Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive nell’inchiesta sulla tentata scalata alla Banca di San Marino. Fonti qualificate indicano come altamente probabile che almeno alcuni dei soggetti residenti sul territorio, colpiti dalle recenti misure cautelari personali, vengano convocati a breve per l’interrogatorio di convalida davanti ai magistrati inquirenti. Un passaggio che potrebbe far emergere nuovi dettagli e chiarire la strategia dell’Autorità giudiziaria in una fase che appare tutt’altro che conclusiva.
Ma il fronte interno potrebbe non essere l’unico. Negli ambienti investigativi prende corpo l’ipotesi che l’inchiesta possa presto assumere una dimensione internazionale. I nuovi capi di imputazione – che chiamano in causa direttamente la sicurezza istituzionale della Repubblica, la libertà dei poteri pubblici e l’autorità dello Stato – rendono infatti plausibile il ricorso a rogatorie all’estero, qualora vengano confermati contatti, interessi o manovre sviluppate oltre confine. Un’eventualità che cambierebbe radicalmente la scala dell’indagine.
A confermare la delicatezza del momento è il comunicato firmato dal dirigente del Tribunale, Giovanni Canzio, che mantiene il massimo riserbo sul numero delle persone raggiunte dalle misure cautelari. Un silenzio formale che, però, non attenua il peso delle accuse contestate: non più soltanto reati economico-finanziari, ma ipotesi che toccano il cuore stesso dell’assetto istituzionale sammarinese. Accuse che si sommano a quelle già emerse nelle prime fasi dell’indagine – corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio – che avevano portato a precedenti restrizioni personali e a un articolato sistema di sequestri.
Secondo quanto filtra dagli atti, il quadro investigativo si starebbe ulteriormente arricchendo. Gli inquirenti ritengono che non tutte le condotte illecite siano cessate e che vi siano ancora tentativi in atto per condizionare o deviare il corso dell’indagine. È anche per questo che le misure cautelari vengono descritte come inevitabili: servirebbero a blindare le prove già raccolte e a impedire ulteriori interferenze.
L’elemento forse più inquietante, però, riguarda le nuove evidenze acquisite di recente. Gli investigatori parlano di un disegno parallelo, costruito al di fuori della fisiologica difesa processuale, con l’obiettivo di proiettare all’esterno un’immagine alterata della Repubblica di San Marino. Un’operazione che, sempre secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe mirato anche a rallentare o compromettere il percorso di associazione all’Unione europea, trasformando una vicenda giudiziaria in un fattore di pressione politica.




