Aurora Semprini, 25 anni, di Riccione, vive a Dubai da un anno e mezzo dove lavora come communication executive per un’agenzia. Racconta ore di tensione e allarmi dopo l’escalation militare nella regione.
“Tutto è iniziato ieri mattina – spiega –. Ero al mare quando abbiamo sentito i primi boati. All’inizio sembrava qualcosa legato ad Abu Dhabi e non abbiamo dato troppo peso alla cosa. Nel pomeriggio, però, la situazione è cambiata: intorno alle 16.30 abbiamo visto l’intercettazione di due missili, uno iraniano e uno israeliano, neutralizzati in aria. Da lì sono partiti rumori continui per ore”.
Grande attenzione ha suscitato la caduta di un frammento di drone su un hotel di lusso. “Si è parlato di attacco diretto a Dubai, ma in realtà era un pezzo di drone intercettato che si è staccato ed è precipitato. La città ha un sistema di sicurezza altissimo e stanno cercando di bloccare tutto quello che arriva”.
Verso mezzanotte è scattato l’allarme sui cellulari. “Ci è arrivato un messaggio di emergenza che invitava a metterci al sicuro. Io abito al 35° piano a Dubai Marina e siamo scesi nel basement, il parcheggio sotterraneo del palazzo. È il punto più sicuro. Siamo rimasti lì per un paio d’ore, poi siamo risaliti. Durante la notte un altro boato forte ci ha fatto scendere di nuovo”.
Anche questa mattina si sono sentite nuove esplosioni legate alle intercettazioni. “Tra ieri e oggi sono stati lanciati centinaia tra missili e droni, ma Dubai è riuscita a intercettarli. Sono caduti solo frammenti in zone molto note, ed è questo che ha fatto scalpore”.
La sensazione, dice Aurora, è duplice: “Non siamo tranquilli al cento per cento, perché non sappiamo cosa succederà. Ma allo stesso tempo viviamo in una città con controlli rigidissimi e un’attenzione altissima alla sicurezza. L’ambasciata italiana ci ha invitato alla prudenza, ma a continuare per quanto possibile la vita quotidiana. Dubai non si ferma. Solo che ora nessuno può far finta che sia tutto normale”.




