La parola chiave è una sola: urgenza.
Nel pieno del terremoto sull’“affare bulgaro” e sul presunto “piano parallelo” che avrebbe tentato di costringere le autorità sammarinesi a una trattativa sotto pressione internazionale, RETE chiede la convocazione immediata di una seduta straordinaria del Consiglio Grande e Generale.
Non una richiesta tecnica. Una scelta politica netta.
Secondo RETE, non siamo davanti a un caso privato né a un normale sviluppo giudiziario. Se davvero – come dichiarato dal dirigente del Tribunale di San Marino – esiste un disegno volto a esercitare pressioni sulle istituzioni e addirittura a ostacolare il percorso di associazione con l’Unione Europea, allora si entra nel perimetro di un “caso di Stato”.
E in un caso di Stato, sostengono, non può bastare una nota di circostanza.
La Maggioranza: fiducia e auspici. Ma senza scosse
Nel frattempo la Maggioranza diffonde un comunicato unitario. Toni istituzionali, lineari: “piena fiducia” nelle Istituzioni, nell’azione “indipendente e rigorosa” del Tribunale, nella vigilanza di Banca Centrale.
Si parla di “forte allarme” e di possibili “ricadute sistemiche”. Si condannano i tentativi di proiettare all’esterno un’immagine distorta di San Marino. Si auspica un “celere accertamento dei fatti e delle responsabilità”.
Ma il testo resta prudente. Nessuna richiesta di confronto immediato in Aula. Nessuna presa di posizione politica più marcata. Nessun annuncio di iniziative straordinarie.
In un clima che molti descrivono come esplosivo, la nota della Maggioranza appare – agli occhi delle opposizioni – misurata al limite della neutralità.
RETE: “Il Governo deve riferire. Subito.”
Per RETE questo non è sufficiente.
Il Movimento parla apertamente di piano eversivo e richiama l’ipotesi di reati tra i più gravi dell’ordinamento, come l’attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica. Se davvero qualcuno ha tentato di utilizzare la leva dell’Accordo UE per piegare le istituzioni sammarinesi, allora la questione non può restare confinata nel silenzio istruttorio.
“La politica e la cittadinanza devono essere messe al corrente di quanto sta accadendo”, è la sostanza della posizione.
Il Governo – sottolinea RETE – deve riferire in Aula su:
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cosa sa del presunto piano,
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quali iniziative ha adottato,
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quali intende adottare per contrastarlo.
E soprattutto: chi sono i soggetti politici evocati dall’Autorità Giudiziaria?
Motus Liberi: “Basta ambiguità”
Sulla stessa linea, anche DOMANI – Motus Liberi. Tono più sferzante.
Si parla di reazione governativa “sorprendentemente flebile”, di carenze comunicative, di vuoto politico. La trasparenza – scrive Motus – non è più un’opzione ma una necessità democratica.
Anche qui la richiesta converge: convocazione straordinaria e urgente del Consiglio.
Non è più solo BSM
La tentata scalata alla Banca di San Marino è ormai solo l’innesco.
Il cuore della crisi è altrove: nella possibilità che un’operazione finanziaria si sia intrecciata con pressioni istituzionali, narrativa internazionale e percorso europeo. E nella gestione politica di questa fase.
La Maggioranza chiede tempo e chiarezza.
RETE chiede Aula e confronto pubblico immediato.
Motus Liberi chiede responsabilità e nomi.
La differenza è tutta qui: attendere gli sviluppi o aprire subito il confronto politico massimo.
Ora la palla è nel campo del Governo.
Convocare il Consiglio significherebbe trasformare formalmente l’affare bulgaro in un passaggio istituzionale di primo livello. Non farlo significherebbe assumersi il peso di una scelta che, in un clima già teso, potrebbe essere letta come prudenza. O come esitazione.
In una Repubblica di 61 chilometri quadrati, certe parole pesano più che altrove.
E quando si pronuncia l’espressione “caso di Stato”, non esistono più zone di comfort politico.




