relativa alle modifiche dell’ordinamento giuridico sammarinese a seguito dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Condivido pienamente l’intervento del Segretario Beccari e come gruppo siamo d’accordo nel ritenere che vi sia troppa disinformazione su un accordo ormai imprescindibile per il Paese. Negli ultimi dieci anni la politica, attraversando più legislature, ha compiuto una scelta chiara: uscire dall’isolamento e intraprendere un percorso di maggiore integrazione nel mercato unico europeo. Dispiace dover leggere prese di posizione volte solo a creare allarmismo, quando una maggiore integrazione con l’Unione Europea non comporta alcun pericolo. In un contesto internazionale complesso, San Marino ha bisogno di un’interlocuzione diretta per far sentire la propria voce. Mi dissocio quindi da questa disinformazione e ribadisco la volontà di spiegare alla cittadinanza contenuti e opportunità dell’Accordo. Le imprese sono le prime ad aver sperimentato la necessità di integrarsi maggiormente nel mercato unico. Già oggi operano in condizioni svantaggiate che, dopo la firma, diventeranno paritarie. L’Accordo semplificherà i percorsi e aprirà nuove opportunità. Trovo assurdo utilizzare il tema dell’accoglienza dei palestinesi per denigrare l’Accordo. L’accoglienza fa parte della nostra storia e non può essere strumentalizzata. Ora occorre proseguire il confronto sul recepimento dell’acquis comunitario. E parallelamente preparare la pubblica amministrazione. Per cogliere al meglio le opportunità che deriveranno dall’Accordo stesso.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Quando ci si avvicina a scelte fondamentali, c’è sempre qualcuno che solleva il polverone e che si approfitta di qualsiasi elemento possa presentarsi come un ostacolo sulla strada del raggiungimento di un grande obiettivo, e purtroppo siamo esattamente in questa fase. Non è qualcosa che accade solo a San Marino e partirò da un parallelo più grande di noi, ma per questo anche più visibile, che è quello del Regno Unito.  Dieci anni fa il Regno Unito si trovava a dover valutare non un referendum sull’Unione Europea, ma un accordo con l’Unione Europea che permetteva al Regno Unito, che già ne faceva parte, di ottenere dei margini e delle novità rispetto a quanto deciso precedentemente. Eppure qualcuno decise di mettere a repentaglio l’intera relazione del Regno Unito con l’Unione Europea. Sono passati dieci anni da allora e, come vi ricorderete, in quella campagna referendaria le falsità non si riuscirono ad arginare con la ragione.  Ci ritroviamo oggi a San Marino in una situazione simile. Le falsità che vengono dette vengono replicate, anche quando sono patentemente false. Ne cito alcune. La solita questione del “saremo invasi”, quando nell’Accordo è scritto esplicitamente che i cittadini sammarinesi a San Marino saranno trattati in modo diverso rispetto agli altri, proprio perché siamo un piccolo Stato, e quindi non potranno arrivare orde di extracomunitari, come qualcuno dice. Si dice poi che dovremo recepire tutte le normative europee. Non è vero neanche questo, ed è talmente banale. Abbiamo fatto un Accordo di associazione proprio perché non è un’adesione. C’è qualcuno che continua a dire che invece saremo obbligati a rispettare tutto il corpus normativo. No, solo la parte relativa all’economia, che peraltro dobbiamo comunque rispettare, perché altrimenti i nostri prodotti non escono da qui. E si continua con questo andazzo.  Qual è la differenza rispetto a dieci anni fa? È che oggi conosciamo già gli effetti su un grande Stato come il Regno Unito, che si ritrova a valutare se fare un nuovo referendum per rientrare. Allora, vogliamo davvero trovarci nella situazione in cui, all’ultimo momento, ci ritraiamo e poi, tra qualche anno, ci rendiamo conto di aver compiuto un errore catastrofico, come quello che è successo nel 2005 con l’Italia?  Ci dobbiamo sempre trovare in questa condizione in cui, per il vantaggio di qualcuno, e notate bene che c’è sempre un parallelo scientifico tra coloro che hanno interessi legati al vecchio sistema di San Marino e quelli che dicono che questo Accordo non si può fare, sono sempre gli stessi e le logiche sono sempre quelle. “Noi dobbiamo mantenere la nostra sovranità perché siamo diversi”. Cosa significa? Che dobbiamo fare le cose diversamente. E cosa significa, alla fine? Che dobbiamo trovare scorciatoie, infilarci in nicchie che fuori da qui non sono più possibili.  Qui succede che ci sono stati quattro governi, dieci partiti, tutti quelli rappresentati qui, che hanno portato avanti questo progetto. Non è una fissazione di un’élite di questo Paese, è un processo collaborativo condiviso di un decennio, che tra l’altro affonda anche in anni precedenti, quando abbiamo preso atto che quel sistema che qualcuno oggi vorrebbe replicare non era più funzionale.  E allora adesso, invece di ragionare su questo, c’è una seconda parte del ragionamento, cioè quello che veramente dobbiamo fare senza stare dietro a questi commenti. Ed è il ragionamento specifico di questo comma, ovvero l’adattamento del nostro sistema di pubblica amministrazione, che in questo caso è una delle leve fondamentali.  Diciamoci la verità: il mondo produttivo, che tra l’altro è quello trainante in questo Paese, non è quello finanziario, come questi articoli continuano a sostenere, affatto. Se abbiamo così tanta occupazione e frontalierato non è per le banche o per le finanziarie, che da quindici anni non sono più quelle di prima, ma è proprio per il fatto che esiste un’economia reale. Quell’economia si è già abituata a questo contesto in questi anni.  La pubblica amministrazione meno. Ha avuto meno vincoli, ha avuto una tradizione, questo sì, di una propria specificità, che in questo momento non deve essere rivoluzionata o cancellata, né produrre chissà quale effetto sulla burocrazia, sulla quale, come vediamo, siamo già benissimo capaci da soli di incrementare le funzioni. Ma qui c’è una questione di qualità: di qualità e di capacità di saper analizzare il nostro sistema, su cui il Segretario Belluzzi ha già illustrato alcune linee.  Ci sono dei decreti da alcuni mesi che vanno in questa direzione, dalla statistica agli aspetti più tecnologici del funzionamento della pubblica amministrazione, su cui l’Accordo di associazione ci dà una grande mano, perché ci costringe a collegarci, a relazionarci, a confrontarci con amministrazioni che tra l’altro non sono più soltanto quella italiana, e che possono costituire esempi utili affinché il nostro modello possa avanzare.  Ed è esattamente il contrario di ciò che viene raccontato: è attraverso l’apertura, non attraverso la chiusura e il “abbiamo sempre fatto così”, che dobbiamo portare avanti le cose. Guardiamoci attorno e vediamo gli esempi che possono essere funzionali alla nostra pubblica amministrazione dal punto di vista del rapporto con la cittadinanza, dell’efficacia, dell’efficienza, del modello tecnologico. Questo è ciò che ci serve in questo momento per crescere. Siamo rimasti indietro per decenni proprio perché la logica era quella del “noi siamo diversi, noi facciamo le cose in un altro modo”. La competizione è anch’essa un tema complesso, ma dal punto di vista generale la competizione dà una mano all’avanzamento del Paese. Ecco perché credo che dovremmo concentrarci più su questo che non sulle banalità, sulle fake news o sulle vere e proprie scempiaggini che vengono scritte da qualcuno. L’ho già detto in Commissione Esteri e non ho nessun problema a dirlo anche qui: se il Governo si ritrova a dover scegliere se alimentare o meno chi provoca disinformazione, non lo faccia più, perché questo si ritorce contro le proprie scelte di governo, contro le scelte di maggioranza e contro il programma di governo. Diamo un taglio a tutto questo, perché è masochistico ed è contro, credo, la stragrande maggioranza del Paese.  Peraltro, il Paese si è già espresso nel 2013 con un referendum che era addirittura per l’entrata. Quindi il coinvolgimento popolare c’è stato, in tante occasioni e in tante scelte, comprese quelle di tutte le elezioni dal 2012, al 2016, al 2019, fino al 2024. Quindi io credo che si possa anche chiedere coerenza a tutti, qui dentro e anche fuori, perché se in questo decennio la direzione è stata questa, non è che all’ultimo momento si possa cambiare strada. Se la scelta pubblica è stata quella di andare in questa direzione, si prende quella direzione tutti assieme, partecipando al futuro di questa Repubblica, che non può essere ancorato agli anni Novanta o ai primi anni Duemila, come qualcuno, per nostalgia, vorrebbe. Quello non può essere un esito positivo per la nostra Repubblica.  Andiamo avanti insieme. Questo significa andare avanti verso questo Accordo di associazione con l’Unione Europea.

Nicola Renzi (RF): Dico subito e sinceramente che ho molto condiviso l’intervento del consigliere che mi ha preceduto e lo ringrazio per l’intervento che ha fatto. Condivido anche parte dell’intervento del Segretario Beccari e da qui vorrei partire. Ha fatto bene il Segretario Beccari a ricordare come il percorso dell’Accordo di associazione all’Unione Europea sia un percorso che ha radici lontane. Oggi ci troviamo in una situazione nella quale, paradossalmente, mentre ci avviciniamo sempre di più alla meta, sempre di più all’Accordo di associazione, ci troviamo nella necessità di doverlo rispiegare, cioè di dover spiegare la bontà di questo Accordo. Se questa è un’esigenza sentita, noi dobbiamo fare di tutto per far comprendere tutti i benefici che questo Accordo può portare. Io continuerò a sostenere l’Accordo di associazione all’Unione Europea, perché l’ho fatto fin dagli albori, fin dall’inizio, e lo farò non per avvicinarmi di più alla Democrazia Cristiana, o al Segretario Beccari, o al PSD, o a Libera, ma lo farò, e continuo a farlo da due legislature all’opposizione, perché sono convintissimo della bontà e della necessità di questo Accordo per il futuro della Repubblica di San Marino.  Lasciatemi dire però che qualcosa, in quest’ultima parte del confronto che abbiamo avuto, non ha funzionato, e cerco di spiegare perché. Motivo per cui noi non abbiamo potuto condividere l’ordine del giorno e quindi probabilmente ci asterremo su quell’ordine del giorno, perché sono successi dei fatti che ci fanno capire che non c’è la volontà di un confronto vero.  Dico il primo. Il documento sulla pubblica amministrazione e sulle modalità di recepimento dell’Accordo, sul quale pure noi abbiamo detto che ci sono contenuti certamente pregevoli e altre cose che magari ci convincono o meno, ma noi vorremmo avere una sede, trovare una sede per poter dire queste cose, per potersi confrontare. Quel documento è il frutto di un lavoro talmente denso e intenso, perché lo si capisce, c’è un’analisi dei processi molto complessa. E noi questa disponibilità la diamo gratuitamente come Repubblica Futura, gratuitamente, senza chiedervi promesse per il futuro, senza chiedervi che un noto blog estero parli bene di noi. Ve lo diciamo chiaramente: la nostra disponibilità è gratuita.  Chiediamo semplicemente un po’ di rispetto in cambio, un po’ di rispetto nel confronto, di non essere magari insultati, e siamo qui gratuitamente per dare questa disponibilità, per far parte di un processo che sia un processo normativo di confronto e di definizione delle modalità che vogliamo adottare da adesso in avanti, perché crediamo che questo sia necessario per il Paese. Perché noi siamo convinti che, se non c’è l’Accordo di associazione, difficilmente riusciremo a parlare del futuro del Paese nel prosieguo.  Un’altra cosa che è successa: abbiamo appreso in Commissione mista che esiste già un piano informativo, del quale noi non sapevamo nulla e che probabilmente sarà adottato a breve. Va bene. Allora noi diciamo: rispetto. Non chiedeteci di firmare altri ordini del giorno, coinvolgeteci davvero. Coinvolgeteci davvero in un percorso di confronto che sia un confronto fattivo.  Segretario Beccari, sono successe due cose. Le elenco.  La prima è la necessità che ci è stata palesata proprio da un Paese amico e fraterno come l’Italia di adottare un clarifying addendum sul sistema bancario e finanziario. Allora, io l’ho ripetuto molte volte e non lo ripeto per protagonismo o per far risuonare il mio nome. Quel clarifying addendum è stata una cosa inattesa, ma io avevo detto da anni che il problema della vigilanza bancaria sarebbe stato un problema la cui risoluzione non poteva basarsi soltanto sulla proposta che era stata fatta dalla Commissione europea. Ecco, anche in questo, anche nella volontà di farlo diventare un’opportunità, siamo disponibili a coinvolgerci, siamo disponibili a ragionare tutti insieme su come vogliamo il nostro sistema bancario e finanziario. Ho ascoltato un riferimento in Commissione Finanze che mi ha veramente avvilito, mi ha veramente avvilito.  Allora, vogliamo riappropriarci noi, come Aula parlamentare insieme al Governo, della progettualità sul nostro sistema bancario e finanziario, attraverso il quale passano anche i rapporti che abbiamo con la Repubblica Italiana? Ecco, io credo che questo sia necessario.  Poi abbiamo avuto alcune lungaggini dettate dai meccanismi interni all’Unione Europea, e chi ha avuto a che fare con l’Unione Europea sa che i sistemi sono farraginosi. Purtroppo queste lungaggini, interne al processo che ha portato alla determinazione della natura dell’Accordo, se misto o esclusivo, cosa comportano per noi? Un allungamento dei tempi. E in questo allungamento dei tempi si è insinuato qualcuno per creare dubbi, per creare falsità, per creare paure, molte delle quali non sono fondate, anzi la maggior parte delle quali non sono fondate.  Questo è il tema del ritardo. Poi c’è il tema della disinformazione, che molti hanno toccato. Questo è un altro motivo per cui noi non possiamo più condividere a scatola chiusa le proposte che derivano dalla maggioranza e dal Governo. Perché se qualcuno in quest’Aula è pronto ad alzarsi e a prendere le distanze da quel modo di fare, da quelle bugie, qualcun altro non è pronto. E io vedo tanta ipocrisia in questo, perché qualcun altro invece viene spalleggiato costantemente da quel sito di informazione, viene difeso costantemente da quel sito di informazione e, quando va in Congresso di Stato, probabilmente viene sostenuto anche nei finanziamenti che deve avere. E questa è una vergogna.  Noi questa battaglia la facciamo da anni, d’accordo? La facciamo da anni e abbiamo scritto cose precise. Sapete cosa ci avete risposto in un’interpellanza? Il Segretario Pedini Amati ci ha risposto che quel sito praticamente non esiste. Quell’interpellanza è a disposizione di tutti.  Poi chiedo un’altra cosa: è vero o no che l’animatore di quel sito, è stato protagonista in alcune fasi della formazione di questo Governo, magari nella sede di qualche partito politico? Non si può venire qui, fare gli applausini, scandalizzarsi e poi godere costantemente del sostegno e della difesa di alcuni membri da parte di questo sistema.  Siete disponibili a prendere le distanze da questo sistema o no? Siete disponibili? Ci sono anche gli interessi del vecchio sistema, certo. Ci sono questi interessi del vecchio sistema che continuano a cercare di difendere l’indifendibile, a cercare di difendere un mondo che sta morendo per consunzione, ma nel quale loro ci sguazzano perché sono ancora quelli che dettano le regole in uno stagno sempre più asciutto e sempre più angusto. Spero però che si sia capito che la nostra posizione non è quella di un’opposizione che va col piattino in mano a elemosinare uno strapuntino, un posto, una prebenda o una promessa. Noi diciamo quello che pensiamo, facciamo le nostre battaglie. E certamente tireremo fuori tutte le prove di quello che abbiamo detto. Il messaggio che vogliamo lanciare è questo: noi ci asteniamo in questo passaggio per i motivi che vi abbiamo spiegato e per quello che è successo. Ma se pensate che possiamo essere utili per le campagne di informazione e spiegare che cos’è l’Accordo di associazione, spiegare perché è necessario arrivarci, cercare di mettere in moto un’informazione seria, corretta e onesta e combattere con forza la disinformazione, state certi che su questo, senza chiedere nulla in cambio, salvo un po’ di rispetto e regole di ingaggio precise, noi ci siamo.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Ho ascoltato attentamente l’intervento del Segretario e mi aspettavo che ci fossero aggiornamenti più corposi rispetto al precedente dibattito di novembre. Di fatto oggi ci viene confermato che l’approccio misto dovrà essere approvato dal Consiglio europeo, ma nel frattempo sul tema si è effettivamente espresso il Parlamento europeo nella Commissione Affari Esteri e dovrà esprimersi in seduta plenaria a febbraio. Non posso quindi fare altro che ribadire quella che è la nostra posizione sull’Accordo e sul fatto che riconosciamo, e abbiamo sempre riconosciuto, il valore strategico di un rapporto con l’Unione Europea e la rilevanza di questo passaggio, da ogni punto di vista economico, sociale e culturale, per la Repubblica di San Marino.  Da questo punto di vista, un aspetto che mi sento di contestare riguarda le modalità a volte semplicistiche con cui questa tematica è stata trattata, spesso per slogan, spesso per ideologie, arrivando anche a creare una divisione che talvolta fa comodo dal punto di vista comunicativo, tra chi presenta l’Europa come la salvezza del Paese e chi invece viene etichettato come contrario. Io non mi riconosco in nessuna di queste etichettature, che hanno veramente poco di utile.  Il nostro lavoro dovrebbe essere invece quello di confrontarci su un lavoro approfondito e, oltre all’approfondimento, sulla divulgazione dei contenuti dell’Accordo. Nei mesi scorsi abbiamo presentato un’interpellanza proprio con l’obiettivo di ottenere informazioni importanti su aspetti che non sono ideologici, ma che avranno un impatto reale e concreto nella vita quotidiana di chi vive e lavora nella Repubblica.  Le domande erano tante, più di venti, ma ne richiamo alcune. Una riguardava l’addendum con la Repubblica Italiana. La risposta è stata che i contenuti non sono divulgabili, e questo lo posso anche comprendere, ma ad oggi non c’è alcun tipo di coinvolgimento sui contenuti precisi di un accordo che ha una portata fondamentale nella cooperazione con l’Italia, in particolare sul tema della vigilanza bancaria. Io, ad oggi, non ho capito qual è la posizione del Governo su questo tema.  Un’altra domanda riguardava le valutazioni di impatto di cui il Segretario Gatti ha parlato in una trasmissione di Rtv. La risposta è stata che il Segretario è stato partecipe nei lavori prodromici alla negoziazione e ha analizzato il protocollo sui servizi finanziari. Io mi auguro che un Segretario di Stato alle Finanze conosca il protocollo sui servizi finanziari e abbia partecipato ai lavori.  Abbiamo poi chiesto come ci si muoverà sull’implementazione obbligatoria di diversi nuovi organi di controllo: l’autorità amministrativa di vigilanza sulla concorrenza, il sistema Internal Market Information System e molti altri organismi che dovranno essere istituiti o sostituiti, chiedendo come si intende strutturarli e quali costi avranno. A pochi mesi dalla firma, questa valutazione e questa programmazione non ci sono.  Tuttavia, mi aspetto che dopo tutti questi anni di negoziato, a pochi mesi dalla firma, ci sia un livello di consapevolezza e di conoscenza su come dovrà avvenire, nei vari settori, la programmazione degli interventi, quali saranno i costi di recepimento, quali i benefici e le novità introdotte, e così via.  Non mi sembra quindi che la nostra sia una posizione assurda, ma semplicemente la richiesta che il tema non venga trattato in modo ideologico o da tifoserie, bensì in maniera molto approfondita. A me spaventa chi, pur essendo europeista convinto, comincia ad avere dei dubbi su come state portando avanti questo Accordo e sulle modalità di applicazione di questo Accordo. Quindi io sarei molto più dispiaciuta non tanto per gli antieuropeisti che ci sono in questo Paese, come in tutti i Paesi, ma per chi è europeista e si sente deluso da come state gestendo e portando avanti questo percorso.  Bisogna tenere conto complessivamente di tutte le implementazioni: delle autorità, degli organi di cui parlavo prima che dovranno essere creati, del Comitato misto, del Comitato di associazione. Anche su questo, quindi, ci deve essere una valutazione dei costi molto completa e ovviamente prudente.  Sul recepimento, ci diceva sempre il Segretario Belluzzi delle direttive sugli appalti. Anche qui il lavoro che dovrà essere fatto per rivedere la normativa sugli appalti sarà enorme. Su questo chiedo che vi sia un coinvolgimento pieno dell’amministrazione pubblica e delle stazioni appaltanti del Paese, che sono direttamente coinvolte, che conoscono le problematiche della normativa e anche gli aspetti da tutelare.  In tutto questo c’è un lavoro enorme da fare. Il Consiglio ha un ruolo centrale e la cittadinanza ha un ruolo centrale, perché su un tema come questo le scelte non possono essere calate dall’alto. Ci deve essere una grande consapevolezza e la libertà di esprimersi democraticamente su questo percorso.  Sono d’accordo con il Segretario Beccari quando parla di strumentalizzazioni e di disinformazione, ma l’invito che faccio è che su questo tema si guardi bene anche in casa propria, o meglio si guardi bene a chi è vicino a questo Governo, perché forse vi siete dimenticati dove e alla presenza di chi sono stati firmati gli accordi di Governo. Dall’altra parte, il consiglio che mi sento di dare è che, se la volontà è davvero quella di divulgare i contenuti e le opportunità di questo Accordo, forse una serata-teatrino non è sufficiente. Bisogna trovare modalità molto più concrete e incisive.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Qualche passaggio rapido, ma direi assolutamente importante, sia per dare tutto il sostegno al Governo, alla maggioranza e alla Segreteria agli Esteri, nella persona del Segretario Beccari, in merito al percorso che si sta sviluppando sull’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Direi che il dibattito ha testimoniato un fatto chiaro: noi ci troviamo di fronte a una maggioranza assolutamente compatta sull’Accordo di associazione, una maggioranza compatta che credo sia ancora una volta un dato politico rilevante.  Lo abbiamo detto nel programma di Governo, lo diciamo in ogni circostanza e lo ribadiamo anche in questo contesto. E’ positivo il lavoro che stiamo facendo come maggioranza e come Governo sull’Accordo di associazione, sia per la compattezza della maggioranza sia anche per il timing. Penso che sia arrivato il momento, anche alla luce delle valutazioni e dei passaggi fatti ultimamente, di terminare questa sorta di ansia da prestazione, perché il 2026 arriverà ed è già arrivato concettualmente: il 2026 sarà l’anno dell’Accordo di associazione.  L’importante è che ci sia il Paese, che il Paese sia pronto e predisposto a questo impegno. Io penso quindi che la nostra azione debba essere orientata a questo obiettivo, ed è orientata a questo. Gli uffici sono al lavoro per adottare e attivarsi già da ora sulla produzione di tutti quegli interventi necessari e per mettere in campo le norme e gli strumenti che dovranno essere funzionali all’Accordo di associazione.  Faccio degli esempi pratici. Anche noi, come Segreteria del Territorio, come Dipartimento Territorio e Ambiente, già oggi, con il regolamento UDR e con tutta la materia ambientale, ci stiamo attivando per adempiere alle disposizioni e ai regolamenti europei proprio in funzione di questo percorso. Dico questo perché è inutile continuare a pensare di poter rimanere distanti dagli standard europei. Quella è la vetrina, quella è la nostra traiettoria, quella è la nostra visione. Non possiamo più permetterci di rimanere isolati.  Lo dico anche a chi contesta l’Accordo di associazione, e qualcuno è anche di fianco a noi, inutile nasconderlo. Nell’ambito dei nostri ex candidati ci sono persone contrarie all’Accordo. E io dico sempre: “Ma qual è l’alternativa?”. Qual è l’alternativa all’Accordo di associazione con l’Unione Europea? La “San Marino da bere” degli anni Novanta non è più possibile, non è più fattibile. Questa è la scelta che abbiamo compiuto e dobbiamo andare avanti con convinzione.  Dobbiamo guidare anche la comunicazione e qui credo che il Governo si sia impegnato. Sono stato promotore della serata pubblica del Governo nel Paese per raccontare i contenuti dell’Accordo. Il Segretario agli Esteri è stato chiarissimo quella sera e devo dire che l’iniziativa è stata molto apprezzata. Infine, un ultimo aspetto: l’informazione. Vedo il Segretario Lonfernini, che è stato promotore della legge sull’informazione. Quella norma è stata cambiata ed è stata introdotta una disposizione che prevede che i finanziamenti debbano essere resi pubblici.  Poi è stato fatto un articolo, e io ricordo molto bene il silenzio dell’Aula quando discutemmo l’articolo Severini. Io intervenni e dissi: “Ma cos’è tutto questo silenzio? Cos’è tutto questo silenzio?”. Qualcuno si astenne, qualcuno si astenne da quell’articolo.  Io dico sempre che l’informazione deve essere libera e devono essere trasparenti le modalità con cui viene finanziata. Punto. Questa è la linea che mi sento di poter esprimere e penso di non poter essere assolutamente smentito.  Detto questo, penso anche che la comunicazione del Paese sull’Europa, Segretario Beccari lo sa e lo stiamo facendo, sia adeguatamente buona. E penso davvero, e lo dico riconoscendo posizioni anche molto diverse, o comunque diverse sfumature – chiamiamole così – anche all’interno dell’opposizione. Ho sentito il capogruppo Renzi, che ha una linea molto diversa rispetto, ad esempio, al Segretario di Motus. Ho ascoltato questi due interventi.  Ecco, io credo che sarebbe interessante che tutti coloro che hanno una linea simile alla nostra possano essere chiamati a coinvolgere momenti di partecipazione nei confronti della cittadinanza, anche perché così saremo più forti contro la disinformazione che viene fatta sull’Accordo di associazione.  

Giovanni Zonzini (Rete): Io sono sinceramente basito di fronte allo scenario surreale e alle parole surreali che stiamo ascoltando, specialmente a partire dall’intervento del Segretario Beccari, che ha tuonato – giustamente – contro la disinformazione, contro chi avvelena i pozzi, contro chi porta avanti campagne contro l’Unione Europea utilizzando qualunque pretesto per strumentalizzarla. Da ultimo, appunto, l’arrivo auspicato dei profughi palestinesi.  Ma, Segretario Beccari, deve guardarsi alle spalle, non deve guardare da questa parte, perché la vera domanda è: chi finanzia questa campagna? Chi finanzia il media che porta avanti questa campagna? Attualmente, su quel sito c’è un banner della Giochi del Titano, quindi Marco Gatti; c’è la Segreteria al Lavoro; in passato è stato finanziato dall’Ufficio Turismo del Segretario Pedini. Questo sito porta avanti le sue attività grazie a banner acquistati da uffici e Segreterie di Stato. È legittimo, non è un reato, ma allora non guardate noi.  Allora io mi domando: questa disinformazione la volete oppure no? Perché mi viene da pensare che forse il Segretario Beccari, all’interno del suo Governo, abbia qualcuno che in Aula dice una cosa, ma dietro le spalle lavora per qualche altro progetto che non è quello europeo.  Trasparenza dei giornali, trasparenza dei finanziamenti. Allora, sentire qualcuno venire qui a parlare di trasparenza del finanziamento dei giornali francamente mi fa sorridere. Se volete applicare la legge, io sono il primo a dirlo: applichiamola. C’è una legge che stabilisce che tutti gli organi di informazione devono dichiarare in modo trasparente chi li finanzia. L’elenco dei finanziatori dovrebbe essere pubblicato sul sito dell’Autorità Garante per l’Informazione. Chi non trasmette questa informativa dovrebbe essere sanzionato con una multa di 10.000 euro. Questa legge, se non erro, è in vigore dal 2022. È mai stata applicata?  Allora io dico al Governo: iniziate ad applicarla. Ma forse a qualcuno non conviene applicarla, mi viene da pensare.  Noi, quasi dieci anni fa, quando ci fu il referendum sull’adesione all’Unione Europea, ci dichiarammo contrari a quel referendum. Ci dichiarammo contrari perché non volevamo l’adesione. Eravamo già allora favorevoli all’Accordo di associazione, che proponevamo come alternativa all’adesione. Una scelta lungimirante.  Nel Trattato fondativo dell’Unione Europea esiste una clausola di difesa comune che impegna tutti gli Stati membri a intervenire militarmente, con tutti i mezzi necessari, per difendere uno Stato europeo. Dieci anni fa poteva sembrare fantascienza, oggi non lo è più. Ciò non di meno, riteniamo indispensabile per il nostro Paese avere un Accordo di associazione. Non perché io pensi che l’Accordo abbia vantaggi intrinseci straordinari, ma perché gli svantaggi comparati del non avere questo Accordo sono talmente grandi da sconsigliare vivamente di non portare a termine questo percorso. Un’economia virtuosa che, soprattutto, crea un vincolo esterno rispetto a quelle tentazioni e a quei poteri che vogliono riportarci a un passato che ha fatto più danni che benefici a questo Paese. Mi riferisco evidentemente alle triangolazioni, mi riferisco al segreto bancario, mi riferisco in generale a quel differenziale di legalità sul quale tanti prosperavano, o meglio parassitavano.  Il vero tema è come lo si implementa un Accordo di questo tipo.  Perché il problema non è tanto la firma, ma ciò che succede dopo la firma. È lì che si misurerà la capacità del nostro Paese di cogliere l’opportunità che l’Accordo mette a disposizione di San Marino: l’opportunità di essere integrati, l’opportunità di competere meglio.  Alcuni settori della nostra economia, i settori più avanzati, sono già esposti alla competizione con l’Italia, con gli altri Paesi europei e con le altre aziende europee. Ed è grazie a quei settori – penso in particolare al settore produttivo – che noi oggi stiamo in piedi.  Anzi, aggiungo di più: attualmente la principale zavorra del nostro Paese è il sistema bancario-finanziario, che propone il costo del denaro a tassi altissimi ed è spesso incapace o inadeguato a finanziare gli investimenti produttivi di cui le nostre aziende hanno bisogno.  Perché il principale problema economico oggi di San Marino è che le nostre aziende si finanziano a tassi di interesse significativamente più alti rispetto ai concorrenti italiani. Questo differenziale va a erodere largamente il differenziale fiscale che pure esiste.  E quindi questo è un aspetto fondamentale che l’Accordo di associazione con l’Unione Europea può permetterci di superare.  È evidente che questo Accordo, se viene sabotato da qualcuno, viene sabotato all’interno della maggioranza. Da parte nostra ci mettiamo a disposizione anche per eventuali azioni di contrasto alla disinformazione, per quanto possiamo fare. Però, caro Segretario Beccari, inizi a guardarsi alle spalle, perché i nemici li ha dietro le spalle e non certo da questa parte dell’Aula, almeno per quanto attiene l’Accordo di associazione con l’Unione Europea.

Segretario di Stato Stefano Canti: Vorrei ricordare al consigliere che è intervenuto prima di me che il presente comma non riguarda l’informazione o la disinformazione che viene data in questo Paese, né il sostegno o il mancato sostegno al Segretario di Stato Beccari, bensì l’aggiornamento sullo stato dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. E’ premura del sottoscritto condividere con l’Aula consiliare e con la cittadinanza quelle che saranno le principali novità che tale Accordo porterà nelle materie della giustizia e della previdenza.  In apertura è giusto ribadire come l’Accordo di associazione non debba essere letto come uno strumento che rischia di indebolire la sovranità del nostro Stato, ma al contrario rappresenti un’opportunità di crescita e di integrazione. In uno scenario geopolitico come quello che stiamo attualmente vivendo, dobbiamo sforzarci di comprendere che nessuno Stato, per quanto forte e determinato, è in grado di affrontare le nuove sfide da solo. La cooperazione rafforza la qualità delle nostre istituzioni, elevandole ai più alti standard europei.  Per quanto concerne la materia della giustizia, le principali novità sono le seguenti. Le autorità pubbliche e le imprese degli Stati associati potranno presentare ricorsi diretti al Tribunale in primo grado e, in appello, alla Corte di Giustizia, seguendo condizioni molto simili a quelle stabilite dal diritto dell’Unione Europea per gli operatori economici degli altri Stati membri, assicurando quindi maggiori garanzie e opportunità per i cittadini, le imprese e le istituzioni, favorendo un dialogo diretto fra questi e i giudici dell’Unione.  L’introduzione delle nuove regole all’interno del nostro ordinamento giuridico rappresenta un cambiamento importante. Se la partecipazione dei nostri magistrati nei vari organismi del Consiglio d’Europa ha già consentito loro di maturare esperienza anche in contesti internazionali, con la firma dell’Accordo risulterà essenziale una specifica formazione degli operatori del diritto, al fine di applicare in modo corretto ed efficace le norme europee nel territorio della Repubblica di San Marino.  Il percorso formativo in materia è già iniziato con specifici corsi di formazione, in particolare con seminari dedicati proprio al ruolo dei giudici sammarinesi nell’applicazione dell’Accordo di associazione. Questo è solo un primo passo di una serie di incontri e di percorsi che saranno necessari per approfondire tutti gli aspetti tecnici dell’Accordo, assicurandoci che la Repubblica di San Marino sia pronta ad affrontare le sfide che il cambiamento inevitabilmente porterà con sé.  Sul fronte della previdenza, invece, l’Accordo di associazione non intende sostituire il nostro sistema nazionale né armonizzarlo a un modello unico europeo. Al contrario, esso coordina i regimi di sicurezza sociale, garantendo che le nostre normative nazionali operino in armonia con i principi e le regole comuni dell’Unione. I benefici per i cittadini sammarinesi saranno tangibili e immediati. La parità di trattamento rispetto ai cittadini dell’Unione Europea nel Paese in cui si versano i contributi, il cumulo dei periodi assicurativi, l’applicazione della legislazione del Paese in cui si svolge l’attività lavorativa e l’esportabilità delle prestazioni sono i principi cardine che tutelano i diritti acquisiti e quelli futuri, consentendo ai cittadini di muoversi liberamente nell’Unione Europea con la sicurezza che il proprio percorso contributivo sarà riconosciuto e che le prestazioni maturate potranno essere godute ovunque essi si trovino.  Il nuovo quadro semplificherà notevolmente il cumulo dei contributi pensionistici per tutte le attività professionali, eliminando un ostacolo che in passato ha limitato l’attrattività di San Marino e l’insediamento di figure professionali cruciali, come i nostri medici. È un passo fondamentale per rendere la nostra Repubblica più dinamica e competitiva nel panorama internazionale.  In definitiva, io credo che l’Accordo di associazione rappresenti una visione di futuro. Implica impegno, adattamento e una costante opera di aggiornamento che ci proietti in una dimensione di maggiore tutela, di maggiori opportunità e soprattutto di una solida integrazione nel contesto europeo, senza rinunciare alle nostre peculiarità. È una scelta consapevole per un domani più prospero e più sicuro per tutti.  Pertanto esprimo pieno sostegno all’operato che si sta portando avanti.

Iro Belluzzi (Libera): Io continuo logicamente a intervenire sul solco tracciato da chi mi ha preceduto, soffermandomi sulle opportunità, e vorrei uscire da quello che è il dibattito polemico legato a chi sta operando contro il percorso di associazione, cercando di minarlo attraverso la disinformazione.  Una piccola nota va comunque ricordata: esistono poteri che non sono all’interno del Consiglio Grande e Generale. Collega Zonzini, non credo che il Segretario di Stato Beccari debba guardarsi alle spalle rispetto a chi siede in quest’Aula, perché non è questo il problema. Il problema è che, purtroppo, al di fuori di quest’Aula esistono soggetti che, anche bonariamente, hanno ricoperto ruoli politici e che oggi continuano a interpretare il Paese secondo logiche che non esistono più.  È stato citato dal collega, e anche dal Segretario Ciacci, ad esempio il tema delle appartenenze politiche e delle vicinanze tra forze come Libera e il Partito Socialista. Ma questo modo di interpretare il Paese non è legato a interessi particolari o a furbate da sviluppare, perché quella San Marino non esiste più. Non esiste più ormai da decenni. Stiamo ancora pagando gli errori della fine degli anni Novanta e dell’inizio degli anni Duemila, degli accordi di cooperazione che non sono stati firmati.  C’è sicuramente una parte dell’economia che è diventata forte in quegli anni utilizzando strumenti che non erano sostenibili allora e che oggi lo sono ancor meno. Non è più pensabile. Significa essersi sclerotizzati su un modello che non esiste più e che deve essere abbandonato.  Per questo è necessario abbandonare certe logiche e cercare di fare fronte comune, come hanno ricordato anche il collega Renzi e il Segretario Ciacci, con quella parte dell’opposizione che non vuole fare opposizione a prescindere, ma che vuole essere utile ai percorsi di miglioramento, alla crescita della conoscenza e a una vera informazione. Un’informazione che sia conoscenza, e una conoscenza che sia politica rivolta alla popolazione.  Cerchiamo di fare corpo unico, perché qui si sta giocando davvero la partita della sopravvivenza della Repubblica di San Marino. Certo, il tema importante oggi era quello legato a come calibrare la pubblica amministrazione e a come recepire in modo rapido quelle che sono le normative dell’acquis comunitario. Un elemento importante è anche quello legato alle riforme istituzionali della Commissione speciale, perché dovremo trovare il modo di far diventare parte del nostro ordinamento, senza le lungaggini che oggi regolano l’iter legislativo della Repubblica, norme, modalità e nuovi strumenti legislativi, affinché ciò che dovrà essere introdotto nel nostro ordinamento diventi sostanza e parte integrante in tempi rapidissimi.  L’amministrazione, certo, parte in ritardo, e apprezzo lo sforzo che oggi viene compiuto. Va ricordato che quando il percorso di associazione fu strutturato, venne creato un ufficio all’interno della Segreteria alle Finanze e agli Esteri che doveva valutare l’impatto dell’accordo. All’epoca furono già coinvolti i dipartimenti, che erano in numero minore, e quelli maggiormente toccati erano effettivamente ingaggiati. Poi però ci siamo fermati, in attesa che l’accordo venisse siglato.  Nonostante tutto siamo arrivati a questo punto e speriamo che davvero si concretizzi in pochi giorni, intendendo per pochi giorni anche alcune settimane o qualche mese. Non vorrei però che arrivassimo alla firma dopo l’estate con una pubblica amministrazione che nel frattempo è rimasta ferma, mentre abbiamo assistito a un aumento dei costi della macchina amministrativa.  La formazione che oggi viene avviata tramite la Direzione Generale della Funzione Pubblica è fondamentale, ma avrebbe dovuto essere già in nuce se fossimo stati più attenti anche all’assunzione di personale formato. Perché chi è formato trasferisce conoscenza. I nostri ragazzi si sono laureati in un contesto europeo, con conoscenza delle norme europee. Concludo con una richiesta che intendo continuare a porre: troviamoci tutti sullo stesso piano, lavoriamo insieme, maggioranza e opposizione responsabile, per accompagnare questo passaggio storico, perché è un passaggio che riguarda il futuro del Paese e non il destino di una parte politica.

Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Io ho apprezzato moltissimo l’intervento del consigliere Belluzzi che mi ha preceduto, così come ho ascoltato con grande piacere quello dell’amico consigliere Giovagnoli, oltre ad altri interventi che certamente hanno mantenuto una linea assolutamente e marcatamente costruttiva rispetto alla relazione del collega Beccari. Collega Beccari che ringrazio nuovamente per l’annotazione puntuale delle informazioni che riporta periodicamente all’attenzione delle istituzioni principali, come il Consiglio Grande e Generale e, in particolare, la Commissione Affari Esteri, la Commissione mista e ogni altro organismo istituito per far transitare correttamente il messaggio di carattere politico, tecnico, amministrativo, giuridico e di ogni altra natura all’interno del Paese.  Su questo, permettetemi di dirlo chiaramente: chi afferma il contrario, cioè che questi strumenti non siano a disposizione, a partire da chi ha un ruolo istituzionale fino all’ultima categoria presente nel Paese, afferma una falsità. Sfido chiunque a sostenere il contrario, perché sarebbe un’affermazione scorretta da un punto di vista morale, politico e sociale. Questo è un dato di fatto.  Partiamo dunque da questo presupposto. Il collega Belluzzi lo ha detto molto bene: questa è una partita, anzi forse è la partita politica più importante del nostro Paese in epoca moderna. È un dato oggettivo. L’accordo di associazione all’Unione Europea, per come è stato negoziato e per come sono stati sviluppati in maniera estremamente tecnica e scientifica tutti gli aspetti del negoziato, è certamente la partita politica che cambierà radicalmente il futuro della Repubblica di San Marino. E uso il termine “radicalmente” non come eufemismo, ma come dato concreto, perché da quel momento il paradigma mentale, sociale, economico e culturale del nostro Paese sarà diverso, e non per un breve periodo, ma per tutto il tempo in cui, anche da un punto di vista naturale e geografico, saremo collocati all’interno di un contesto europeo. Il nostro Paese, da un punto di vista territoriale e naturale, è sempre stato collocato in Europa. Lo è sempre stato. Abbiamo semplicemente dovuto gestire questo rapporto in maniera estremamente difficile con i singoli Stati e con la macro-organizzazione europea, attraverso convenzioni, accordi, recepimenti di direttive sostanziali e fondamentali. Ma di fatto siamo sempre stati inseriti in un macrosistema europeo. Per questo ha ragione il collega Belluzzi nel dire che questa è la partita più importante.  Dispiace però che, a volte, proprio nell’organismo principale deputato al confronto politico, quando si tratta un tema di questa rilevanza, così politico e così tecnico, il dibattito finisca o si sfinisca in una dialettica sterile, in una verbalità poco piacevole e, talvolta, con l’affiancamento di temi che non riguardano direttamente l’oggetto della discussione. Penso, ad esempio, agli aspetti legati all’informazione. L’informazione è certamente un problema e come tale va affrontato come una politica fondamentale del nostro Paese, ma non può diventare l’elemento distorsivo di un dibattito che riguarda una scelta strategica di questa portata.  È chiaro che, attraverso le leggi che abbiamo, l’informazione e gli strumenti che la gestiscono devono essere liberi. Ma liberi devono essere anche i nostri concittadini, che leggeranno più o meno ciò che riterranno interessante, così come leggeranno, comprenderanno e valuteranno le informazioni che provengono dal Governo e dalle istituzioni principali su un tema così radicale di cambiamento, formandosi un loro convincimento libero e consapevole.  Venendo all’aspetto più tecnico, anziché continuare a ribadire quali siano i vantaggi a me piacerebbe capire dai detrattori, che esistono, e su questo concordo, quali siano le alternative. Preciso però che non considero detrattore chi esprime perplessità o riflessioni critiche: chi ha questo tipo di posizione è legittimo e anzi favorisce una riflessione più approfondita, che spero possa portare anche loro a un convincimento più solido rispetto al futuro europeo del nostro Paese,.  Il dibattito, allora, dovrebbe ricordare a chi ha perplessità cosa è stato il Paese quando non ha avuto questo tipo di tutela e protezione. Cito due esempi recenti, senza andare troppo indietro nel tempo. Nel 2020 è arrivato il Covid, nel mondo e quindi anche nel nostro piccolo fazzoletto di terra. Noi non avevamo accordi che ci garantissero, come agli altri Paesi, l’accesso ai vaccini. I vaccini non sono arrivati, proprio perché non eravamo integrati in maniera preventiva in quel sistema macroeuropeo. Le motivazioni possono essere state molteplici, ma il dato resta: abbiamo dovuto subire la situazione, accettarla e trovare da soli un’alternativa.  Subito dopo, la crisi energetica. Anche in quel caso, per dinamiche macroeuropee e mondiali, noi siamo stati oggetto passivo di decisioni su cui non avevamo alcuna possibilità di incidere, pur essendo parte della comunità internazionale in termini di dibattito e opinione.  Ecco perché questo accordo non è solo un’opportunità, ma una necessità storica. È uno strumento di tutela, di protezione e di integrazione che serve a evitare di trovarci nuovamente isolati di fronte a crisi che non possiamo affrontare da soli.  Per questo credo che il confronto debba rimanere su questo piano: serio, costruttivo, consapevole della posta in gioco. Questa non è una partita di parte, ma una scelta che riguarda il futuro strutturale della Repubblica di San Marino.

 

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