C’è un momento in cui anche le piccole Repubbliche si trovano a maneggiare questioni da grandi potenze. È accaduto a San Marino, dove la proiezione del documentario “Biolab, la guerra biologica”, prodotto dall’emittente statale russa Russia Today, è stata cancellata a pochi giorni dall’evento. Una decisione che non parla solo di un film, ma di una scelta di campo, culturale prima ancora che politica.
L’appuntamento, previsto per il 7 febbraio, era stato presentato come iniziativa culturale. Ma la Gendarmeria ha fermato tutto, ritenendo l’evento potenzialmente problematico per l’ordine pubblico e per il delicato equilibrio informativo della Repubblica. Da quel momento, la vicenda ha smesso di essere una semplice cronaca e si è trasformata in un caso.
Da una parte, gli organizzatori e i promotori dell’iniziativa hanno gridato alla “censura preventiva”, invocando il principio della libertà di espressione. Dall’altra, le istituzioni hanno richiamato la responsabilità collettiva di non diventare terreno fertile per narrazioni costruite, soprattutto in una fase storica in cui l’informazione è spesso uno strumento di pressione geopolitica.
Il punto, infatti, non è solo il contenuto del documentario, ma la sua provenienza. Russia Today è da tempo al centro delle sanzioni dell’Unione europea per il ruolo attribuito al network nella diffusione di contenuti considerati parte di una strategia di disinformazione legata alla guerra in Ucraina. Un dettaglio che, a San Marino, pesa doppio: la Repubblica ha aderito alle misure europee e sta discutendo in queste settimane il proprio percorso di avvicinamento formale all’Unione.
Nel dibattito è intervenuto anche il Segretario di Stato agli Esteri, Luca Beccari, che in Consiglio Grande e Generale ha messo in guardia dal rischio di “inquinare il dibattito pubblico” proprio mentre il Paese si trova in una fase cruciale di definizione del suo posizionamento internazionale. Parole che hanno dato una cornice politica a una vicenda che, fino a quel momento, era stata raccontata soprattutto come scontro tra libertà e controllo.
Intorno all’evento cancellato ruotavano relatori e figure già note nei circuiti filorussi e complottisti, italiani residenti nei territori occupati e attivisti di un fronte narrativo alternativo. Un mosaico che, agli occhi delle autorità, ha rafforzato l’idea che non si trattasse solo di una proiezione, ma di un tassello dentro una più ampia strategia di comunicazione.
Così, San Marino si è ritrovata — quasi senza volerlo — al centro di una scena più grande di lei. Una scena in cui si intrecciano informazione, propaganda, libertà e responsabilità. E in cui ogni decisione, anche quella di spegnere un proiettore, diventa un segnale politico.
Resta una domanda, che va oltre questa vicenda: chi decide oggi dove finisce il diritto di informarsi e dove inizia il dovere di proteggere lo spazio pubblico dalla manipolazione? In un tempo in cui le notizie viaggiano più veloci delle verifiche, anche una piccola Repubblica può trovarsi a fare da frontiera tra due mondi.




