Dopo la prima lettura in Consiglio Grande e Generale della proposta di legge sulle nuove misure a sostegno della famiglia, interviene Attiva-Mente San Marino con una presa di posizione articolata sulla figura del caregiver familiare.
“Dopo la discussione in prima lettura in Consiglio della proposta di legge che introduce nuove misure a sostegno della famiglia, riteniamo doveroso ribadire alcune riflessioni circa l’istituzione della figura del caregiver familiare”, si legge nel comunicato.
L’associazione riconosce il valore della figura, sottolineandone il ruolo già esistente. “Riconoscere il caregiver è molto importante. È importante perché esiste già, perché sostiene un carico enorme di cura, spesso in solitudine, senza tutele adeguate, senza riconoscimento e senza strumenti”.
Allo stesso tempo, viene evidenziata la necessità di chiarire il quadro normativo e il modello di riferimento. “Tuttavia, proprio per questo è necessario chiarire come viene introdotto, dentro quale modello, ed evitando semplificazioni fuorvianti”.
Nel comunicato si distingue nettamente tra caregiver familiare e assistente personale. “La natura del caregiver familiare è solidaristica e familiare, appunto, mentre l’Assistente Personale è uno strumento di autodeterminazione”, si legge, con l’avvertimento che “confondere queste due figure significa rischiare che ciò che dovrebbe essere un sostegno alla famiglia diventi un alibi per non sviluppare un vero sistema di Vita Indipendente”.
Attiva-Mente rileva inoltre un’impostazione definita come fortemente familistica. “Nel testo emerge chiaramente un’impostazione fortemente familistica […] che continua a considerare la cura come responsabilità principalmente interna al nucleo familiare”, sottolineando che questo approccio rischia di trasferire sulle famiglie responsabilità che dovrebbero essere sostenute da politiche pubbliche.
Pur riconoscendo alcuni aspetti positivi, tra cui il riconoscimento formale e i contributi previsti, l’associazione segnala diverse criticità operative. “Nella proposta di legge emergono rigidità piuttosto significative: incompatibilità, obblighi, rinunce, soglie, paletti”, elementi che, secondo il comunicato, sollevano dubbi sull’effettiva sostenibilità del modello proposto.
Viene inoltre evidenziata una serie di aspetti ritenuti poco chiari. “Ciò che lascia ulteriori margini di ambiguità interpretativa è l’utilizzo “assistenza continuativa” senza una chiara definizione”, insieme al ruolo attribuito alla CASI e al riferimento all’ICEE, strumenti che, secondo Attiva-Mente, non risultano ancora pienamente definiti.
Particolare attenzione è riservata anche al limite numerico ed economico previsto. “Particolarmente delicata ci sembra poi la scelta di contingentare la misura: massimo cinquanta caregiver all’anno o un milione di euro complessivo”, con la conseguenza che “non siamo di fronte a un diritto pienamente esigibile, ma a una misura limitata”.
Nel comunicato viene poi sottolineata una contraddizione di fondo legata al principio di autodeterminazione. “C’è poi una grande contraddizione di fondo, laddove si afferma il rispetto del principio di autodeterminazione della persona assistita, ben sapendo che lo si sta collocando all’interno di un perimetro esclusivamente familiare”.
Criticata anche l’incompatibilità tra caregiver e assistenza contrattualizzata. “Nei sistemi più avanzati prevalgono modelli misti […], mentre qui sembra emergere una logica alternativa: o l’uno o l’altro”, osserva l’associazione.
Infine, Attiva-Mente richiama l’assenza di un quadro più ampio legato al progetto di vita e alla vita indipendente. “Non si può continuare a parlare di cura senza un chiaro collegamento al Progetto di Vita previsto da un Decreto Legge del 2018 e senza costruire strumenti reali per la Vita Indipendente”.
In conclusione, l’associazione ribadisce la necessità di un intervento equilibrato. “Il caregiver merita riconoscimento, sostegno, tutele e valorizzazione. Ma proprio per questo non deve diventare la risposta principale a un sistema che ancora fatica a costruire alternative”.
Da qui l’auspicio di modifiche nella fase successiva dell’iter. “Auspichiamo che il passaggio in sede redigente consenta di rielaborare queste riflessioni”, con l’obiettivo di rafforzare il provvedimento ed evitare criticità.
Il comunicato si chiude con una riflessione generale sull’impostazione del sistema di welfare. “Una società matura non sceglie tra famiglia e diritti […] sostiene la cura senza trasformarla in destino obbligato e garantisce alle persone la possibilità reale di scegliere come vivere”.




