Intervento in Comma 12: Progetto di legge “Norme relative alla cittadinanza per naturalizzazione” (presentato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Interni) (II lettura) del Consiglio Grande e Generale
Gian Nicola Berti (AR): Mi ha fatto un po’ sorridere l’intervento del Segretario agli Interni quando ci dice praticamente che una delibera fatta contro legge in realtà non è illegittima. È radicalmente illegittima, è molto illegittima, ma quello che è più grave è che è stata adottata in un contesto dove bisognerebbe essere legittimi per definizione e soprattutto il Segretario agli Interni dovrebbe fungere da notaio di quella che è l’attività esecutiva del Congresso di Stato. Il punto, secondo me, è un attimo più grave. Spiace, lo diceva anche Repubblica Futura, che il profilo e il livello della discussione e del confronto non siano stati assolutamente adeguati all’importanza del tema, perché abbiamo sentito parlare di persone, abbiamo sentito parlare di emozioni, abbiamo ribadito il concetto dei diritti, il concetto della parità delle persone, tutti concetti assolutamente veri, fondati, condivisibili. Attenzione però, c’è un argomento che non è stato trattato quasi da nessuno, se non da noi, che è quello che è l’interesse dello Stato, il concetto di sovranità e il rapporto Stato-cittadino. Forse su questo l’Aula si sarebbe dovuta confrontare un attimo di più. A livello della superficialità della politica odierna siamo arrivati a un punto tale per cui, benché si sia all’interno delle istituzioni, benché si rappresenti un’istituzione, guardiamo ai nostri interessi personali ma non guardiamo mai all’interesse dell’istituzione che in questo momento stiamo rappresentando. È un impegno di custodia, è un impegno che deve farci rendere conto che la cittadinanza non è un gioco, la cittadinanza non è un insieme di passaporti, la cittadinanza non è solo un insieme di diritti, ma è uno status cui corrispondono doveri. In una realtà piccola come la nostra, l’intervento del consigliere Ciavatta per certi aspetti era largamente condivisibile, ma non è condivisibile quando mi parla del fatto che il nostro Paese, attraverso questa legge, si apre al mondo. Forse il problema è l’esatto contrario: è il mondo che sta continuando e finendo di invadere questo Paese. E non sarebbe un problema se fosse solo un insieme di cittadinanze. Il problema è un altro ed è molto semplicemente legato al fatto che con questo provvedimento di legge chi lo voterà a favore, a mio avviso, avvierà un percorso di allargamento della provincia di Rimini, e credo di aver detto tutto, perché è piuttosto evidente nei numeri e nella direzione in cui stiamo andando. Non c’è nessuno che intende difendere questo Stato, questa cittadinanza, ma soprattutto non c’è nessuno che intende valorizzare l’essenza della cittadinanza sammarinese. Spiace, perché forse il percorso di associazione europea dovrebbe essere proprio un percorso in cui cerchiamo di far valere ancora di più, all’interno dell’Unione Europea, la nostra cittadinanza e la possibilità di far rispettare i diritti dei sammarinesi che in tanti momenti sono stati costretti ad avere una cittadinanza alternativa proprio per le limitazioni subite per tanto tempo. Forse il percorso di associazione è un modo per superare questo problema, ma evidentemente non abbiamo colto questa opportunità ed è un peccato. L’altro aspetto che mi preme introdurre è un discorso di carattere istituzionale, legato alla Commissione per le riforme istituzionali. Se non sbaglio, in quella legge c’è scritto che la cittadinanza è un tema istituzionale ed è materia di competenza di quella Commissione. C’è sempre questo riflesso tipicamente sammarinese di fare le leggi e poi avere difficoltà nell’attuazione. Forse se avessimo affrontato questa tematica ricorrendo anche all’importanza di consulenti e di approfondimenti fatti in quella sede, molto probabilmente il risultato sarebbe stato diverso e ci saremmo resi conto che l’interesse di San Marino in questo momento forse non è quello di consentire di acquisire la cittadinanza sammarinese senza rinunciare a quella d’origine, ma di scrivere un’intera legge sulla cittadinanza, di emanare nuove regole sulla residenza e di essere forse più coerenti rispetto alle logiche di altri Paesi europei. E non ho parlato volutamente di quei piccoli Paesi che, a differenza di noi, si tengono stretta la loro identità e la loro cittadinanza, nella consapevolezza che per sopravvivere bisogna essere anche un po’ egoisti.




