Chi deve guidare San Marino? Il sondaggio che interroga una generazione (e non solo)

da | 3 Mar 2026

C’è una pagina Instagram – politicasammarinese – che con i suoi 1.810 follower è diventata, silenziosamente ma con costanza, uno dei piccoli termometri del dibattito pubblico sammarinese. Non è un partito, non è una corrente, non è un’istituzione. È uno spazio. E talvolta, gli spazi sono più interessanti delle strutture.
Nei giorni scorsi ha lanciato un sondaggio semplice, quasi disarmante nella sua linearità. Due affermazioni. Una scelta.
La prima:
“A San Marino si aprirà davvero una nuova fase solo quando la guida del Paese passerà a una generazione che non vive di equilibri costruiti trent’anni fa.”
La seconda:
“Il rinnovamento non si misura dalle parole, ma dalla disponibilità a lasciare spazio a leadership nuove e visioni diverse.”
Il risultato? 50% per la prima, 22% per la seconda, 28% per entrambe.
Numeri piccoli, certo. Ma in una comunità come la nostra, dove la partecipazione è spesso più qualitativa che quantitativa, e dove questa pagina registra mediamente un’alta interazione ai sondaggi, il dato merita attenzione. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per comprendere cosa si muove sotto la superficie.
A noi di INSIDER.SM questo sondaggio ha incuriosito. Non tanto per la classifica, quanto per la domanda implicita che contiene: la politica di oggi deve essere dei giovani? Oppure serve ancora una guida di esperienza in un mondo che cambia con velocità quasi brutale?
Il tema non è nuovo. Ma ogni generazione lo vive come fosse il primo giorno.
Viviamo in un tempo in cui gran parte della leadership mondiale ha un’età avanzata. Gli Stati Uniti hanno visto candidati e presidenti ben oltre i settant’anni. In Europa, molte delle figure che guidano partiti e governi provengono da stagioni politiche iniziate decenni fa. L’esperienza rassicura. La memoria istituzionale stabilizza. In tempi di incertezza, l’anzianità può sembrare una garanzia.
E tuttavia la storia insegna che le svolte non sono quasi mai state opera di chi custodiva l’equilibrio esistente.
John Fitzgerald Kennedy aveva 43 anni quando entrò alla Casa Bianca. Tony Blair ne aveva 43 quando divenne Primo Ministro. Emmanuel Macron 39. Matteo Renzi 39. Ma andando ancora più indietro, Alcide De Gasperi – che pure non era giovane anagraficamente – guidò una generazione politica che seppe rompere con il passato in un momento in cui l’Italia aveva bisogno non solo di esperienza, ma di visione.
La giovinezza, da sola, non è una virtù. Così come l’età non è una colpa. Il punto è un altro: la disponibilità al passaggio di testimone.
Il primo messaggio del sondaggio sembra dire che a San Marino pesa ancora l’ombra lunga di equilibri costruiti trent’anni fa. La seconda affermazione suggerisce che il rinnovamento non si proclama, ma si pratica. Non basta parlare di giovani: bisogna lasciare loro spazio.
È qui che la questione si fa più delicata. Perché non si tratta di sostituire una generazione con un’altra, ma di costruire un’alleanza tra generazioni. L’esperienza senza innovazione diventa conservazione. L’innovazione senza esperienza rischia l’improvvisazione.
San Marino, con la sua storia millenaria e la sua dimensione unica, ha sempre trovato equilibrio tra tradizione e cambiamento. Ma oggi il mondo corre: intelligenza artificiale, trasformazioni economiche, nuove fragilità sociali, rapporti internazionali sempre più complessi. In questo scenario, la domanda non è solo chi deve guidare, ma come si costruisce una classe dirigente capace di leggere il presente senza restare prigioniera del passato.
Forse il vero dato politico di quel 50% non è la richiesta di “giovani al potere”, ma il desiderio di uscire da schemi consolidati. E forse quel 28% che ha scelto “entrambe” racconta qualcosa di ancora più interessante: una parte dell’elettorato non vuole scegliere tra rottura e responsabilità. Le vuole insieme.
È un segnale che merita di essere discusso pubblicamente. Non per alimentare uno scontro generazionale – che sarebbe sterile – ma per aprire una riflessione seria sulla formazione della futura leadership sammarinese.
Chi sta crescendo oggi nei partiti? Chi viene responsabilizzato davvero? Chi viene messo nelle condizioni di sbagliare, imparare, decidere?
In un Paese piccolo come il nostro, il ricambio non è un fatto statistico: è una scelta politica. E spesso è una scelta culturale.
Il sondaggio di una pagina Instagram non cambia la storia. Ma può accendere una domanda. E talvolta le domande, quando sono giuste, contano più delle risposte.
Forse è tempo che San Marino inizi a discutere con meno timore di questi temi. Non per sostituire qualcuno, ma per preparare qualcuno. Non per archiviare l’esperienza, ma per affiancarla a visioni nuove.
Perché il futuro non aspetta che siamo pronti.
E la politica, se vuole guidarlo, deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio prima che lo faccia l’elettorato.

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