Carattori (RF): «Altro che colpo di Stato: vogliamo chiarezza su responsabilità politiche e coperture all’investitore»

da | 16 Feb 2026

Enrico Carattori (Rf): Io credo che sia necessario riportare il dibattito su un perimetro di realtà perché oggi abbiamo sentito delle favole e delle storie che sembrano più il frutto di una fiaba per bambini che non la realtà della cronaca. Abbiamo sentito consiglieri di maggioranza e segretari di Stato cadere dal pero e dire che dobbiamo reagire insieme, ma noi vi avevamo dato un avvertimento di natura politica ben prima dell’intervento del tribunale, segnalando che un investitore con ombre poteva creare problemi rispetto al percorso di associazione con l’Unione Europea. Mi chiedo se fosse opportuno mettersi in casa un investitore così forte finanziariamente che avrebbe potuto creare disparità e mettere in difficoltà la Repubblica; voi all’epoca avete risposto che andava tutto bene. Non si può dire che sia colpa dei governi precedenti perché questa operazione nasce a gennaio del 2025 con questa maggioranza e questo governo insediati dopo le elezioni del 2024, quando è arrivata la domanda del gruppo Starcom. Il primo approccio del governo è stato quello di preparare un emendamento lampo nella legge finanziaria o sviluppo per favorire l’investitore, togliendo il vincolo della proprietà delle fondazioni e assecondando le sue richieste in meno di ventiquattro ore. Io chiedo se il Congresso di Stato abbia mai avuto interlocuzioni con queste persone e da chi sia arrivata la richiesta formale di modificare la legge sulle fondazioni bancarie. A settembre del 2025 il presidente dell’Ente Cassa ha scritto ai soci dicendo che votare contro la vendita significava andare contro il CCR, la Banca Centrale e il Congresso di Stato; ciò dimostra che c’era un placet e una copertura politica che nessuno ha mai smentito. Il segretario Gatti ci ha detto di aver votato a favore all’assemblea come cittadino Marco Gatti, come se potesse scindere la personalità privata dal ruolo istituzionale. È stancante rivivere periodicamente questa parabola dove un investitore estero fa una proposta, scattano le manette e si grida al colpo di Stato; c’è ormai poca fantasia nello storytelling. Se davvero ci fosse un colpo di Stato in atto da dieci giorni, come suggerito dal comunicato del tribunale, perché non è cambiato niente e non è stato convocato un Consiglio d’urgenza o allertata l’opposizione?. Io chiedo informazioni serie e non le quattro righe vane del segretario Canti che offendono l’intelligenza dei cittadini: voglio capire se effettivamente c’è in atto un colpo di Stato e qual è la sua gravità e pervasività, visto che il consigliere Berti ha accennato a informazioni supplementari in possesso del governo che noi non abbiamo.

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