Enrico Carattoni (Rf): Prendo spunto da quanto appena detto dal consigliere Zeppa riguardo alla risposta a una nostra interpellanza sul repentino spostamento di alcuni servizi, in particolare il singolare switch tra “La città di Oz” e la tutela minori. Nessuno dice niente sul fatto che il servizio della tutela minori sia senza un vero dirigente da ormai un anno e mezzo, essendo temporaneamente gestito da un facente funzione e da un direttore di dipartimento che ne vicaria il ruolo, senza che il comitato esecutivo prenda alcuna posizione in merito. È folle leggere nella risposta all’interpellanza che “La città di Oz”, che gestisce quotidianamente persone fragili, venga trasferita negli spazi della tutela minori e viceversa, soprattutto ricordando che una decina di anni fa la tutela minori fu spostata ai Tavolucci proprio per essere logisticamente più vicina al tribunale, quasi fosse un organo di polizia giudiziaria. Mi chiedo cosa passi nella testa di chi pensa a queste risposte, e credo che tutto questo faccia il paio col fatto che le decisioni non vengano più prese in quest’aula o nel governo, ma altrove. Guardando alla recente questione iraniana, mi sono fatto l’idea che anche nella nostra Repubblica ci sia ormai una sorta di guida suprema, identificabile in Gian Carlo Venturini, che deve mettere costantemente l’ultima parola su tutto, dalle interpellanze a dove posizionare i servizi. Poi c’è il consiglio dei Pasdaran, i guardiani della rivoluzione, che ha partorito un progetto di legge per una commissione di inchiesta che viene approvata con procedura d’urgenza, ma che assurdamente sarà efficace forse dal gennaio 2027, quando questo governo verosimilmente non ci sarà più visti i chiari di luna. Nel frattempo non si danno risposte alle tematiche emerse con inaudita violenza: abbiamo il segretario Canti che va in commissione giustizia a distribuire chiavette con le filigrane solo a chi decide lui, e il consigliere Berti che accusa i giudici d’appello di aver liberato delle persone senza nemmeno leggere gli atti. Mi sarei aspettato che il Segretario alla Giustizia avesse una postura istituzionale tale da difendere la giurisdizione e imporre il rispetto per tutti i giudici, ma non ha detto nulla, avallando di fatto quelle tesi gravissime. Inoltre, il progetto di legge presentato dalla maggioranza non prevede una commissione di inchiesta paritetica, come invece fu giustamente fatto nel 2019 per Banca CIS, ma rispecchia i numeri dell’attuale maggioranza con un rapporto di cinque a tre e inserisce una serie di incompatibilità barbine, come l’esclusione dei membri del Comitato per il Credito e il Risparmio. La cosa ancora più sublime e inaccettabile è che non si obbligano le persone convocate a dire la verità, ma si stabilisce che consiglieri e segretari di Stato possano essere semplicemente invitati a riferire, dimostrando palesemente che si vuole buttare tutto a mucchio pur di non fare chiarezza. Questa maggioranza ha un’evidente idiosincrasia per le commissioni di inchiesta, come ha già dimostrato con l’enorme scivolone sul caso del pedofilo, quando per evitare l’inchiesta si è inventata dal nulla una commissione tecnico-amministrativa del tutto priva di reali poteri nell’ordinamento. Sulla questione di Banca di San Marino, che è storicamente una faccenda tutta democristiana, avevamo intravisto qualche timido segnale di avvicinamento da parte di alcuni gruppi di maggioranza, salvo poi assistere a una grande retromarcia con questo progetto di legge che, a causa della composizione sbilanciata e dei tempi lunghissimi, non permetterà alla commissione di lavorare serenamente. Mi chiedo perché non si possa utilizzare oggi lo stesso identico metro usato nel 2019 per Banca CIS, applicando il progetto di legge proposto dall’opposizione per indagare prima su come sia arrivato l’investitore bulgaro e poi, a indagini concluse, sull’eventuale piano parallelo o colpo di Stato. La risposta palese a tutte queste domande è che non si vuole fare chiarezza e non si può fare nient’altro semplicemente perché Venturini ha detto che non si può, punto.
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