L’articolo del Fatto Quotidiano riaccende i riflettori sulla crisi della Banca di San Marino e sul destino dei circa 15 milioni di euro versati dalla società estera Starcom, oggi al centro di una disputa giudiziaria. Tuttavia, nel ricostruire la vicenda, il racconto rischia di generare un equivoco sostanziale: quei fondi non sono semplicemente “fermi” per inerzia, incertezza o lentezza del sistema, ma sono sottoposti a vincolo perché la magistratura ha ravvisato un possibile illecito. Questo passaggio non è un dettaglio, ma il cuore della questione.
Il sequestro come atto dovuto, non come anomalia
Il congelamento delle somme non è il frutto di una scelta discrezionale o di una paralisi amministrativa. È una conseguenza diretta di un intervento giudiziario, disposto per verificare la legittimità dell’operazione di acquisizione e l’origine dei fondi. In presenza di sospetti concreti, il sequestro rappresenta uno strumento ordinario di tutela dell’interesse pubblico e del sistema finanziario, non un’anomalia che segnala automaticamente un sistema fuori controllo. Ricordarlo è essenziale per evitare che l’azione della magistratura venga letta come un ostacolo al mercato, anziché come una garanzia di legalità.
Vendita sospesa perché c’è un’indagine, non il contrario
Nel pezzo del Fatto Quotidiano la sospensione della vendita della Bsm e il blocco dei 15 milioni appaiono come elementi di una crisi che si autoalimenta. In realtà, il nesso causale è opposto: l’operazione è ferma perché è oggetto di indagine, e i fondi sono vincolati proprio per consentire accertamenti completi su eventuali profili di irregolarità, anche legati a manovre speculative e a intrecci con asset immobiliari. Non è il sistema che “non decide”, ma la giustizia che sta facendo il suo corso.
Credibilità e riforme passano anche dal rispetto delle regole
È corretto ricordare che San Marino è impegnata in un percorso di riforme e di riallineamento agli standard internazionali, anche in vista del negoziato con l’Unione Europea. Proprio per questo, però, va ribadito un principio semplice: la credibilità di un sistema finanziario non si misura dall’assenza di indagini, ma dalla capacità di affrontarle senza scorciatoie. I 15 milioni non sono il simbolo di un’impasse irrisolta, ma il segno che, davanti a un sospetto illecito, le istituzioni hanno scelto la strada del controllo e della verifica. È un elemento che andrebbe messo al centro del dibattito, non ai margini della narrazione.




