Cecchetti (PSD): «Difendere il Tribunale e l’associazione UE: servono collaborazione e presidi più forti sul sistema bancario»

da | 16 Feb 2026

Silvia Cecchetti (Psd): In primo luogo credo sia doveroso e opportuno ringraziare il Segretario di Stato alla Giustizia, Stefano Canti, perché finalmente, con una relazione molto puntuale, a tratti tecnica e non soltanto politica, ci ha consentito di comprendere molto di più di questa vicenda giudiziaria. Lo ringrazio perché, diversamente, sarebbe stato difficile chiedere a quest’Aula – come è stato fatto – di fare quadrato. Bene ha fatto il Segretario Canti a illustrare nei dettagli l’aspetto giudiziario e, soprattutto, ad attestare che la magistratura ha operato nel pieno rispetto delle regole e in assoluta autonomia. Qualcuno aveva provato a instillare dubbi in tal senso, ma da questo punto di vista la chiarezza è stata importante. Subito dopo, non può non esserci un ringraziamento a tutto il Tribunale e in particolare al suo Presidente, il Presidente Canzio. Ho ascoltato con attenzione il dibattito e credo si debba assumere una posizione forte: il Tribunale va difeso. Va difeso per essere intervenuto immediatamente, già nella prima fase, quando sono emerse le prime irregolarità, ma ancora di più nella seconda fase, quando sembrano profilarsi condotte ben più gravi rispetto alla prima, volte a mettere sotto pressione San Marino anche su un piano internazionale, con il tentativo di colpirlo proprio dove oggi è più vulnerabile e dove ha maggiore interesse strategico, cioè sul percorso di associazione con l’Unione Europea. Credo che in questo dibattito dobbiamo tenere fermi due punti fondamentali. Il primo è la difesa delle istituzioni e dell’indipendenza dello Stato di San Marino. E per difenderne l’indipendenza e la democrazia bisogna, in primo luogo, difendere il Tribunale. Io credo abbia fatto bene il Presidente Canzio a scrivere quel comunicato: non è un atto ordinario, e se il Tribunale interviene pubblicamente significa che è necessario farlo. Il secondo punto è la salvaguardia del percorso di associazione con l’Unione Europea. È un percorso ritenuto strategico e non può essere condizionato da pressioni esterne o da interessi privati. Tuttavia, alla luce dell’esito della votazione del Parlamento europeo e delle interlocuzioni che ci sono state illustrate dal Segretario agli Affari Esteri, io credo che il gruppo privato che ha tentato questo tipo di pressione possa persino ottenere l’effetto contrario. Quando un gruppo privato sollecita un governo straniero a intervenire su un altro Stato, si comprende bene dove stia l’anomalia, e non nel nostro Paese. Da questo punto di vista, credo ci si possa considerare soddisfatti anche del tenore del dibattito che si è sviluppato in Aula. Penso che, a modo loro, anche le forze di opposizione abbiano contribuito a questo equilibrio, perché il tentativo di esasperare ulteriormente il confronto avrebbe potuto esserci, e invece si è mantenuto un livello di responsabilità. C’è però un ulteriore elemento che non possiamo trascurare. Questa vicenda tocca anche il tema degli investimenti e, in particolare, la cessione degli istituti di credito, che rappresenta un segmento di una questione più ampia. Più volte, soprattutto dalle fila del mio gruppo consiliare, abbiamo posto il tema di fornire agli organismi e alle autorità competenti strumenti adeguati. Qui si innesta un dibattito interno: siamo in grado, da soli, di affrontare la modernizzazione e l’adeguamento del sistema bancario-finanziario? La posizione del PSD è chiara: no, da soli non basta. Non è una messa in discussione dell’operato dei nostri organismi, anzi ne riconosciamo la validità. Ma riteniamo che serva collaborazione, in particolare tra la nostra Banca Centrale e la Banca d’Italia. Non dobbiamo avere timore di questo. L’abbiamo detto più volte: è attraverso la collaborazione che si può posizionare il nostro Paese in una condizione di stabilità e crescita. E questo è coerente anche con il percorso di associazione con l’Unione Europea.

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