Caso Bulgari: scalata, Bruxelles e “piano criminale”. Cosa c’è davvero dietro lo scontro che scuote San Marino

da | 9 Feb 2026

Da una tentata scalata bancaria a un presunto attentato contro l’integrità della Repubblica. Da un investitore straniero a una conferenza stampa a Bruxelles nel giorno di Sant’Agata. Il cosiddetto “caso Bulgari” non è più una vicenda finanziaria: è diventato un terremoto politico e istituzionale che rischia di lasciare segni profondi.

Tutto parte dal tentativo di acquisire il controllo della Banca di San Marino. Fin qui, una partita di potere come se ne vedono nel mondo bancario. Ma quando la Procura ipotizza reati come attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica, attentato contro i poteri pubblici e minaccia all’autorità, la narrazione cambia radicalmente. Non è più finanza. È potenziale destabilizzazione.

Il Tribunale di San Marino mantiene un riserbo totale. Nessun dettaglio ufficiale, nessuna fuga. Questo silenzio, però, ha un effetto collaterale: alimenta le ipotesi. E le ipotesi, in un microStato, corrono più veloci dei comunicati.

Nel frattempo c’è un altro elemento che accende la tensione: l’effrazione alla sede di Faetano della banca. Formalmente non inclusa nell’ampliamento dell’inchiesta. Ma i sigilli restano, e i titolari delle cassette di sicurezza non possono accedere ai propri beni. Coincidenza? Nodo tecnico? O pezzo di un puzzle più grande? Ufficialmente, nessuno collega i punti. Ufficiosamente, tutti lo fanno.

Poi arriva Bruxelles. Una conferenza stampa con presenza di rappresentanti bulgari in cui San Marino viene dipinto – secondo quanto riportato – come un Paese problematico nei rapporti con l’Unione Europea. Il tutto nel giorno della patrona. Tempismo casuale o messaggio politico?

Il movimento Repubblica Futura parla di attacco istituzionale gravissimo e accusa il Governo di immobilismo. Chiede chiarezza soprattutto su un passaggio esplosivo: nel presunto disegno criminoso, secondo un comunicato del dirigente del Tribunale, vi sarebbe il supporto di “personaggi politici”. Bulgari? Sammarinesi? Entrambi? Il punto è cruciale. Perché se fossero sammarinesi, lo scenario interno cambierebbe drasticamente.

Il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari ha dichiarato di essere rimasto sorpreso e fortemente preoccupato dall’ipotesi di un piano criminale organizzato. Ammette che erano evidenti azioni mediatiche orientate a Bruxelles, ma nega di avere notizie ufficiali su Paesi contrari all’Accordo di Associazione UE, nemmeno dalla Bulgaria.

Ed è proprio qui che il caso si trasforma. Perché la vera posta in gioco potrebbe non essere solo una banca. Potrebbe essere il percorso europeo di San Marino. Se una vicenda privata fosse stata usata per esercitare pressione politica internazionale, saremmo davanti a un salto di qualità pericoloso. Se invece si trattasse di una sovrapposizione tra inchiesta giudiziaria e narrativa politica, il rischio sarebbe quello di una crisi amplificata oltre misura.

Intanto restano tre fatti: indagini pesantissime, silenzio della magistratura, scontro politico acceso. E una domanda che nessuno può più ignorare: siamo di fronte a un conflitto finanziario degenerato o a un vero tentativo di condizionare la sovranità del Paese?

Se le accuse trovassero riscontro, non sarebbe più solo il “caso Bulgari”. Sarebbe il momento in cui San Marino ha scoperto di poter essere vulnerabile non solo nei bilanci, ma negli equilibri istituzionali.

E questa non è una partita che si chiude con una delibera bancaria.

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