Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta di lunedì 23 marzo 2026, si sofferma sulla votazione degli ordini del giorno presentati nelle precedenti sessioni consiliari.
Sotto i riflettori due ordini del giorno – presentati rispettivamente da Repubblica Futura e dalla maggioranza – riguardanti il caso “Varano” per “impegnare il Congresso di Stato ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni”. Enrico Carattoni (RF) apre sostenendo che questa indagine è “il vero e più grande colpo che sia stato sferrato alla Repubblica di San Marino” e insiste sul fatto che non si tratta soltanto di una vicenda bancaria, ma di un attacco che lascia strascichi ancora oggi, alimentando sospetti e diffidenza verso il sistema sammarinese. “Noi possiamo affermare che la giustizia italiana ha stabilito che i fatti non costituivano reato – spiega Gerardo Giovagnoli (PSD) -. Tuttavia, gli effetti si sono comunque prodotti. Ora ci troviamo nella necessità di arrivare a un chiarimento definitivo, di essere accompagnati verso l’esame finale dell’Unione Europea, in cui l’Italia sarà sicuramente una pedina fondamentale”. Il Segretario di Stato Marco Gatti ricostruisce l’intera vicenda, ricordando sequestri, arresti, sanzioni, contenziosi e il lungo trascinarsi della procedura fino all’archiviazione definitiva del 2025, e quantifica un danno enorme, spiegando che solo per Cassa di Risparmio il danno patrimoniale arriva a circa 880 milioni, a cui si somma un danno d’immagine durissimo. Nelle dichiarazioni di voto emerge una forte richiesta di unità, ma anche il tentativo di leggere politicamente quanto accade. Emanuele Santi (Rete) sottolinea che la sentenza apre “una ferita per il nostro Paese che è ancora sanguinante” e chiede che il tema venga affrontato in modo strutturato, con un passaggio in Commissione Finanze e con un aggiornamento complessivo sulle azioni risarcitorie dello Stato. Gian Nicola Berti (AR) pone l’accento soprattutto sulla sofferenza umana e ricorda la “carcerazione ingiusta, indecente, immotivata” subita da diverse persone, sostenendo che ogni risarcimento economico rischia comunque di essere insufficiente rispetto al male arrecato all’intera Repubblica. Giuseppe Maria Morganti (Libera) definisce la vicenda “un colpo al cuore dello Stato” e insiste sul fatto che San Marino, all’epoca troppo debole sul piano internazionale, non riesce a reagire con la necessaria fermezza a un errore giudiziario che lui considera già allora evidente; da qui l’idea che oggi il Paese debba finalmente reagire in maniera forte e possibilmente unitaria. Nicola Renzi (RF) raccoglie invece l’appello all’unità, sostenendo che quello subito è un colpo al cuore del sistema e che il vero nodo, adesso, è capire se quella che definisce una “vera e propria guerra finanziaria” sia davvero chiusa o se occorra ancora lavorare per ricostruire fino in fondo la fiducia tra Stati. Fabio Righi (D-ML) sostiene che, oltre al risarcimento, serva una riflessione sul modello sammarinese e sulla capacità della politica di ricostruire fiducia interna ed esterna. Giovagnoli (PSD) torna a dire che la conclusione del caso deve segnare una svolta nel rapporto con l’Italia, soprattutto sul piano bancario e finanziario, mentre Manuel Ciavatta (PDCS) ricorda i danni subiti da banca, sistema e persone e sostiene che oggi la politica ha l’occasione di essere più forte di allora, scegliendo un’espressione unitaria. Da qui nasce la sospensione dei lavori per cercare una mediazione e, alla ripresa, l’aula arriva a un ordine del giorno condiviso da maggioranza, opposizione e indipendenti, che impegna il Congresso di Stato “ad intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni derivanti dall’intera vicenda; a dare mandato al Consiglio di Amministrazione di Cassa di Risparmio di attivare ogni azione possibile al fine del risarcimento dei danni subiti e del recupero degli asset economici ancora disponibili; a riferire al Consiglio Grande e Generale, in merito all’intera situazione, entro maggio 2026; a riferire, in Commissione Consiliare III, ogni qualvolta ci siano elementi di novità sull’intera vicenda, a partire dalla prima convocazione utile e comunque entro maggio 2026”. L’aula conclude approvando all’unanimità il nuovo ordine del giorno con 42 voti favorevoli.
Il dibattito si sposta poi su un secondo ordine del giorno, presentato da Domani – Motus Liberi, che punta a rafforzare in modo strutturale la certezza del diritto nel sistema sammarinese. Fabio Righi (D-ML) spiega che si tratta di un intervento apparentemente semplice ma con ricadute molto rilevanti, perché oggi molti principi di diritto restano confinati agli addetti ai lavori o risultano poco chiari persino per chi opera nel settore. Secondo Righi, questa situazione genera confusione e incertezza, mentre la possibilità di lavorare su testi aggiornati e coordinati consentirebbe di rendere il sistema più leggibile e prevedibile. Il Segretario di Stato Stefano Canti esprime un parere favorevole, riconoscendo che l’ordine del giorno interviene su un nodo centrale per la qualità dell’ordinamento. L’ordine del giorno viene quindi approvato con modifiche alle tempistiche – fissate al 23 maggio 2026 e al 15 settembre 2026 – e ottiene un consenso quasi unanime, con 41 voti favorevoli.
Il Consiglio discute quindi l’ordine del giorno di Domani – Motus Liberi che chiede al Congresso di Stato di attivare immediatamente iniziative per chiarire le dichiarazioni emerse nel dibattito consiliare di dicembre 2025, relative a possibili pressioni, interferenze o condizionamenti impropri nei confronti della magistratura, della Banca Centrale e di altri organismi indipendenti. Fabio Righi (D-ML) sostiene che non si possano ignorare affermazioni così gravi e chiede chiarezza immediata, perché – afferma – “noi non possiamo vivere in un Paese dove ogni tre mesi dobbiamo disinnescare uno scandalo”. Secondo Nicola Renzi (RF) “oggi è conclamato” che esiste una questione morale e per questo ritiene lo strumento ormai insufficiente, affermando che “non è più il tempo degli ordini del giorno”, ma di una Commissione d’inchiesta immediata per accertare responsabilità politiche e istituzionali. Emanuele Santi (Rete) richiama il clima di quel dibattito, definendolo un “regolamento di conti in aula”, e critica il rinvio della Commissione al 2027, giudicandolo “non tollerabile” e incoerente con l’urgenza dichiarata allora. Dalla maggioranza, Massimo Andrea Ugolini (PDCS) respinge le accuse: “qui nessuno vuole insabbiare nulla” e ribadisce che occorre rispettare l’autonomia della magistratura. Ricorda che una Commissione d’inchiesta è già prevista con legge, ma partirà dopo la fase istruttoria, “comunque non oltre gennaio 2027”. L’ordine del giorno viene respinto con 15 voti favorevoli e 33 contrari.
Il Consiglio affronta successivamente l’ordine del giorno di Rete che chiede al Congresso di Stato di riferire in Commissione Esteri sull’opportunità di mantenere Serafino Iacono nel ruolo di Console Onorario di San Marino a Bogotá, alla luce di notizie emerse sulla stampa colombiana. Giovanni Zonzini (Rete) spiega che la richiesta nasce proprio da quelle informazioni, sottolineando che il nome di Iacono compare su diversi articoli con accuse e viene costantemente associato a San Marino. Precisa che non si tratta di esprimere giudizi, ma di chiedere una valutazione politica sull’opportunità del ruolo. Matteo Casali (RF) collega la figura di Iacono alla vicenda Symbol, sostenendo che dietro la richiesta ci sono questioni più ampie e ancora poco chiare. Il Segretario di Stato Luca Beccari si dice disponibile “a riferire in Commissione e ad approfondire le notizie” ma contesta lo strumento, ritenendo non necessario un ordine del giorno. Ricorda che le verifiche sono già state fatte al momento della nomina e invita alla prudenza: “le notizie di stampa vanno verificate, i fatti vanno accertati e soprattutto non tutto quello che è riportato sulla stampa è vero”. L’ordine del giorno viene infine respinto con 14 voti favorevoli e 29 contrari.
Il Consiglio discute un ordine del giorno unitario con cui tutti i gruppi e i consiglieri indipendenti chiedono al Segretario di Stato per gli Affari Esteri di farsi promotore all’ONU di iniziative contro la repressione dei manifestanti iraniani. Giuseppe Maria Morganti (Libera) presenta il testo come un atto di “solidarietà con il popolo iraniano”, ricordando che quel popolo “non chiede altro se non poter esprimersi liberamente e, in qualche maniera, cambiare chi lo governa”. Il Segretario di Stato Luca Beccari conferma il sostegno del Governo, osservando che “non è cambiata la condizione specifica del popolo iraniano”, che continua a subire repressioni e violazioni dei diritti. Dai banchi dell’opposizione Matteo Zeppa (Rete) e Antonella Mularoni (RF) insistono soprattutto sulla necessità di agire con più tempestività su atti di questo tipo, mentre Mirko Dolcini (D-ML) richiama il valore della neutralità attiva e del multilateralismo. Gerardo Giovagnoli (PSD) sottolinea che, nonostante il quadro internazionale sia nel frattempo precipitato, “il senso di questo ordine del giorno rimane intatto”. L’aula converge senza divisioni e l’ordine del giorno viene approvato all’unanimità con 46 voti favorevoli.
Segue il confronto sull’ordine del giorno delle opposizioni che chiede al Congresso di Stato di prendere pubblicamente le distanze dai comportamenti del Segretario al Territorio, Matteo Ciacci, per evitare il ripetersi di episodi simili. Il riferimento è ad alcuni messaggi rivolti da Ciacci alla consigliera di Rf Maria Katia Savoretti. Nicola Renzi (RF) chiarisce l’obiettivo politico: non chiedere dimissioni ma “un richiamo di responsabilità”, perché “non è possibile che un Segretario di Stato… si possa permettere un certo tipo di apprezzamenti”, soprattutto verso dipendenti pubblici. Sara Conti (RF) insiste sul limite da non superare: “gli insulti e le offese non devono essere normali né dentro né fuori dalle istituzioni”. Giovanni Zonzini (Rete) evidenzia il punto più grave, parlando apertamente di “minacce nei confronti di un dipendente pubblico”, definendole “assolutamente intollerabili”. Sulla stessa linea Fabio Righi (D-ML), secondo cui il problema non è l’episodio isolato ma una deriva più ampia: “non può passare l’idea che basti chiedere scusa perché tutto venga azzerato”. Il Segretario di Stato Luca Beccari riferisce che il Comitato etico ha valutato il caso, apprezzando le scuse e richiamando tutti a un uso corretto dei social. “Se io avessi avuto il minimo dubbio che quella minaccia potesse avere un seguito, avrei chiesto immediatamente le dimissioni del Segretario Ciacci” afferma Luca Boschi (Libera) ricordando che “lo stesso Segretario Ciacci ha censurato il suo comportamento” e invitando a riportare “le cose nel loro giusto ordine di grandezza”. L’ordine del giorno viene respinto con 15 voti favorevoli e 25 contrari.
Nel finale via libera all’unanimità, con 42 voti favorevoli, ad un Ordine del Giorno presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti per impegnare il Congresso di Stato al monitoraggio dello stato dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Venezuela, in coerenza con la tradizione di neutralità attiva e con i valori costituzionali della Repubblica.
I rimanenti Ordini del giorno saranno calendarizzati nella sessione di aprile. Alle 19.10 la sessione consiliare termina con il messaggio di congedo degli Ecc.Reggenti Matteo Rossi e Lorenzo Bugli.




